Io, giovane e “romantica” Sentinella

da Paola Tripodi * 

Gentile redazione, in riferimento all’intervento di Anna Rita Leonardi (pubblicato dal vostro giornale in data 27, novembre 2014) vorrei esprimere le mie considerazioni in merito.

Senza tirare necessariamente in ballo ideologie, moralismi, tendenze religiose ma parlando semplicemente con una mano sul cuore di donna poco più che ventenne quale sono, mi appresto a scrivere queste righe.
Innanzitutto se di brividi vogliamo iniziare a parlare, leggere di “leggi di civiltà quali quella sull’aborto” mi rattrista parecchio.  E sa, la cosa che mi ha rattristato di più, è stato leggere certe espressioni proprio da parte sua,  donna di sinistra.  Per tanto tempo si è discusso in Europa di aborto come “diritto umano fondamentale”. Mi creda, mi sfugge totalmente cosa  ci sia da esultare in tale pseudo conquista della modernità. Ha mai parlato con una donna che ha abortito? Sa a me non  è mai capitato di incontrare donne che a seguito di quell’atto DISPERATO, si siano poi sentite sollevate e serene. Conosco invece, donne che ricordano quell’atto con angoscia e dolore lancinante. Conosco donne che hanno fatto fatica a guardarsi nuovamente allo specchio. Conosco donne che hanno trascorso parecchi inverni a ricercarsi dentro, pentite, un sorriso per andare avanti.
E poi ci sono le Mamme, (non solo semplicemente donne ma Mamme!) che hanno cresciuto e nutrito i figli tra difficoltà ed amore; in esse, è tangibile risplende solo la gioia piena di aver donato la Vita e la morte.

Sentinelle in piedi a Reggio Calabria
Sentinelle in piedi a Reggio Calabria

Pochi giorni fa ho partecipato ad un convegno di Mario Adinolfi (come lei saprà, è stato tra i membri fondatori del PD). Le riporto a tal proposito una sua frase che credo le interessi “Chi è di sinistra, sta con il più debole e il più debole è sempre un bimbo che grida silenzioso, nel momento in cui sorge il dolore del dubbio: voglio la mamma. Non è un grido che può rimanere inascoltato”. Lo grido a gran voce insieme a lui: VOGLIO LA MAMMA CHE ACCOGLIE. La mamma ricca di Amore e vita. La madre che diventa carne viva e ponte d’amore.
Sa, è con fierezza che durante le Veglie delle Sentinelle in Piedi, leggo i testi della Miriano che lei tanto critica (a proposito, li ha mai letti?) leggo il testo di Adinolfi, oppure la storia ricca di dolore e pace di Chiara Corbella Petrillo (se non la conosce, le consiglio amichevolmente di ricercare qualche sua intervista).
Sa, le accuse di bigottismo, di moralismo, sono all’ordine del giorno perché la varietà dei miei coetanei (e non solo) si reputa progressista, ma in una maniera a mio parere tetra ed opposta all’esaltazione della vita. Un progressismo illusorio e strano che non dona alcuno sguardo al debole.  Cara signora Leonardi, la vita umana si rispetta sempre. Ognuno di noi prima di essere un uomo o una donna è stato un misero ed indifeso embrione, la nostra storia comincia nel concepimento quando l’amore di un uomo e di una donna, insieme, si fa vita.

Vogliamo parlare della “tratta” degli esseri umani che noi sentinelle contestiamo?! Bene, anche solo pensare all’utero in affitto, da donna,  mi fa provare pena, tristezza, angoscia e vergogna. Parlare di merce di bambini, è quello che mi rimanda con orrore indietro, verso quello che speravo restasse solo tra pagine ingiallite di libri di storia.
Come può, lei donna di sinistra, non offendersi sapendo che in alcune parti del mondo –come in India- esistono centinaia di donne  umiliate nella loro parte più intima e trasformate in incubatrici umane? È un contesto valido, questo scempio, all’interno della modernità che tanto decantiamo?! È un diritto prendere atto che migliaia di bambini non conosceranno mai il grembo che li ha nutriti per nove mesi perché i contratti stipulati vietano espressamente i contatti tra i neonati e le donne che hanno loro dato la vita? Perché mai dovremmo considerare ancora la maternità uno stato sacrale se PERFINO essa, può diventare  oggetto di mercato?! Regrediamo! Torniamo a percepire il corpo femminile un nulla, come già lo è stato nei tempi più bui del passato. Cosa se non questo, è uno schiaffo al progresso?
Le cito un motto che le risulterà familiare: “se non ora, quando?” Quando alzeremo la testa per rivendicare che una donna non è un genitore 1 ma una mamma? La Costanza Miriano che lei tanto critica, ha costruito un modello femminile molto amorevole, lontano dagli stereotipi della modernità. Quella modernità che ci vorrebbe indurre a vedere la donna come una macchina generatrice di vite da vendere, tra le sue pagine, viene riportata a tutta la sua sensibilità femminile.
Si parla poi tanto di “famiglie”. Mi chiedo cosa possa  voler dire FAMIGLIE,  o MATRIMONIO OMOSESSUALE se la stessa etimologia della parola matrimonio,  deriva dal latino matrimonium, unione di due parole latine, mater, madre, genitrice e munus, compito, dovere. “Rendere madre”. Si rende conto come non ha senso attribuire tale condizione a situazioni che sono distanti dall’essere, in atto, quello che la parola descrive?

Riporto un suo passo che mi ha parecchio colpito “Da bambini ci insegnano cosa sono i diritti ed i doveri, ci insegnano che siamo tutti uguali e che tutti dobbiamo essere tutelati. Se tutelo un diritto non ne distruggo un altro.”  Ottimo. Ma diritto di chi? Dell’egoistica coppia omosessuale che pretende di avere un bambino, privando così a quest’ultimo del diritto di avere una mamma ed un papà? Libertà dello stato disumano che vuol creare una cultura della morte, ritenendo moralmente corretto arrivare ad uccidere, anziché assistere? (eutanasia infantile, in Olanda).
Mi dispiace, ma mi discosto da tutto ciò ed è con fierezza che tengo quel libro in mano e sto in piedi, in silenzio. È con fierezza che da educatrice, non mi abbasserò ad insegnare ai miei bimbi la masturbazione (come vorrebbe l’OMS nei suoi standard europei per l’educazione sessuale improntata sulle farneticazioni dell’ideologia gender e l’UNAR ) togliendo del tempo al trasmettere, invece, l’importanza dell’accoglienza e la delicatezza del diverso, del povero, del disabile, dello straniero venuto da lontano senza scarpe o dell’omosessuale che ricerca un amore totale, come me, come lei, come qualunque essere umano dotato di intelletto e respiro. Qui non si tratta di negare diritti. Si tratta solo di dire dei “no, mi dispiace ma mi discosto da questo”. Sono omofoba se penso che una coppia gay, possa vivere serenamente insieme senza comprare un bimbo programmando, spesso, i suoi caratteri fisici come se si ordinasse una pizza?!
Sa, noi sentinelle non siamo ignoranti e neppure razziste, come lei ci definisce (sulla base di cosa poi? Perché non scende in piazza a conoscerci?)  Avevo iniziato tale scritto definendomi romantica, sa perché? se mai un giorno diventerò mamma, vorrei che i miei figli conoscessero un mondo dove prevalga l’Amore, in senso puro e perfetto. Un mondo dove il grembo “culla dell’umanità” non venga strumentalizzato a favore di una “creazione” meramente illusoria che mercifica e non nobilita affatto l’essere umano.

* dottoressa in scienze dell’educazione e della formazione