Per scolpire il pensiero legale bisogna eliminare paura, indifferenza e rassegnazione

da Rosaria Iazzetta – 

Qui, in Calabria. Dove la storia letteraria e filosofica non è stata un’arma sufficiente, a raggiungere standard di libertà elevati, la lotta contro la criminalità organizzata, diventa uno strumento necessario per il raggiungimento, di quella mancata crescita sociale. Senza quest’ultima, il benessere culturale e tutte le sue dirette conseguenze, non hanno abbastanza forza per quel radicale cambiamento, e lasciano alle “intemperie” tutte le profonde realtà che per spessore e intelligenza soffocano o si arrovellano altrove e non più in Calabria. Alcuni dei protagonisti della lotta, indipendentemente dalla quantità di danno che arrecano all’antistato, o/e fluttuano nella leggerezza dello stato, in termini di mancata giustizia sociale, sono invitati a confrontarsi nella piattaforma culturale, ideata, dalla Scuola di Scultura dell’Accademia di Belle Arti di Catanzaro. Costruire forme, vuol dire anche e soprattutto preoccuparsi dei contenuti, derivanti da verità e libertà, senza dimenticare le categorie a “rischio”, quelle che in alcuni concetti d’interesse economico, sono definiti deboli e invece sono sensibili, o fragili, e sono invece, diversi per creatività.

Scolpire il pensiero LegaleTra i lottatori invitati una donna samurai giapponese c’è, e non si chiama Tomoe Gozen, ma Paola Bottero. I suoi scritti sono la volontà di uomini e donne che hanno iniziato a seguire la rivolta dallo spioncino della porta, utilizzando le sue braccia, le sue “armi” e la sua indignazione. Ora, gettate le pantofole ammuffite dal tragitto poltrona-rassegnazione, indossano con lei tacchi e stivali, per alzare in cielo meglio la voce e calpestare con più forza il fango generato dall’indifferenza. L’ultimo suo testo, “Carta vetrata”, asporta violentemente le necrosi esibizioniste, dell’avere più che l’essere, pulendo per bene gli angoli più insidiosi dell’etica e del fare notizie a tutti i costi, nelle circostanze sempre più attuali, in cui i reali costi rimangono il degrado sociale e la disinformazione. Mario Congiusta, “capo-gladiatore” di Siderno, nonché Presidente dell’Associazione “Gianluca Congiusta Onlus”, non si limita a stipare dolore come trofeo di un premio mai raggiunto, ossia la giustizia sociale, ma trasforma la sua esistenza in quello che definiamo “determinazione ad oltranza”, verso un diritto negato, quello di essere padre e di assegnare gli ingiusti, alla giustizia; ma poiché la sua capacità di sedimentare il bene, di sviluppare sistema sano e di incrementare l’etica, sono già rivoluzione sociale, che precede o ne diventa parte della rivoluzione culturale, è inevitabile considerarlo, il perno civile, per il radicale cambiamento in Calabria. Gaetano Saffioti, simbolo della volontà calabrese, non rinnega il diritto di essere calabrese. Condizione che non ripone a favore “dell’antistato”, ma che comunque non lascia presagire nessuna reale protezione, se non quella dell’anima, messa al sicuro dal senso civico e dell’etica; per questo, indistruttibile. Coprotagonista nel testo “Calabria Ribelle” di Giuseppe Trimarchi, narra per inciso la sua storia e la sua determinazione nei confronti di quelli che di creativo, hanno avuto solo i metodi vigliacchi nell’affermare soprusi e ingiustizie. E poi Alessandro Russo, giornalista e scrittore per “devozione” al territorio; vive come se quella terra, fosse un suo prolungamento, dall’estremità del suo corpo, dove l’acqua che nutre quel terreno, se riconosciuta proveniente dai poteri criminali, attiva capacità d’indignazione in tutti quei canali di scolo circostanti, per riportare luce al pensiero sano, insidiato dal male. Con il testo “Marchiati” ci illumina su tutte quelle modalità mediatiche che hanno degenerato l’idea della Calabria e dei calabresi, annichilendo il tutto da ogni futura prospettiva di essere svincolati dal pensiero criminale, delimitando, i sani a virtù tipiche mafiose e inebriando i poteri malati ad uno status egemone che non risparmia nessuno, fino al punto, che per dimostrarlo, si utilizzano anche strumenti celati o inchieste fittizie.

È quindi indispensabile, come si usa fare nella lavorazione di un blocco di granito, asportare la massa di materia che non serve, e scolpire quindi, metaforicamente, il pensiero legale, in modo che pezzo dopo pezzo, viene tolta la paura, l’indifferenza e la rassegnazione, per lasciare emergere nella nuova forma, lo straordinario seme della legalità, inebriato di volontà e di desiderio, nel condividere una Calabria migliore, fatta di amore e libertà.