L’educazione sessuale deve essere laica. A Reggio l’ennesimo caso di terrorismo psicologico

Collettiva AutonoMIA Rc — 

Quello che è accaduto a Reggio Calabria, nella scuola elementare statale Nosside-Pythagora, la dice lunga sul clima di terrorismo psicologico, che si sta pericolosamente diffondendo in città, ad opera di una certa parte della chiesa cattolica e di alcuni movimenti confessionali estremisti.

Durante l’incontro di presentazione del progetto di educazione alla sessualità e all’affettività, promosso dall’ASP e peraltro facoltativo, la dirigente e la psicologa si sono viste messe in discussione da un gruppo di genitori con a capo il parroco della zona, don Nicola Casuscelli.

sexeducazionRicordando che questi progetti sono definiti per legge decreto 104/2013, in rispetto anche della “Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere”, elaborata dal Ministero per le pari opportunità e dall’UNAR, non comprendiamo come si possa mettere in discussione dettami di legge senza averne voce in capitolo. “L’educazione e l’informazione sessuale devono essere di esclusiva pertinenza della famiglia” le parole del prete in riunione che, non contento della sua inopportuna interferenza, la laicità è un valore fondante della nostra costituzione (?), ha immediatamente organizzato in parrocchia un incontro “informativo” invitando i genitori ed esponenti di ben note associazioni confessionali, “sentinelle” della famiglia “naturale”.
Con lo spauracchio della “teoria gender”, tanto inesistente quanto cara ai suddetti, ha ribadito che “Lo Stato non deve mettere mano nell’educazione sessuale dei giovani” e che “La scuola può mischiare tutto tra maschi e femmine, creando incertezze… e per eliminare le diseguaglianze provoca crisi di identità”, queste le sue testuali parole comunicateci da una mamma presente all’incontro… lasciamo all’immaginazione a chi legge il resto.

Il risultato è stato che il progetto è attualmente in stand by.

“Episodi come questo non si sono mai verificati in passato”, come sottolinea la psicologa del progetto dott.ssa Romana Barbieri, per questo riteniamo che quanto avvenuto non sia che la logica conseguenza di una pericolosa azione di vero e proprio terrorismo psicologico. Negli ultimi tempi la scuola è diventata il bersaglio preferito della inaccettabile propaganda di questi movimenti. E’ nelle aule e tra i banchi che i “nuovi crociati della famiglia”, lottando addirittura contro il documento europeo standard dell’OMS per l’educazione sessuale e millantando studi non comprovati e “teorie” che di fatto non esistono, continuano ad interferire.
Un semplice corso di educazione sessuale e sentimentale, approfondimento degli studi di scienze che i bambini normalmente compiono, diventa quindi improvvisamente un “pericolo”, il tema della sessualità da relegare nuovamente nel privato, appannaggio esclusivo della famiglia, delegittimando quindi l’istituzione scolastica nella sua funzione educativa e didattica.

Possiamo continuare ad accettare i proseliti partoriti da un oscurantismo religioso ormai dilagante che di fatto impedisce ai nostri figli e figlie di crescere in maniera sana e consapevole in strutture pubbliche e laiche?
Possiamo accettare che gli strumenti più efficaci per prevenire e combattere la violenza di genere, la discriminazione e l’omotransfobia vengano bloccati perché non si garantisce la laicità nelle scuole e nelle istituzioni permettendo tali ingerenze?
Possiamo “stare serene” nel momento in cui anche il Consiglio Comunale della nostra città approvando a maggioranza bulgara una mozione proposta dal consigliere Ripepi, ministro di culto della chiesa PACE, li attesta promuovendo la famiglia “naturale” nelle scuole e condannando invece i progetti europei di educazione sessuale dell’OMS?

A nulla servono le parole, le presenze ad eventi e le condanne nei riguardi della violenza di genere, dell’omotransfobia, dell’intolleranza e del bullismo dilagante nelle nostre scuole, se non si mettono in atto proprio quelle azioni che risultano le più efficaci a prevenirle e a combatterle.
Ci sentiamo “ostaggio”, insieme alle nostre figlie e ai nostri figli di questa deriva anticostituzionale, antidemocratica, confessionale e oscurantista.

Chiediamo dunque al sindaco Giuseppe Falcomatà e all’amministrazione tutta, in virtù di questo gravissimo episodio e affinché non debba a ripetersi:

  • che venga al più presto proposto un piano concreto di informazione e di progettazione per l’educazione sessuale, sentimentale e alle differenze di genere nelle scuole, per abbattere quei muri che sono l’origine di ogni violenza e discriminazione
  • che venga, con urgenza, avviato un dibattito pubblico sull’argomento, al fine di fare chiarezza e fornire una corretta informazione ai cittadini e alle cittadine, non lasciando spazio a inutili e pericolosi allarmismi, ristabilendo la verità scientifica e sfatando le “fantasie” sulla cosiddetta “teoria gender”
  • che la mozione Ripepi, simbolo di questa deriva, venga immediatamente rimessa in discussione e ritirata. Il primo dovere delle istituzioni è quello di garantire i diritti costituzionali e non di rafforzare una tendenza confessionale e conservatrice che annulla di fatto gli strumenti principali per un reale cambiamento culturale a partire dalle nuove generazioni.

Esprimendo la nostra solidarietà alla dirigente del plesso, alla psicologa dell’ASP e ai genitori favorevoli al progetto, pretendiamo che le nostre figlie e i nostri figli vengano educati al rispetto delle differenze, alla consapevolezza di se e all’autodeterminazione e possano vivere in una città libera e laica frequentando scuole pubbliche che lo siano altrettanto.