Annacarsi: quel verbo intraducibile che sibila tra i banchi del nuovo consiglio regionale

di Alessandro Russo –  

Annacare/annacarsi = affrettarsi e tergiversare, allo stesso tempo. Un verbo intraducibile che significa una cosa e il suo contrario. Il massimo del movimento col minimo di spostamento. (Roberto Alajmo, L’arte di annacarsi)

Dopo il rinvio per l’influenza di Ennio Morrone, il 7 e l’8 gennaio dovrebbe tenersi la prima seduta del consiglio regionale dell’era Mario Oliverio. Non è che un intero popolo scalpiti nell’attesa, ma in teoria sarebbe arrivata l’ora di fare sul serio, di farci capire se il balletto del rinvio influenzale è stato solo un infortunio o se, con l’influenza di Morrone, è iniziato il viaggio nella terra dell’annacamento.

Nella prima seduta dell’assemblea regionale scuse per annacarsi non dovrebbero essercene. Sono da eleggere il presidente dell’assemblea, i due vicepresidenti e i due segretari-questori. Bisogna farlo per forza, altrimenti non si va avanti. Ma Oliverio dovrà prima o poi sciogliere il nodo della squadra di assessori per affrontare le emergenze della Calabria, che in realtà avrebbe dovuto già nominare come è accaduto in Emilia Romagna. Qui il pericolo annacamento incombe: pare che Mario voglia aspettare che si compiano alcune riforme statutarie. Ma lo status di un consigliere supplente è più importante dell’urgenza dei problemi calabresi? La Regione può attendere ancora la formazione di un esecutivo che governi stabilmente?

Mario Oliverio durante un comizio
Mario Oliverio durante un comizio

Gli annunci sono roboanti e ben rilanciati sulla stampa cartacea e online e sulle televisioni. Mario dimezzerà prebende e stipendi, emolumenti e gettoni di presenza, e unificherà il personale di Palazzo Campanella e Palazzo Alemanni. Nessuno ha fiatato – e d’altra parte come non essere d’accordo – quando Mario ha spiegato che «nel quadro delle misure che saranno assunte per contenere la spesa e meglio organizzare e rendere efficienti le strutture della Regione Calabria, già nella legge di approvazione dell’Esercizio provvisorio proporremo l’inserimento di un emendamento tesa a riunificare i ruoli del personale di giunta e consiglio regionale e a ridurre, fin da subito, del 50%, emolumenti e gettoni di presenza di tutti gli enti collegati alla Regione nonché di commissioni e comitati vari». Niente (almeno negli annunci) resterà come prima: «Ogni norma di legge e regolamento in contrasto con tale principio – recita il testo dell’emendamento – deve intendersi abrogata. La giunta regionale, sentito l’ufficio di presidenza del consiglio regionale, entro 60 giorni dall’entrata in vigore della presente legge, rideterminerà la struttura organizzativa, con riduzione delle strutture dirigenziali, anche di massimo livello, attualmente esistenti». Ma una rivoluzione del genere ha dei tempi e non c’è dubbio che incontrerà numerosi ostacoli: mentre la macchina amministrativa andrà in revisione gli altri problemi (sanità, trasporti, agricoltura e via dicendo) saranno messi in naftalina o in annacamento autoindotto?

Nessuno ha fiatato anche quando Mario ha nominato il suo cerchio magico, tutto cosentino, tutto di fedelissimi: capo di gabinetto Gaetano Pignanelli, già capo dell’ufficio legale della Provincia di Cosenza; Franco Iacucci, sindaco di Aiello Calabro, a capo della segreteria, della quale fanno parte anche Loredana Fazio, Carmela De Rose e Lorenzo Catizone. Quando Scopelliti aveva costruito un cerchio magico tutto reggino i mugugni c’erano stati.

Manca ancora il ruolo di portavoce, per il quale scalpitano tanti giornalisti. In questo periodo molti operatori dei media sono morbidi e comprensivi. Peccato che il posto sia uno solo e che Mario possa anche nominare un politico. Ma non c’è bisogno di disperare: un premio di consolazione potrebbe arrivare dagli altri posti che si libereranno, vista l’annunciata volontà di fare fuori tutti i componenti di uffici stampa vari chiamati alla corte della Regione dall’ex governatore Scopelliti. Oliverio cambia tutto, viva Oliverio. Ma quando si inizierà a cambiare, a cambiare davvero?

L’elezione del presidente del consiglio regionale servirà anche a capire se l’assemblea riuscirà a ragionare in termini di “Calabria” o se si riproporranno obsoleti cliché che hanno ingessato per decenni la politica regionale: l’asse Cosenza-Catanzaro che escludeva Reggio, la Reggiocentricità che ridimensionava Cosenza e Catanzaro, la sindrome da “piccolini” di Vibo e Crotone e via dicendo. Oliverio ha già fatto sapere che non tollererà campanilismi ed è già stato accontentato visto che nessuno ha avuto alcunché da ridire nel momento in cui si è portato la Provincia di Cosenza ai piani alti degli uffici regionali. Ma una cosa sono i campanilismi, altro è la capacità di scegliere tenendo conto dell’equilibrio territoriale e della capacità di guardare agli interessi della regione tutta.

A proposito dell’arte di annacarsi, il segretario regionale del Pd Ernesto Magorno ha aperto al dialogo con Ncd “alla luce del sole e senza inciuci”. Dialogo su che? Alla luce del sole c’è la richiesta di Ncd di assegnare la presidenza del consiglio regionale a Pino Gentile. Ma alla luce del sole c’è anche una maggioranza votata dai calabresi che non comprende Ncd. Alla luce del sole ci dovrebbe essere il fatto che il dialogo tra maggioranza e minoranza(e) dovrebbe essere una cosa naturale – mantenendo ben fermi e distinti i ruoli di governo e di controllo – e non c’è alcun bisogno di aperture.

Ma quando non si hanno le idee chiare su come affrontare i problemi reali, ci si butta sugli esercizi di geometria politica. In fin dei conti, è più facile parlare di poltrone che di posti letto in ospedale. E poi, sulle poltrone ci si può annacare meglio.