La Lanzetta non arretra e attacca tutti: sul caso De Gaetano è ormai bagarre

Non si ferma la polemica tra l’ex ministro Maria Carmela Lanzetta, il governatore Mario Oliverio e il segretario del Pd calabrese Ernesto Magorno (con i 5 segretari provinciali), rinfocolate dalle recenti esternazioni della prima (nella trasmissione KlausCondicio) sul suo rifiuto di entrare in Giunta regionale per la nomina di Nino De Gaetano come assessore. “Il mondo è un posto pericoloso, non a causa di quelli che compiono azioni malvagie ma per quelli che osservano senza fare nulla”: inizia così, citando Einstein, la lunga risposta della Lanzetta ai dirigenti democratici e al presidente della Regione.

Mario Oliverio e Maria Carmela Lanzetta

“Caro Segretario, mi permetto di ricordarti che l’audizione alla commissione antimafia è stata secretata e, quindi, forse sarebbe il caso – obbligatorio – che non venissero rivelati i contenuti. Vorrei anche consigliarti di evitare di farne un uso politico, anche in buona fede, perché altrimenti rischi di darmi ragione quando ho supposto che la mia audizione rispondeva ad altri obiettivi. Vorrei anche ricordare che Palazzo Chigi ha espresso un parere abbastanza chiaro e netto sulla questione che ha causato il mio non ingresso in giunta, di cui ero già convinta, ma su questo non hai ritenuto di proferire parola, mentre non ti sfugge mai l’occasione di replicare alle mie considerazioni, così come hai fatto, in modo indiretto, all’Assemblea Regionale; né hai ritenuto opportuno “contestare” la convocazione della commissione antimafia nonostante la motivazione inconsistente, mentre, come ho detto e ripeto, la ndrangheta impazza in tutta Italia. I 5segretari5 pensano di farmi desistere o di ridurmi al silenzio con le loro infamanti intimidazioni, ma si sbagliano di grosso; ne ho subite ben altre – che a lor signori in poltrona non auguro mai – compresi due sequestri di persona di miei parenti- ma non ho abbassato la testa che, invece, qualcuno di loro ha perso completamente: forse perché ha qualcosa da nascondere? Segretario, hai qualcosa da dire a proposito di uno dei più infamanti e vergognosi insulti verso le più alte istituzioni italiane? Lo chiedo anche al signor governatore, al quale vorrei consigliare di mantenere la calma, perché la sottoscritta non è abituata a seguire o ad attuare “interessi politici” di chicchessia e, soprattutto, lo invito a non abbandonarsi ad allusioni varie, perché sono inconsistenti e valgono solo come intimidazioni… politiche, naturalmente. E poi non sente di essere in contraddizione con se stesso nel momento in cui abbiamo fatto insieme la campagna elettorale, ha partecipato con me a convegni e incontri al Ministero, ecc.?”.

