Peppe e Giuseppe (che non vuol essere chiamato Peppe)

falc comizio

di Alessandro Russo –

Mentre Giuseppe Falcomatà festeggia in Piazza Duomo – allentando un po’ l’attesa per la nomina della nuova giunta comunale di Reggio Calabria – Peppe Scopelliti annuncia che vuole rifondare il centrodestra, con chicistacistà: Lega, Fratelli d’Italia, destra varia. Non certo il Nuovo centro destra, che dopo lo sgambetto dei fratelli Gentile e il distanziamento di Alfano, ma anche di D’Ascola e Bilardi, è ormai territorio nemico.

Giuseppe Falcomatà ringrazia i suoi elettori (ph. Nicola Lorenzo Leonardi)
Falcomatà ringrazia gli elettori (ph. N.L. Leonardi)

Gioventù di successo, ex gioventù di gloria. Giuseppe, il neo sindaco che non vuole essere chiamato Peppe (per non confondersi con “altri”, ha dichiarato a PolitiCALtour). Peppe, il neo ex-tutto che non vuol esser più chiamato Dj perché quel “modello Reggio” resta nel suo cuore ma è stato spazzato via dalle sentenze e dal voto popolare. Giuseppe dal cognome evocativo (quello del papà Italo Falcomatà) e che ora vogliono tutti, soprattutto perché vogliono qualcosa da lui: un posto in Giunta, una poltrona nel sottobosco amministrativo o, semplicemente, che governi bene quella città che – in un orgasmo di visione (e forse di pennacchio) – l’altro Peppe, quando era lui il sindaco, ha contribuito in modo determinante a far dichiarare città metropolitana.

Giuseppe Falcomatà e Peppe Scopelliti
Giuseppe Falcomatà e Peppe Scopelliti

Mentre forse si rode le mani dopo il reintegro di De Magistris a sindaco di Napoli – pure lui condannato ma per ora graziato dal Tar – Peppe guarda al passato e spera in un futuro. Un passato, quello di Peppe, da enfant prodige, esattamente come il trentunenne Giuseppe, ma senza il di lui pedigree. Nel 1992, a 26 anni, viene eletto consigliere comunale nel Msi, nel 1993 segretario del Fronte della Gioventù scelto e imposto da Gianfranco Fini. Nel 1995 viene eletto presidente del consiglio regionale, a 29 anni; la legislatura successiva fa l’assessore al lavoro. Nel 2002 diventa sindaco di Reggio Calabria e nel 2010 presidente della Regione Calabria. Arrivano i fasti del modello Reggio, ma poi arriva anche il conto. Salato: il Comune retto dal suo delfino viene sciolto per mafia, lui viene condannato a 6 anni per il caso Fallara e resta sotto mannaia della legge Severino. Decadenza da governatore, ma Peppe non ama le vite sospese: si dimette, senza aspettare che qualche tribunale metta in dubbio la retroattività di quella legge. Cosa che non fa De Magistris, che viene reintegrato.

«A 47 anni mi hanno distrutto l’esistenza, una vita fatta di impegno, militanza e passione dedicata alla politica e alla gente», ha dichiarato Peppe qualche giorno fa. «Io mi sono dimesso per una questione di principio e lo rifarei perché sono un uomo di destra». (Nondum matura est?). «Io ho subito un’ingiustizia e da uomo delle istituzioni mi sono sentito in dovere di dimettermi. Ho compiuto questa scelta per effetto della sentenza, non della Severino: lo avrei fatto anche se quella legge non fosse mai esistita. In una terra come la Calabria le istituzioni vanno legittimate. Io sono stato delegittimato, ma non per questo ho delegittimato le istituzioni».

Peppe forse non lo sa che la sua muscolatura culturale di destra ora deve cedere il passo a un concetto di sinistra: resistenza. Perché non vuole dire oggi quel che Publio Cornelio Scipione disse nel 180 a.C.: Ingrata patria, non avrai le mie ossa. Vuole restare in piedi e rinascere.

Giuseppe Falcomatà ringrazia i suoi elettori (ph. Nicola Lorenzo Leonardi)
Falcomatà ringrazia i suoi elettori (ph. Leonardi)

Peppe aveva qualche anno in più di Giuseppe quando fu eletto primo cittadino, alle votazioni seguite alla morte per leucemia del padre di quest’ultimo, il sindaco della primavera di Reggio: chissà cosa avrà pensato, tra una litigata con gli ex amici del Ncd e una virata verso gli ex-di nuovo amici di Forza Italia. Magari che la vita è strana, che davvero le coincidenze sono le cicatrici del destino come scrive Zafon. Che la vita ti può dare tutto e tutto ti può togliere in un attimo.

Certo Peppe (Scopelliti) vorrebbe avere ora i problemi di Giuseppe (Falcomatà), che non sa come far quadrare le quote riservate dalla legge per gli esterni alle quote rosa. Mentre lui (Peppe) è alle prese con processi da affrontare, ipoteche e richieste di risarcimento da centinaia di migliaia di euro. Per non parlare del futuro, quello che leggi negli occhi di quelli che ieri idolatravano lui, ora idolatrano quell’altro. Che accarezzavano lui e ora accarezzano quell’altro. Che hanno preso tanto e spesso hanno preso di più, e che ora fuggono, lontano. Lontano, ma solo da lui: perché lui lo sa che molti dei suoi ex sono a Piazza Duomo, sotto le bandiere dei nuovi vincitori. D’altra parte, è così facile dimenticare che Giuseppe non vuol essere chiamato Peppe.

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