Maria Carmela, dovevi rifiutare l’offerta. Detto, fatto

di Sméagol – 

Queste donne calabresi. Ancora loro.
Che va bene Lea Garofalo, adesso è anche fiction: qualcuno le restituirà almeno il nome, dopo averla derubricata come donna sciolta nell’acido prima, donna fatta a pezzi e bruciata dopo, passando come cingoli di carrarmati, tra citazioni, kermesse, libri, ballate e ritratti, sulle anime svuotate di chi la piange. A partire dalla figlia Denise. Va bene anche Giusy Versace. La sua storia funziona, balla in prima serata assieme a lacrime di commozione sincera. Una vincente a tutti gli effetti, nonostante tutto. Una che non si è fatta piegare dalla vita. E ci ha messo tutta la forza che aveva, la sua vita, per spezzarla. Perché piegarla era troppo poco. Va bene persino Mimì, icona di calabrese vinta, voce sopra ogni possibilità di critica.

LanzettaMa queste altre, come quella che ti è balzata alle cronache nazionali senza una ragione, permettendosi persino di indossare gli stivali al giuramento da ministra, che non è donna di mondo, non conosce le regole che impongono la nomina immediata di un buon portavoce, dove per buono leggasi professionista capace di tampinare i talk di successo, posizionarla tra una Bruzzone e una Littizzetto a raccontare quanto è bello il mare della sua Monasterace, conquistare i favori del pubblico in studio, e dunque del pubblico a casa, sorridere alle telecamere, fregarsene delle azioni reali, studiare per quelle di immagine.
Brava donna, Maria Carmela Lanzetta. Lo ripetevano tutti, chiosando stizziti che rispondeva sempre meno spesso agli inviti locali. Perché una ministra questo deve fare: tornare al paese a tagliare nastri, fare foto di gruppo, lanciare dal tavolo dei relatori parole nazionali, portare il proprio autorevole ruolo in prima fila, per un parterre che potrà qualificarsi grazie alla sua presenza. Lo stesso parterre composto che ora urla perché da ministra non ha portato risultati. Ma quando avrebbe potuto cercare di fare qualcosa, rincorsa come era da inviti-richieste-consegnetarghe-sorrisi-ricchipremiecotillons?
Ora Matteo la caccia, ripetevano da tempo. Et voilà. Mario l’ha nominata assessora. Al posto di un altro Mario, l’uscente che tutti hanno colpito e blandito, blandito e colpito, e che ora tutti rimpiangono, perché quasi quasi si rimpiange anche Peppe dj, pensando al lupo.

Maria Carmela Lanzetta, già sindaca, già ministra, ha accettato di diventare assessora “per poter dare un contributo alla mia regione in un momento di rilancio politico, civile e istituzionale”. Ma non va bene: un’altra donna, Maria Grazia Messineo (che firma il suo comunicato con nome/cognome/trattino “Componente della direzione regionale Pd Calabria”, casomai a qualcuno non sovvenisse immediatamente chi sia), “si permette di suggerirle” “di ringraziare il Presidente e rifiutare l’offerta”.
Il mondo è un pacco. Insinna il suo profeta.
“È inconcepibile – spiega la Messineo – che proprio la Dott.ssa Lanzetta, simbolo di legalità e lotta alla criminalità organizzata, che sulla propria pelle ha patito le arroganze e le vessazioni della ‘ndrangheta, accetti l’incarico di assessore regionale sedendosi allo stesso tavolo del neo assessore ai Lavori pubblici Nino De Gaetano, per il quale nel 2012, la squadra mobile di Reggio Calabria aveva addirittura chiesto l’arresto, rimettendo ai magistrati alcune informative per la configurazione del reato di voto di scambio politico-mafioso (416 ter c.p.). […] Al Presidente della Giunta regionale, Mario Oliverio, mi permetto di dire, da cittadina calabrese, prima ancora che da dirigente regionale del Partito democratico, che la missione di “cambiare” la Calabria è, ahimè, fallita prima ancora di iniziare. Non ricandidare De Gaetano per poi “ripescarlo” all’indomani delle elezioni regionali, non fa certo onore al Presidente e denota tutt’altro che “coraggio”: a questo punto, non abbiamo ben capito a quali “criteri” di rinnovamento dicesse di ispirarsi e se queste manovre che salvaguardano compromessi, equilibri di partito e di territorio non rappresentino forse quella “vecchia” politica che in campagna elettorale volevamo lasciarci alle spalle! Scavalcare certi “insormontabili” pilastri, ovvero i principi dell’etica, nonché le ragioni di opportunità politica che stanno alla base delle proprie scelte, è la dimostrazione più palese di come la fiducia e la speranza dei calabresi, onesti e liberi, siano state tradite”. Eccetera.

Queste donne calabresi. Come Adriana Musella, che lascia Riferimenti e le gerbere gialle, simbolo delle sue battaglie, con una convinzione maturata all’indomani della quaterna scelta dal governatore Oliverio, tanto per iniziare. “Non si può fare antimafia in Calabria, è tutto inutile. Sono tre mesi che chiediamo al neo governatore un confronto senza di essere stati degnati di una risposta. L’abbiamo invitato nella nostra sede e l’abbiamo atteso invano. L’argomento è evidente che non gli interessa e gli effetti sono sotto gli occhi di tutti. Anche la nomina dell’ex ministro Lanzetta ha lasciato molto disorientati non essendo stata per niente compresa. Se questa donna è stata vista come un simbolo antimafia, dobbiamo riconoscere che il suo silenzio ci sorprende. L’antimafia è fatta di azioni consequenziali, non di comodità o di incarichi che in questa Regione non vengono dati per merito. La politica in Calabria si è rivelata un grande raccoglitore per nullità ed inquisiti in cerca di un posto al sole e si sa questo a chi comanda fa gioco per poter fare il proprio comodo. Lascio il mio incarico, molto demotivata e disillusa”.

E lasciarla lavorare, la neo assessora regionale, prima di regalarle i soliti, adusi buoni consigli? No. Così non va, Maria Carmela. E non ti chiami neppure Veronica.
Non possiamo aspettare. Non possiamo vedere se sai fare, cosa e come: è un pensiero troppo elaborato. Soprattutto quando le caselle utili diventano sempre meno, ed anche il sole fatica a farsi strada.

p.s.: in tarda serata la ministra dimissionaria (venerdì presenterà formalmente le dimissioni, dopo la conferenza Stato-Regioni) ha comunicato all’Ansa che non accetterà l’incarico di assessora perché “non c’è chiarezza sulla posizione dell’assessore Nino De Gaetano”.
Non credo che lo abbia fatto in seguito alla lettura di questo mio, ma mi piace pensarlo: domani saranno in tanti ad attribuirsi il merito. Così inizio io. Per spianare la strada a chi verrà dopo di me, in cerca di un raggio di sole.
Però mi sarebbe piaciuto vederla al lavoro. E buonanotte.

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