Prosegue la Lanzetta: “Ma il massimo dell’infamità lo raggiungono i suoi 5segretari5 quando mi accusano di essere “vicino alla cultura mafiosa”: è una affermazione da una parte in primis denunciabile, ma dall’altra ridicola, artefatta e insostenibile, pronunciata dalla peggiore specie di arrampicatori sociali con scivoloni ridicoli verso una bassa, grezza e paramafiosa cultura politica che, in questo modo, rendono indegna la carica di segretario provinciale che detengono, tre dei quali, tra l’altro, contro le regole dello Statuto del PD. Ma prima o poi una risata li seppellirà. Vorrei anche ricordarle, signor governatore che, nel mentre ho il diritto di fare le mie considerazioni riguardo le sue scelte, il “caso De Gaetano” è scoppiato nei giornali a dicembre 2014, per poi essere ripreso a fine gennaio 2015, con fatti mai smentiti da nessuno. Stranamente, nonostante tutta questa pubblicazione giornalistica e una interrogazione parlamentare del 2010, la commissione antimafia non ha ritenuto di convocare le persone ritenute più opportune per fornire informazioni sulla questione. E chi convoca invece? Lanzetta. Vorrei far capire, tra l’altro, all’on. Bindi che la mia non è una polemica gratuita o altro( il 2012, da Sindaco, ho voluto fortemente la presenza dell’on. Bindi a Monasterace per la festa del 2 giugno), ma trova anche una giustificazione in un suo commento del 2013 con riferimento ad una riflessione di Fabrizio Barca. Ha dichiarato infatti l’on. Bindi, in Calabria per un ciclo di conferenze dell’Associazione di formazione politica “Giuseppe Dossetti”: “PD in Calabria in mano ai capibastone? Barca non critica, ma fotografa”. In Calabria, “dove capi e capetti si auto legittimano” e dove “le pratiche clientelari sono l’anticamera della criminalità”. Signor governatore, riguardo la telenovela intollerante e stancante della serie se ho detto prima “si” e poi “no” o viceversa, rispondo con il comunicato di Palazzo Chigi e con il mio del 27 gennaio (“non ci sono le condizioni di chiarezza sulla posizione dell’assessore Nino De Gaetano”), due giorni dopo che lei mi ha comunicato ufficialmente il nome dell’assessore alle infrastrutture, ai lavori pubblici e ai trasporti” dice ancora Lanzetta.

“E allora? Qual è il problema?”, incalza l’ex ministro. “Lei pensa veramente che giorno più o giorno meno possa essere rappresentata come una giustificazione per le sue considerazioni? Sono sicura che non lo crede neanche lei; e allora, signor governatore, le chiedo, con molto molto rispetto, di non offendere la sua intelligenza. Comunque, per “addolcire” la questione, le suggerisco una battuta di Brecht: “Esitare va benissimo, se poi fai quello che devi fare”. Semmai sono io che chiedo a lei e ai suoi segretari – così come richiesto da molti calabresi – di spiegarci finalmente come mai De Gaetano non è stato candidato alle regionali e poi è stato ripescato come assessore: ce lo volete spiegare una volta per tutte, in modo chiaro, netto, convincente e senza equivoci? Come cittadini di questa Regione, ne abbiamo diritto o no? O vi credete immuni da qualsiasi critica? E allora, signor governatore, sono io che dico, a nome di tutti i cittadini calabresi che non ne possono più di una politica autoreferenziale, che ancora vede il cittadino a chiedere con il cappello in mano: Adesso Basta! Perché nella mia intervista non ho accusato nessuno, ma ho solo fatto delle considerazioni politiche su una scelta che non condivido, ma che potrebbe “fare un favore alla ndrangheta” non certamente perché questa è la sua volontà, signor governatore, come ha voluto intendere lei in buona o cattiva fede, ma perché spesso le cose e i fatti prendono strade accidentate senza che ce ne accorgiamo o per altri motivi. E se qualcuno ti avvisa in tempo della deriva dovresti ringraziarlo, non accusarlo. Di questo sono sicura, perché ho dalla mia parte cittadini e amministratori di tutta Italia che sostengono le mie scelte. E spero che, prima o poi, venga smentito il famoso detto di M L. King che tutti conosciamo, nel senso che “non vorrei avere più paura del silenzio dei giusti”, che sono tanti ma, spesso, hanno paura di parlare proprio perché in Calabria, regione ad economia debole, la politica ha troppo potere condizionante la vita delle persone, soprattutto le più deboli, per ovvi motivi”.

