Leggere, scrivere e ancora leggere. Beltempo parte da Reggio Calabria

di Paola Bottero – 

Leggere. E scrivere. Che altri si vantino delle pagine che hanno scritto; io sono orgoglioso di quelle che ho letto, scriveva Borges, evidentemente in una pausa tra lettura e lettura. L’ho fatto mio da subito, questo orgoglio. E continuo ad aumentarne la portata.
Il fatto è che ultimamente mi capita di rimandare lo scrivere a favore del leggere. E di rimando in rimando mi passano di sotto i fondamentali. Ad esempio. Sono ormai passate tre settimane dalla fine del TropeaFestival Leggere&Scrivere. Avrei voluto sedermi qui, alla mia propaggine formato tastiera, per raccontare almeno qualcosa del tantissimo che mi è rimasto dentro. E invece no. Al monitor ho preferito la carta.

S4 RcMa ieri sera, un po’ scomoda – nel senso di non perfettamente a mio agio, date le distanze prese da tempo con la rappresentazione statica della politica – nello scranno consiliare della Provincia di Reggio Calabria, mi è ritornato tutto su, in una nemesi letteraria alla ricerca del tempo perduto. Il leggere. Lo scrivere. Palazzo Gagliardi. Le serate trascorse, lunghe e brevissime, a discutere di cultura con amici che sono anche grandi scrittori. Le colazioni divise con intellettuali arguti, dai modi semplici e familiari. Le giornate ad inseguire il cartellone messo su con grande maestria. La mancanza condivisa di sonno e di voce. Maria incastrata accaventiquattro al suo posto di lavoro, a scaldare una settimana vibonese fredda, ma solo atmosfericamente. Accanto a lei Rosanna, Giusy, Anna, Cristiano: sempre presenti, sempre sorridenti, sempre disponibili. L’edizione bonsai, prima parte. Gli scatti di Nazzareno Suriano, che ricompaiono quando meno te l’aspetti, a rinnovare le emozioni. Matteo, Enzo e le splendide camerawomen (esisterà, il termine?) a rendere tecnicamente ineccepibile ogni luce ed ogni suono dell’intera settimana. Saverio, Emilio, Andrea, Gabriele, i due Peppe, Giorgio, le loro auto, la loro disponibilità, le serate – e le sigarette, ahimè – divise. Vittorio perennemente diviso tra interviste musicali, comunicati stampa, pranzi, cene, sorrisi. Maria Teresa nel ruolo della cattiva, che però non le si addice più di tanto: alla fine, se il TropeaFestival Leggere&Scrivere è andato così bene, buona parte del merito è suo. Da dividere, ça va sans dire, con il vero dominus vibonens: Gilberto Floriani.

S4 rc2La memoria involontaria, che credo avesse lo stesso sapore della petite madeleine di Proust, è nata con le parole di Vito Teti. Padrino eccellente del battesimo di Beltempo, il nuovo romanzo di Saverio Pazzano appena uscito nella collana STORIE di sabbiarossaED, Teti ha iniziato proprio così. Ricordando il nostro incontro vibonese, proprio al termine dell’antemprima ospitata a Palazzo Gagliardi. Plaudendo al nostro percorso di editori, spiegando quanto sia importante questa resistenza culturale che parte dalla punta dello Stretto. Il coraggio di scegliere, che ha declinato su Beltempo e su sabbiarossa, il bisogno di non smarrire i fili del nostro percorso, la necessità di rincorrere e ritrovare la memoria. Un romanzo del νόστος, nòstos, che è tornare, ma anche andare. E il rifiuto di tutto ciò che oggi si attribuisce al termine identità: una parola che unisce ciò che non è unificabile, fatta di mescolanze e commistioni. Una parola che è anche tradimento.

S4 rc 1La madrina, Laura Cirella, non è stata da meno. Ascoltare il suo racconto di Beltempo, romanzo di terra, romanzo del Sud, ha significato amarlo. Amarlo ancora, ancora di più. Se con la voce di Lorenzo Praticò, egregio lettore-interprete di alcuni brani, meglio ancora. Un abbraccio continuo, quello di ieri sera, un abbraccio caldo di oltre duecento persone (che colpo d’occhio incredibile: eravate tanti, tantissimi, tutti attenti, tutti con lo stesso orizzonte davanti agli occhi – quello di Calvino, che tiene d’occhio il passato, ciò che lasciamo indietro, controllando lo specchietto retrovisore, come ottimamente citato da Saverio?). Un abbraccio diventato materico alla fine, tra grazie e sorrisi. Con la certezza che l’orgoglio di Borges è ancora vivo, e continua a vivere. Con la certezza che leggere, continuare a farlo, non smettere mai, significa non solo profondamente pensare, per citare Alfieri, non solo sognare per mano altrui, per citare Pessoa, ma dilatare il tempo per vivere. E dargli un senso, se mi è consentito aggiungere qualcosa a Pennac.

Leggere significa affrontare qualcosa che sta proprio cominciando ad esistere, scriveva Calvino (Se una notte d’inverno un viaggiatore). E in questa ultima parte dell’anno tante, tantissime cose stanno cominciando ad esistere. L’orgoglio borgesiano non ha mai fine.