Oliverio/Lanzetta: il caos mediatico fa vincere solo Barabba

di Ponzio Pilato — 

Sarà che sono questi i giorni in cui si è costruito il mio nome. Sarà che a forza di lavarmi le mani me le sono consumate. Ma oggi proprio non riesco a starmene zitto. L’ho fatto finora, seguendo il ping-pong della tragicommedia calabrese da tutti raccontata-scritta-commentata. Ma proprio non riesco a tacermi di fronte a questi continui depistaggi da quello che è il vero e unico punto: l’assenza totale di una qualsivoglia forma di governo regionale.

E dunque. Maria Carmela Lanzetta è una donna che sul campo ha raccolto tanto odio e un po’ di simpatia. Con questo problema di non essere mai riuscita a farsi prendere davvero sul serio. Suo malgrado. Però, benedetta donna, chi ti ha consigliato di andare a “svuotare il sacco” nel canale YouTube di Klaus Davi, che sa benissimo distinguere il fard dalla cipria, e potrebbe raccontare a menadito cosa è glamour e cosa no, ma certamente non è un esperto di mafie e antimafie (fino a prova contraria, si intende)? Cerco di spiegarmi. Pare che la Calabria abbia un enorme deficit sul fronte cultura, In qualsiasi senso la si voglia intendere.
Ad esempio. Corre voce che quest’anno non sarà presente al Salone del Libro di Torino. Dopo due anni vissuti da protagonista, ‘nduja e soppressata al seguito di Mattia Preti. Ma ne potrei fare tanti, tanti altri, di esempi. Sporcarsi le mani non è nelle mie corde: la storia insegna. Ma lavarsele e chiamarsi fuori ha un significato forte e definitivo. Non si può rinunciare a qualcosa e poi chiamare in causa il resto del mondo perché la rinuncia ha fatto tirare grandi respiri di sollievo. Così si confondono ancora di più carte già troppo mescolate, in cui i mazzi sono stati sommati gli uni agli altri, lasciando cadere gli assi e cercando nuovi jolly. Così si permette a Mario Oliverio di cambiare continuamente tavoli e regole. Così ci si trova a giocare a rubamazzetto, quando si era partiti con l’idea di un bel tavolo di bridge.

barabbaPascuni, la chiamate qui. Pasquetta, lunedì dell’angelo, in cui l’attesa di un sole che sembra essersi dimenticato di questo angolo di terra porta irrimediabilmente a esternazioni che si aggiungono a esternazioni, accuse che si aggiungono ad accuse, stravolgendo completamente quello che dovrebbe essere il senso comune di rispetto. Certo, non sono la persona più titolata a parlare di rispetto. La storia insegna. Ancora e sempre.
Ma siccome da due millenni mi porto addosso questa croce che mi sono ben guardato dal togliere a suo tempo, credo sia il momento di dirlo molto chiaramente: non si risolveranno i troppi problemi della nostra Calabria forzando la mano di un’opinione pubblica che si è stufata da tempo di essere sommersa dalle parole. Di antimafia non si deve disquisire. La lotta alla ‘ndrangheta non si fa tuonando attraverso interviste o comunicati, ma lavorando sodo per portare risultati. E ricordando, soprattutto, che rompere i silenzi non vuol dire esternare alla stampa, in una lotta di parole e di popolarità per distruggere le voci scomode. Rompere i silenzi in cui è stato ovattato il futuro di questa terra significa avere un programma di governo e attuarlo, in ogni settore. Iniziando a fare. Davvero.

Fatevelo dire da qualcuno che vi capisce molto più di chiunque altro, dal tempo dei tempi. Barabba è già stato scelto. Ora è giunto il tempo di smetterla di costruire croci, e sostenere in modo concreto chi le porta davvero.

L’ultima puntata della querelle Lanzetta/Oliverio