Si scrive Himmler, si pronuncia Alarico: Cosenza, il tesoro che unisce il gerarca al re

di Angela Potente – 

C’era una volta una città. Sorgeva, ridente e solare, ai piedi di un altopiano famoso per le sue vette innevate in inverno e per la frescura dei suoi boschi in estate.

Sulla città aleggiava dalla notte dei tempi una favolosa leggenda: un famoso re Visigoto, Alarico il suo nome, mentre era di passaggio nella suddetta città pensò bene di ammalarsi e ivi defungere. L’inopportuna visita della somma Mietitrice costrinse così i suoi fedelissimi a seppellire le spoglia terrene del re insieme a tutto il suo tesoro in un fiume che attraversava la città, aiutati da volontari che in seguito si gettarono sempre volontariamente nel fiume per non tradirne il segreto.

La leggenda, si narra, ha affascinato nel corso del tempo numerosi studiosi, appassionati, e semplici cercatori di tesori. Anche Paperon de’ Paperoni, noto plutocrate di origini scozzesi, pare abbia intrapreso una estenuante ricerca del tesoro visigoto. Ma ahinoi senza successo alcuno, neanche il suo proverbiale fiuto funzionò. I fedelissimi del re avevano lavorato decisamente bene.

Fu così che gli anni passarono e del tesoro mai nulla si seppe. La polvere del tempo lo aveva coperto ben bene.

Tutto tacque per molto tempo finché un bel giorno gli amministratori della ridente cittadina ebbero la loro illuminazione, con tanto di capriola a tuffo carpiato all’indietro degna di John Belushi: fare della leggenda del re Visigoto il segno distintivo della città. Perché in verità il vero tesoro è la leggenda stessa. Che genera curiosità. E a pensarci bene potrebbe generare qualcos’altro. Turismo di massa per esempio. A ben vedere chi mai ha visto il mostro di Loch Ness? Eppure le Higlands e il loro lago sono meta di gran turismo. E si misero di gran lena a pensare come sfruttare la leggenda.

Qualcuno provò ad eccepire: “Ma come?! Abbiamo un filosofo (guardate c’è la sua statua nella piazza principale, egli ci guarda fisso e con la sua penna ci indica la via), abbiamo una storia “nostra” perché dedicare tempo ed energie ad un re conquistatore?

Ma a nulla valsero le poche voci che si levarono per impedire che la città venisse ricordata dai posteri non per le sue eccellenze ma per il passaggio di un re che sfigato vi morì.

himmler alaricoA spron battuto, le menti illuminate si misero alacremente a lavoro, e a pochi giorni da un importante raduno che si teneva in una città a diverse leghe di distanza, sfornarono un magnifico opuscolo in cui si raccontava della leggenda, del fascinoso re e di tutti gli illustri viaggiatori stranieri che nel corso del tempo fecero della magnifica città meta delle loro sempre illustrissime visite in cerca del favoloso tesoro.

Di uno di questi viaggiatori ebbero addirittura la fortuna di trovare anche un reperto iconografico, felicissimi lo inserirono, così che tutta la storia sarebbe di certo rimasta veramente impressa nella mente dei fortunati che avrebbero stretto in mano il meraviglioso opuscolo. E pensate un po’ la fortuna ( a volte le coincidenze del destino fanno pensare proprio a qualcosa di soprannaturale) non era forse anche questo un conquistatore teutonico? Un bavarese alla ricerca del tesoro perduto di un suo avo e anch’esso capo di un’armata sanguinaria, pensate, anche il suo nome richiamava al suono originario del nome del re Visigoti: Himmler. (Mi raccomando non provate a ripeterlo altrimenti la acca aspirata potrebbe provocarvi all’istante un singulto di soffocazione).

Che stupefacente coincidenza. Gli opuscoli vennero così diffusi e negli occhi dei suoi ideatori brillava già la gioia per la stupenda idea che avevano partorito. Ora orde di turisti sarebbero calati nella città solare alla ricerca delle orme del re e del suo tesoro. Più ci pensavano e più non stavano nella pelle: questa era stata la loro idea più vicina al genio assoluto.

Ma la loro festa fu presto oscurata da nubi grigie. Quelle voci, che già in precedenza e sempre fastidiosamente, si erano levate per contrastare i loro sforzi nuovamente si fecero sentire: la nostra città – dicevano – non merita che venga ricordata per la morte di un re saccheggiatore e per la visita di un sanguinario sterminatore di popoli!

Loro, all’inizio increduli, non comprendevano il perché di tanto astio. Si guardavano a vicenda e sconsolati scuotevano il capo. Ma come?! Noi ci mettiamo tanto impegno a pensare queste idee e loro ci trattano così? E poi è la Storia che lo dice. Non noi. In fin dei conti. Pare.

Himmler-stampa-IsraelianaAlla fine la completa disfatta sopraggiunse quando la notizia dell’opuscolo incriminato travalicò i confini del territorio e arrivò su diversi Acta Populi. La condanna dell’insano accostamento fu a quel punto totale. Molti gridarono all’ignoranza, alla superficialità: come si può promuovere il turismo in una città, che poi tanto ha da offrire, legandone l’immagine ad uno che ideò lo sterminio di milioni di persone?! A questo punto i nostri incompresi eroi non poterono più fare finta di niente. Mesti mesti, ripresero in mano l’opuscolo ed eliminarono la testimonianza iconografica del teutonico sterminatore.

Fu così che l’Operazione Alarico si trasformò nell’Operazione Gatto. I più perspicaci tra voi, miei cari bambini capiranno perché.

Questa è solo una favola, bimbi belli, non abbiate paura. Nella realtà una cosa così non potrà mai accadere.

O sì?