Il sorriso di Oliverio, la calma piatta della politica

di Alessandro Russo — 

Il sorriso di Mario Oliverio intervistato dal Tg3 Calabria la dice lunga, anzi la dice calma: piatta. Il presidente della Regione ha appena ottenuto due risultati: primo, dopo rinvii su rinvii si è tenuta l’assemblea regionale del Pd; secondo, che quella stessa assemblea ha detto alla Calabria che tutto va bene, che tutto è tranquillo. Altro che resa dei conti, altro che accuse di immobilismo, altro che analisi della frattura tra il governo Renzi e il governo della Regione Calabria, tra il Pd calabrese e quello nazionale. Il vicesegretario Lorenzo Guerini è arrivato da Roma per dire che tutto è a posto, che i rapporti sono ovviamente proficui e intensi. Come se ci si potesse aspettare che il Pd decidesse di fare harakiri e ammettere di fronte all’opinione pubblica che sì, in effetti, le cose non vanno esattamente bene.

da sinistra Mario Oliverio, Lorenzo Guerini, Ernesto Magorno
da sinistra Mario Oliverio, Lorenzo Guerini, Ernesto Magorno

Ma il risultato più grande Oliverio l’ha ottenuto quando – accortosi che la tensione di partito attorno a lui si era allentata – ha potuto candidamente annunciare ai calabresi che per la nomina degli assessori mancanti si dovrà  ancora aspettare: tre mesi, forse, o forse anche domani, non si è capito. La vita è un quiz. «C’è lo Statuto che è stato approvato e che ora dovrà essere applicato. Dopodiché procederemo. I tempi tecnici sono tre mesi per quanto riguarda la possibilità di organizzare un referendum, ma non c’è nessun problema. Vedrete che le cose andranno a posto senza polemiche. Nei prossimi giorni, appena sarà pubblicato, ci metteremo all’opera e sui nomi vedrete quando presenteremo le proposte». In fin dei conti, però, nel prendere tempo Oliverio ha ammesso che sui nomi bisogna ancora lavorare, cioè i nomi dei 3-4 assessori mancanti non ci sono. E dire che lo Statuto è stato riformato perché altrimenti Oliverio non avrebbe potuto fare bene il suo mestiere di governatore, specificando che si sarebbe andati avanti senza aspettare i tempi giuridici. Ora che lo Statuto c’è, ci sono i tre mesi o forse no: in fondo, cosa vuoi che importi?

Per la cronaca, Guerini ha dosato bene lo zuccherino nel tentativo di tenere insieme i cocci di un Pd regionale sull’orlo di una crisi d’identità: «A me pare che il Pd calabrese – ha detto – in questi mesi abbia lavorato con grande capacità. Abbiamo fatto delle primarie per le regionali tra le più belle di quelle fatte in tutta Italia, molto partecipate e molto corrette in cui c’è stato un confronto vero ma c’è stata anche la capacità di lavorare tutti insieme per rispettare l’esito delle primarie e per consentirci di vincere poi le elezioni regionali».

E Magorno – che a volte sembra uno capitato lì per caso più che il segretario regionale di un partito che si riunisce ben quattro mesi dopo le elezioni – ha giurato fedeltà a Oliverio, ha spiegato che in questo periodo non è stato con le mani in mano, ha chiesto di non utilizzare il manuale Cencelli nella nomina degli assessori: ergo, caro Mario, ricordati di noi e non fare l’asso pigliatutto. Quando sarà, ovviamente.

Ma il vero dato politico è uno e unico: l’opinione pubblica non contesta il fatto che in prossimità della stagione estiva ci avviamo verso un ennesimo possibile disastro – tra schiumetta, proteste e cali di presenze –, mentre nei Palazzi si gioca ancora con gli assessori da nominare. Evidentemente all’opinione pubblica non importa se la pace nel partito più importante di governo sia vera o millantata. Per dirla alla romana, all’opinione pubblica je ne potrebbe frega’ de meno. Questo è il vero e unico dato che il Pd non ha voluto leggere né capire: quando alla gente non importa quello che fai o quello che dici è perché non ti crede più. E un elettore deluso non si rifugia per forza nell’astensione: se trova qualcuno in grado di rappresentare al meglio la sua rabbia – come la storia recente ci dimostra – magari lo vota. Altro che sorrisi alle telecamere.