Calabresi cercasi. Per il voto? No: per le traduzioni delle intercettazioni elvetiche

di Gabriel J. Greco – 

Oggi laggiù, in fondo all’Europa e all’Italia, i miei concittadini sono chiamati alle urne. Si vota a Reggio (Calabria) e si vota a Reggio (Emilia). Si è confuso persino Luca Lotti, il trentaduenne sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, con delega al Cipe (la riserva aurea del rilancio del Mezzogiorno, quella che decide quando e quanto elargire per porre una parola fine a cantieri aperti come, per esempio, l’A3, o per aprirne di nuovi come, per esempio, quello del ponte sullo Stretto). Scrivono le cronache cittadine che, arrivato sullo Stretto per il sostegno del presidente Oliverio – perché sì, è talmente scontata la sua vittoria odierna da sgonfiare ogni attesa a urne aperte –, abbia dovuto correggersi per almeno due volte. Ma è comprensibile: Empoli non è Eboli, e dunque per familiarità dopo Reggio scatta in automatico Emilia. Quella là, ricordate? Tra la via Emilia e il West.

Per farla breve, che nella mitteleuropa sta uscendo un pallidissimo raggio di sole e certo non me lo voglio perdere, mi sono svegliato con questa curiosità domenicale andando a cercare i commenti dell’ultimora sulle votazioni in corso. Ho deciso di non scendere perché esercitare o non esercitare il diritto di voto, nel mio Belpaese, è diventato totalmente aleatorio: per questo ci ho rinunciato da tempo. Ma non è questo il punto.

Cosa trovo navigando nella grande rete alla ricerca della parola Calabria? Eccalallà: “Traduttori dal calabrese cercasi”.
L’articolo è di Franco Zantotelli, e spiega come la Svizzera abbia capito di essere un Paese particolarmente appetito dalla ‘ndrangheta – ce ne ha messo di tempo: ricordo che da almeno vent’anni magistrati come Gratteri continuano a urlarlo, anche in Svizzera e in Germania, spiegando cose per noi banali come che i locali e le locali non sono la stessa cosa.

svizzeraNon ha perso altro tempo, la Svizzera: l’intellligence con la croce greca su sfondo rosso ha iniziato l’attività di infiltrazione delle cosche. Ma, mannaja a iddi, chisti parlano in calabrese, tra loro: neppure i poliziotti di origine italiana sono in grado di  comprendere. Come ben sappiamo leggendo sbobinature in Emilia di intercettazioni fatte in Calabria (a proposito di corsi e di ricorsi) e comprendendo che nulla è stato compreso.
Loro, gli elvetici, vanno subito al cuore del problema. Facile facile, il reclutamento di personale adeguato, comparso in alcune facoltà di lettere: “Cerchiamo qualcuno con competenze linguistiche in questo ambito o che sia d’origine calabrese”. Ma non basta la conoscenza del calabrese: ci vogliono anche competenze informatiche, senso di responsabilità e di confidenzialità. Ci mancherebbe.
I candidati che supereranno l’esame di sicurezza diventeranno dipendenti dello Stato, a 75 franchi l’ora – 60 euro circa. E dunque. Niente male. Da quello che mi dicono alcuni amici dei cantoni ci sarà un bel po’ da lavorare d’ora in poi. Io fossi in voi ci farei un pensierino: in Svizzera, alla fine, non si vive così male. Dicono.