Mimmo, faremo tesoro della tua eredità: un cuore che era già oltre

di padre Giovanni Ladiana – 

Dal libro del Deuteronomio (7,7-10)
Il Signore s’è legato a voi e v’ha scelti, non perché siete più numerosi di tutti gli altri popoli – siete infatti il più piccolo di tutti i popoli -, ma perché il Signore vi ama e perché ha voluto mantenere il giuramento fatto ai vostri padri, il Signore v’ha fatti uscire con mano potente e v’ha riscattati liberandovi dalla condizione servile, dalla mano del faraone, re di Egitto. Riconoscete dunque che il Signore vostro Dio è Dio, il Dio fedele, che mantiene la sua alleanza e benevolenza per mille generazioni, con coloro che l’amano e osservano i suoi comandamenti; ma ripaga nella loro persona coloro che lo odiano, facendoli perire; non concede una dilazione a chi lo odia, ma nella sua stessa persona lo ripaga. (Parola di Dio)
Salmo responsoriale (Sal 63,2-9)
Ritornello: Non lasciarci, Signore, nello smarrimento.
O Dio, tu sei il mio Dio, all’aurora ti cerco, di te ha sete l’anima mia,
a te anela la mia carne, come terra deserta, arida, senz’acqua. Rit.
Così nel santuario ti ho cercato, per contemplare la tua potenza e la tua gloria.
Poiché la tua grazia vale più della vita, le mie labbra diranno la tua lode. Rit.
Così ti benedirò finché io viva, nel tuo nome alzerò le mie mani.
Mi sazierò come a lauto convito, e con voci di gioia ti loderà la mia bocca. Rit.
Quando nel mio giaciglio di te mi ricordo e penso a te nelle veglie notturne,
a te che sei stato il mio aiuto, esulto di gioia all’ombra delle tue ali. Rit.
A te si stringe l’anima mia e la forza della tua destra mi sostiene. Rit.
Dal Libro dell’Apocalisse (21,1-7; 22,1-7)
Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c’era più. Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii allora una voce potente che usciva dal trono: «Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà il “Dio-con-loro”. E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate». E Colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose»; e soggiunse: «Scrivi, perché queste parole sono certe e veraci. Ecco sono compiute! Io sono l’Alfa e l’Omega, il Principio e la Fine. A colui che ha sete darò gratuitamente acqua della fonte della vita. Chi sarà vittorioso erediterà questi beni; io sarò il suo Dio ed egli sarà mio figlio.
Mi mostrò poi un fiume d’acqua viva limpida come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello. In mezzo alla piazza della città e da una parte e dall’altra del fiume si trova un albero di vita che dà dodici raccolti e produce frutti ogni mese; le foglie dell’albero servono a guarire le nazioni. E non vi sarà più maledizione. Il trono di Dio e dell’Agnello sarà in mezzo a lei e i suoi servi lo adoreranno; vedranno la sua faccia e porteranno il suo nome sulla fronte. Non vi sarà più notte e non avranno più bisogno di luce di lampada, né di luce di sole, perché il Signore Dio li illuminerà e regneranno nei secoli dei secoli. Poi mi disse: «Queste parole sono certe e veraci. Il Signore, il Dio che ispira i profeti, ha mandato il suo angelo per mostrare ai suoi servi ciò che deve accadere tra breve. Ecco, io verrò presto. Beato chi custodisce le parole profetiche di questo libro». (Parola di Dio)
Vangelo secondo Luca (24,13-35)
Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto. Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò: «Che cosa?». Gli risposero: «Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l’hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l’hanno visto». Ed egli disse loro: «Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. Ed essi si dissero l’un l’altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?». E partirono senz’indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone». Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

 

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Ogni scelta è sempre discutibile: questo momento vi propongo di viverlo per provare a dire qualcosa a chi sta piangendo la morte di Mimmo; alla luce della Parola e dell’Eucarestia. Anche questa è un’eredità che possiamo accogliere da Mimmo: la solidarietà, infatti, chiede anzitutto un fondamento.
Ho scelto queste letture, che descrivono la condizione umana dinanzi alla morte, e la possibilità che ci propone Gesù: che non è quella di accettare la croce supinamente, demandando a una vita oltre la morte una felicità consolatoria. Tutti ricordiamo la canzone del servo e del padrone …
La pagina del Vangelo descrive la voglia della fuga, anche di chi sa tutto di lui, ma ha gli occhi velati dalle proprie aspettative: che sono quelle d’un futuro che ci piova addosso, fatalisticamente, da un Dio che risolve i problemi. Gesù aiuta i due fuggiaschi ad aprire gli occhi, anzitutto su ciò che impedisce loro di riconoscerlo. Ma non si ferma lì.
Rilegge con e per loro il senso della sua morte e, nel momento in cui ridiventa loro cibo – dunque non li rifiuta –, scompare alla loro vista; perché ora l’hanno visto. E non in qualcosa di grandioso, ma in una piccola realtà, molto umana. Per questo rende riconoscibile la Vita: perché è alla portata di mano.

Come è accaduto la notte dell’infarto. Claudio, tu sei stato testimone del suo amore verso di te, quando t’ha chiesto d’andare a dormire perché si sentiva meglio, e invece t’ha voluto risparmiare di soffrire di più, come Guido ha fatto con Giosuè.
Ora, nell’esistenza di Mimmo, noi cos’abbiamo visto? Ce la sentiamo di dire che abbiamo visto i cieli nuovi e la terra nuova, dove sono scomparse le lacrime della morte?!
Ma possiamo farcela a non piangere? o a non lasciarci prendere dalla rabbia o dall’impotenza, dinanzi alla sua morte improvvisa e ai tentativi di sciacallaggio, di cui sicuramente faremo esperienza?

Mimmo è un uomo che dal patire – per la sua condizione fisica e l’emarginazione che ha subito – non è uscito sconfitto; e neanche incazzato, semmai indignato. Lui, sebbene piccolo, per noi è testimone d’un cuore che era già oltre. Allora, noi, oggi, quale eredità vogliamo ricevere?
Anzitutto voi – Caterita, Simone e Claudio, le vostre fidanzate, i maestri di musica e canto dei Mattanza – e poi tutti coloro che tra noi piangiamo, spaccati dalla morte d’un amico-fratello?

Certo, dopo dovremo cercare di capire in che modo come calabresi dovremo ricevere la sua eredità nella nostra vita sociale. Ma oggi, per vivere quella solidarietà circolare che abbiamo visto possibile con e grazie a lui, in che modo sceglieremo di relazionarci? Voi all’interno della sua famiglia e quindi tutti gli altri, noi, per non sprecare le lacrime e il sangue che oggi stanno uscendo da questa ferita.
Chi sa se sapremo cogliere quest’occasione, per uscire da noi stessi e renderci conto che dobbiamo cambiare la direzione dei nostri passi, per fare trasfusioni di compassione.

Quando sarà possibile dovremo incontrarci, tutti coloro che l’amiamo e in cui ha seminato seme buono, per consentire a quel seme di generare germogli e produrre frutti, in tutte le stagioni. Non dobbiamo permettere che questa ferita tremenda ci abbatta. Mimmo, con quelle gambe cioncate – come altri suoi e nostri amici –, ci è testimone che la sofferenza e l’ingiustizia, sebbene origino in noi l’indignazione, non possono farci arrendere.