Metti una sera a cena con D’Alema: la rottamazione non abita a Reggio

di Alessandro Russo

Reggio Calabria è davvero un’oasi per Massimo D’Alema, rottamato senza tanti complimenti da Matteo Renzi, trascurato da stampa e tv ma mai domo o arrendevole. A scanso di chi dice che baffino ormai faccia perdere voti ogni volta che appare, in Calabria (e a Reggio in particolare) se lo coccolano e lo espongono come nel periodo d’oro in cui dettava legge nella sinistra e in Italia. Dopo l’iniziativa elettorale nell’auditorium Calipari del consiglio regionale (auditorium sufficientemente pieno, ma non totalmente pieno) con il segretario provinciale candidato alle regionali Seby Romeo, il consigliere regionale uscente Nino De Gaetano, e il candidato alla presidenza della Regione Mario Oliverio, in serata è arrivata l’ora di andare a cenare, come ai vecchi tempi. Anzi, come ai nuovi tempi visto che le foto della cena reggina sono rimbalzate su Facebook e su Twitter.

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la cena con D’Alema a Reggio Calabria: accanto a lui Seby Romeo ed Enza Bruno Bossio

Tra i presenti, oltre ai relatori dell’incontro elettorale, due presenze storiche anche loro a prova di rottamazione: Nicola Adamo ed Enza Bruno Bossio, che a Cosenza, con Oliverio, “sono” il Pd. Da segnalare lo sforzo di Nino De Gaetano – escluso dalle liste in malo modo, senza complimenti e senza giustificazioni – per restare a galla nel partito e non essere rottamato definitivamente dagli antirottamatori, in una sorta di legge del contrappasso applicata solo a lui.

un'altra immagine della cena reggina con Massimo D'Alema
un’altra immagine della cena reggina con Massimo D’Alema

Si dice che Oliverio non voglia proprio saperne nulla di maggioranza o minoranza interna al partito, di renziani o dalemian-cuperlian-fassinian-bersaniani. Mario è certo di vincere e non vuole certo inimicarsi l’inquilino di Palazzo Chigi. Anche gli altri paiono impegnati nella politica del piede in due scarpe con disinvoltura. Ma D’Alema non se la prende, vuole la riscossa e attende che il malcontento si ritorca contro Renzi per rimettersi in corsa. Pare che la minoranza Pd voglia mettere le mani sull’Unità e sulla rinascita del giornale che fu di Antonio Gramsci, secondo lo schema della vecchia guardia che trasformava il controllo di un giornale (o dei giornali) in egemonia politica o quantomeno in forza d’indirizzo su determinate scelte.

D’Alema sa che in Calabria ha tanti amici, che la rottamazione la vivono come un’usurpazione, che il rinnovamento lo vogliono sì, ma graduale, che non rompa gli equilibri antichi di partito (e anche, come direbbe Sgarbi, i c…). E che, soprattutto, non pensano che portarlo in giro e farsi vedere con lui tolga voti. Magari hanno ragione e la gente non aspetta altro che Massimo risorga e guidi il popolo nella terra promessa. Tra una portata e l’altra.

Ps: Attorniato com’è da gente che vuole salire sul carro del vincitore, Mario Oliverio ha dato buca a una serie di appuntamenti con associazioni di categoria, associazioni antimafia e altro (per non parlare dei rapporti con i giornalisti e i media). Ovviamente la cosa non è stata presa bene, perché un probabile futuro governatore deve avere rispetto degli impegni assunti, anche se chi è addetto ai lavori sa che probabilmente le pecche sono solo di natura organizzativa, dettate dalla voglia di dire sì a tutti e dall’ovvia impossibilità di mantenere in piedi tutti gli appuntamenti. Ma Oliverio sa che i buchi organizzativi rischiano di trasmettere un’idea di arroganza: prenda le adeguate contromisure.