Altro che “lupu”, Oliverio sta facendo la figura del marziano: non ne azzecca una

di Alessandro Russo

Se sia stato giusto nominare Nino De Gaetano assessore regionale ai lavori pubblici e ai trasporti lo deciderà la storia prossima ventura. Non mi piace il moralismo distruttivo alla Savonarola – che mette sotto i piedi i diritti civili – ma non amo neanche quell’ipergarantismo che in Calabria viene usato più per i potenti che per la povera gente, cancellando le responsabilità individuali quando queste riguardano la sfera politica. Vorrei che si trovasse un equilibrio condiviso da tutti, tra l’esigenza di non buttare in un cassonetto dei rifiuti le garanzie individuali e quell’esigenza sintetizzata nella massima per cui la moglie di Cesare non solo debba essere onesta, ma debba anche apparire come tale. Impresa impossibile – è vero – in questi tempi urlati, ma quantomeno dai partiti politici possiamo pretendere un po’ di coerenza: non si può essere garantisti con i propri e forcaioli con gli altri, così come fanno a turno Pd, Forza Italia, Ncd, Lega, Fratelli d’Italia, Sel e chi più ne ha più ne metta. Non si può essere garantisti o forcaioli a seconda della direzione della tempesta mediatico-giudiziaria, non si può essere sostenitori o meno dei magistrati a seconda della parte che viene colpita dalle inchieste, non si può ritenere che la stampa sia libera solo quando si occupa degli avversari.

Mario Oliverio dopo il trionfo elettorale di novembre scorso

Ma c’è di più. C’è un quesito politico che finora è stato soffocato dal clamore mediatico del caso De Gaetano, il cui nome è finito dentro un’inchiesta sulla potente cosca Tegano di Reggio e di cui la Squadra mobile nel 2012 aveva chiesto l’arresto – negato dai giudici – e che a oggi non risulta essere indagato, dalla “sconfessione” di Delrio tramite velina Ansa, dal passo indietro della Lanzetta dimessasi-ancoranondimessasi da ministra, dalle critiche e dagli attacchi interni ed esterni al Pd. Il quesito è questo: o Mario Oliverio e le sue truppe sono dei geni in grado di ordire un piano diabolico che solo più avanti sarà svelato a noi comuni mortali, oppure si comportano come dei dilettanti allo sbaraglio o – se preferite – come un’armata Brancaleone. Lo affermo con sorpresa, perché Oliverio, detto u lupu, ma in senso positivo, è stato finora considerato (anche da me) come uno dei politici più astuti e attrezzati della Calabria e gli errori commessi da quando ha stravinto le elezioni (più di due mesi fa) sembrano quelli di un novellino. Il paragone che mi viene più facile è quello con il sindaco di Roma Ignazio Marino e la sua gestione disastrosa.

E come il marziano a Roma Marino, sembra quasi che il neo presidente della Regione Calabria sia vissuto in questi anni in un mondo in cui non esistono né televisioni né giornali, né internet né social network. Un mondo in cui nessuno lo ha informato dell’avanzata di Grillo e del Movimento 5 Stelle, della Lega di Salvini che vuole sbarcare al Sud, del vento dell’antipolitica abbattutosi sull’Italia e sull’Europa, di una generazione di trentenni che scalando il Pd ha scalato il paese, mandando a casa i mostri sacri della politica. Un mondo in cui i rapporti politici si consumano con ammiccamenti, pacche sulle spalle, strizzate d’occhio e piccole furbizie. Solo così – pensando a un Oliverio assolutamente inconsapevole di quanto sia successo in Italia e nel mondo – posso spiegarmi errori madornali come quello dell’accordo sottobanco con Ncd per eleggere Pino Gentile alla vicepresidenza del consiglio regionale, facendolo votare da una parte dei consiglieri del centrosinistra senza avvisare il resto della maggioranza. E trasformando così – agli occhi dell’opinione pubblica – quello che poteva essere un accordo alla luce del sole (Pd e Ncd governano insieme in Italia) nel peggiore degli inciuci. Allo stesso modo non riesco a spiegarmi errori madornali come quello di lasciare la Calabria senza giunta regionale per due mesi, per poi partorire una squadra a metà (4 assessori su 7, in attesa della riforma dello Statuto) che si è frantumata alla prima pioggia mediatica.

Maria Carmela Lanzetta

La domanda è: ma se Oliverio si è consultato con i vertici del suo partito e con i vertici del Governo prima di nominare la Giunta (è stato lui a raccontare di aver chiesto a Renzi di riportare la Lanzetta in Calabria) non poteva chiedere un’opinione sulla scelta di De Gaetano? Si doveva arrivare a una sconfessione così plateale come quella di Delrio? Certo, una sconfessione fatta in modo indiretto, con la consolidata tecnica delle voci provenienti da “ambienti” di Palazzo Chigi: ma una bocciatura ugualmente forte visto che proviene dalla maggiore e autorevole agenzia di stampa e non è stata mai smentita dagli uomini di Renzi.

Maria Carmela Lanzetta doveva accorgersi prima che nella formazione della Giunta c’era qualcosa che non andava, certo, ma Mario Oliverio doveva essere più accorto e “blindare” politicamente la sua scelta di nominare Nino De Gaetano come assessore.

Invece Mario è stato colto di sorpresa, probabilmente pensava che bastassero un paio di telefonate e qualche stretta di mano per sistemare la cosa. Proveniente da un mondo in cui la politica si è fermata agli anni Ottanta, Mario si è sorpreso del fatto che i calabresi e i giornalisti fossero impazienti di avere una Giunta e gli chiedessero conto dopo due mesi di attesa; si è sorpreso del fatto che un tipico accordo sottobanco da Prima Repubblica come quello su Gentile abbia causato tanto scandalo. E ora Mario pare sorprendersi del fatto che gli ingredienti di questa squadra a metà non convincano un pezzo del suo partito e sembrino essere incompatibili tra loro.

Pure io non finisco ancora di sorprendermi. Mi sorprende osservare un lupu muoversi come un dilettante della politica: forse, davvero, ci sta fregando tutti e presto tornerà a ululare da par suo.