Consiglio regionale: rinvio per rinvio, perché non convocate la prima seduta dopo Carnevale?

di Alessandro Russo — 

Bentornata vecchia politica. Anzi, buongiorno, visto che dalla Calabria non te ne sei andata mai. Dire che sono rimasto spiazzato dal rinvio della prima seduta del consiglio regionale dal 29 dicembre al 7 gennaio forse è sbagliato, ma sono rimasto sorpreso, questo sì. Francamente mi aspettavo qualcosa di meno grottesco dell’influenza di un consigliere regionale dell’opposizione per trovare la scusa di rinviare tutto al prossimo anno e risolvere così, in un botto, il problema dei problemi: cioè che né maggioranza né opposizione hanno trovato l’accordo su chi piazzare nelle poltrone di presidente del consiglio regionale e, via via, in quelle dei vicepresidenti e dei segretari questori. Per non parlare, ovviamente, della composizione della giunta regionale che Mario Oliverio vorrebbe nominare solo dopo la riforma dello Statuto e la cassazione della figura del consigliere supplente (insomma, nell’esecutivo solo esterni: chi fa l’assessore non può restare con il paracadute da consigliere).

L'incontro tra gli eletti di Forza Italia alla Regione (con loro anche Wanda Ferro e Jole Santelli) con Silvio Berlusconi
L’incontro tra gli eletti di Forza Italia alla Regione (con loro anche Wanda Ferro e Jole Santelli) con Silvio Berlusconi

Sono rimasto sorpreso, eppure mi ero preparato a ritrovare nella nuova assise regionale la massima diffusione di quella che Antonio Gramsci chiamava “boria di partito”; una boria che in Calabria fa sì che le attese delle persone si possano addormentare aspettando un accordo o un inciucio, cullati dalla favola dei primi cento giorni, del mettersi subito al lavoro, del dare subito risposte e segnali ai cittadini. In fondo tutti sanno che il decisionismo renziano – con i suoi tanti difetti e i suoi pregi – si è fermato a Eboli e che qui del nuovo corso va bene solo l’annuncismo.

Non so se Ennio Morrone, ex capogruppo di Forza Italia, abbia chiesto il rinvio della seduta per la fastidiosa influenza che l’ha colpito – parlando anche a nome dei colleghi di partito che nel periodo delle festività si trovano fuori Calabria – credendo davvero che si trattasse di una richiesta normale. Non so neanche se l’ex presidente del consiglio regionale, Francesco Talarico, al quale spetta il compito di convocare la riunione, l’abbia recepita anche lui come una cosa normale. E infine non so neanche se il presidente della Regione Mario Oliverio, contattato telefonicamente da Talarico, abbia dato il suo assenso perché ritiene che rinviare la prima seduta della massima assemblea elettiva di una Regione che – da troppo tempo ormai – attende di risolvere gravi problemi, sia una questione di normale cortesia istituzionale nei confronti dell’opposizione.

Mario Oliverio

So, invece, che una cosa del genere non si era mai vista nelle istituzioni, che certo non si fermano se un componente ha l’influenza. So che la maggioranza dei calabresi (il 56 per cento, per l’esattezza) non è andata a votare per una disaffezione verso la politica che questo tipo di atteggiamento rischia di aumentare ulteriormente. So che dopo il rinvio per influenza e presunte indisponibilità, sei colleghi di partito e di coalizione di Morrone (Tallini, Orsomarso, Salerno, Graziano, Mangialavori e Cannizzaro) hanno smentito di aver sostenuto la richiesta di rinvio della seduta del consiglio regionale e, quindi, l’unico indisponibile oltre a Morrone sarebbe stato solo Nicolò. So infine che i calabresi si aspettano da Oliverio segnali precisi, forti e rapidi: sarà pur vero che il presidente della Giunta ha risolto in questi giorni il problema della stabilizzazione di 5000 precari, ma è anche vero che una regione con problemi enormi ha bisogno da troppi mesi ormai (cioè da quando si è dimesso nel mese di marzo, in seguito a una condanna, l’ex governatore Giuseppe Scopelliti) di una amministrazione nella pienezza delle sue funzioni e dei suoi poteri.

A proposito, come è stato proposto da Pitos durante una diretta di Politicaltour su Radio Touring, visto che abbiamo già rinviato al 7 gennaio per non rovinarci le feste, perché non rinviamo tutto a dopo Carnevale? Così, per restare in tema.

Cosa succederà nella prima riunione del consiglio regionale

La nuova assemblea regionale sarà chiamata ad eleggere, in ossequio all’articolo 20 dello Statuto, il presidente e l’ufficio di presidenza del consiglio regionale, quest’ultimo composto dal presidente, da due vicepresidenti, uno dei quali in rappresentanza delle opposizioni, e da due segretari-questori, uno dei quali in rappresentanza delle opposizioni.

Il Consiglio procederà con votazione separata e a scrutinio segreto. Sempre secondo quanto stabilito nello Statuto all’articolo 20, il presidente è eletto a maggioranza dei due terzi dei componenti del Consiglio. Se dopo due scrutini nessun candidato ottiene la maggioranza richiesta, nel terzo, da tenersi nel giorno successivo, è sufficiente la maggioranza dei voti dei consiglieri regionali. Qualora nella terza votazione nessuno abbia riportato la maggioranza richiesta, si procede, nello stesso giorno, al ballottaggio fra i due candidati che hanno ottenuto nel precedente scrutinio il maggior numero dei voti e viene proclamato eletto quello che consegue la maggioranza dei voti. A parità di voti è eletto o entra in ballottaggio il più anziano di età.

Per l’elezione dei due vicepresidenti e dei due segretari-questori, i consiglieri regionali votano per un solo nome. Sono eletti coloro che ottengono il maggior numero di voti e, a parità di voti, i più anziani di età.
Il presidente del Consiglio e l’ufficio di presidenza sono rinnovati dopo trenta mesi dalla prima seduta del consiglio regionale.

Fino alla elezione del presidente, la presidenza provvisoria del Consiglio, è assunta dal consigliere che, tra i presenti, è il più anziano di età. I due consiglieri più giovani svolgono le funzioni di segretari (art. 19 dello Statuto).