Trovato morto a Montepaone l’ex giudice Giancarlo Giusti: si è suicidato

L’ex giudice Giancarlo Giusti è stato trovato morto nella sua abitazione di Montepaone, in provincia di Catanzaro, dove si trovava detenuto agli arresti domiciliari.
La scoperta è stata fatta questa mattina dai familiari dell’uomo che viveva da solo. Giusti si è tolto la vita impiccandosi con una corda all’interno dell’appartamento. Sul posto sono intervenuti i carabinieri del Comando provinciale di Catanzaro e il personale della scientifica per i rilievi del caso.

Giancarlo Giusti
Giancarlo Giusti

Giusti aveva ricoperto il ruolo di giudice per l’udienza preliminare a Palmi (Reggio Calabria), quindi era finito in due inchieste per i suoi rapporti con la ‘ndrangheta. In particolare la Procura di Milano lo aveva indagato nell’ambito dell’inchiesta contro la cosca Valle-Lampada, mentre la Dda di Catanzaro lo aveva indagato nell’operazione contro la cosca Bellocco.
Dopo la sua sospensione dall’incarico e la detenzione nel carcere di Milano, Giusti aveva ottenuto i domiciliari nella sua casa in provincia di Catanzaro. A settembre 2012 l’ex giudice aveva tentato il suicidio nel carcere di Opera.

Le accuse

L’ex giudice in servizio presso il Tribunale di Palmi, attualmente era sottoposto ad obbligo di firma in conseguenza della condanna a quattro anni di reclusione e cinque di interdizione, inflittagli nel corso del processo nel quale era accusato di corruzione in concorso col presunto boss della ‘ndrangheta calabrese radicata a Milano, Giulio Lampada. Per l’accusa il magistrato avrebbe fatto “mercimonio della funzione” per ricevere dal Lampada “utilità economiche e altro”, anche viaggi ed escort in hotel di lusso.

Nel febbraio 2014, Giusti fu coinvolto nell’operazione “Abbraccio”e finì ai domiciliari. Dalle indagini dirette dal procuratore distrettuale della Procura di Catanzaro, Vincenzo Luberto, sarebbe emerso che il magistrato aveva disposto, in cambio di denaro, la scarcerazione di alcuni esponenti di spicco della potente cosca di ‘ndrangheta dei Bellocco. L’accusa si riferiva alla sua qualità di componente del collegio del Tribunale del Riesame di Reggio Calabria in occasione di un’udienza del 27 agosto 2009.

L’ex magistrato, già sospeso dalle funzioni perché indagato nell’inchiesta sul clan Lampada, venne arrestato nel marzo del 2012 su disposizione della magistratura di Milano che lo accusava di averincassato 71mila euro e altre utilità da Lampada, Mario Giglio e Vincenzo Minasi, quest’ultimi finiti in carcere nei mesi precedenti nell’ambito della stessa inchiesta. Gli inquirenti lo accusarono di aver venduto alla cosca la propria funzione violando i principi di imparzialità, probità e indipendenza.

Nel novembre 2011 era stato arrestato invece con l’accusa di corruzione, rivelazione del segreto d’ufficio e favoreggiamento aggravato per aver agevolato le attività del clan Valle-Lampada, e poi condannato in primo grado. Sempre secondo l’accusa, da presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, Giglio avrebbe “incontrato più volte Giulio Lampada” al quale, attraverso l’ex consigliere regionale Morelli, avrebbe fornito “notizie riservate su indagini in corso”.