Continua la Lanzetta: “E mentre un consigliere regionale e due cittadini di Locri e di Siderno ( solo perché partecipava alle primarie) subiscono vigliacche intimidazioni di una serie interminabile e deprimente, la politica calabrese continua a fare lotta alla mafia in Calabria solo con le attestazioni di solidarietà e vicinanza, a cui ho detto basta, almeno in forma pubblica. E quando li ho espressi, ho sempre detto e ripetuto che occorreva e occorre cambiare passo, costruire altri orizzonti di legalità, disporre di una commissione antindragheta che abbia almeno anche un ruolo educativo per le giovani generazioni, spendendosi ogni giorno per incontri nelle scuole e nei paesi, così come, senza tema di smentita e in tempi non sospetti, l’avevo chiesto per la commissione antimafia nazionale. Ma non è mai troppo tardi. Per concludere vorrei ricordare al segretario e al signor governatore, che le mie considerazioni politiche riflettono quelle pronunciate da Matteo Renzi e Luigi Zanda a proposito del “caso Lupi”, che mi permetto di ricordare per rinfrescare la memoria: Non c’è bisogno di un avviso di garanzia per dimettersi, perché lo si fa soprattutto per questioni politiche ed etiche (Renzi) “La regola della politica è che chi ha responsabilità pubbliche consideri sempre prioritario il rapporto di fiducia con i cittadini. Non stiamo parlando di procedimenti giudiziari, ma di posizioni e di responsabilità politiche. Mi auguro che in Italia si stia aprendo una nuova stagione in cui la politica sappia riconoscere le regole speciali alle quali è sottoposta (Zanda)”.

Post scriptum: “Signor governatore, lei sa benissimo di essere incorso in un infortunio politico. Ma se riuscisse ad ammetterlo sarebbe un gesto che rivoluzionerebbe positivamente e per sempre la politica in Calabria; non dimentichi infatti che dalla sua politica dipenderà la vita o la morte della nostra Regione, dove la maggioranza dei calabresi onesti e per bene ha scelto di vivere. Al segretario Magorno chiedo di dirci finalmente quali sono gli obiettivi reali – non teorici da convegni – del PD calabrese, come intende raggiungerli, perché e con chi. Detto questo, anticipo che il 12 aprile sarò anch’io presente ad Amaroni per rappresentare vicinanza e solidarietà al consigliere regionale Arturo Bova” conclude l’ex ministro Maria Carmela Lanzetta, oggi componente della Direzione Nazionale del Partito Democratico.

ECCO QUALE ERA STATA LA RISPOSTA DI MARIO OLIVERIO

«Ora basta. Finora il rispetto dovuto al ruolo istituzionale rivestito dalla signora Lanzetta nelle vesti di ministro della Repubblica, mi ha suggerito di evitare risposte a posizioni strumentali e provocatorie da lei assunte. Tuttavia c’è un limite a tutto». È quanto aveva dichiarato il governatore calabrese Mario Oliverio. «Mi auguro – continua – che la signora Lanzetta sia solo animata da sindrome di esaltazione del proprio ego e che, consapevolmente o meno, non si presti a essere strumento di una interessata strategia destabilizzante. Che gioco fa la Lanzetta? Quali interessi politici o di altro genere intende difendere?».

«È inspiegabile – prosegue Oliverio – che possa essere solo oggi divenuta improvvisamente detrattrice di Nino De Gaetano, quando, invece, fino al giorno della nomina della giunta ne ha sempre parlato, non solo a me, come un bravo e stimato dirigente politico. Immagino sappia la signora Lanzetta che la mafia si favorisce anche quando si sollevano polveroni e si gioca a indebolire e fiaccare la credibilità di una istituzione. Per quanto mi riguarda, nella mia lunga esperienza di amministratore non ho mai concesso nulla alle illegalità e men che meno alle rappresentanze mafiose. A me non è mai capitato di dovermi trovare nella condizione in cui è invece incorsa, probabilmente suo malgrado, la signora Lanzetta da sindaco di Monasterace; non ho mai dovuto giustificare affidamenti illegali di lavori a causa della presenza nelle mie giunte di parenti stretti di boss mafiosi, riconosciuti tali da sentenze di condanna emesse nelle aule di tribunali».

«Se ha elementi validi e non diffamatori, dunque – insiste il presidente della Regione –, la signora Lanzetta si rivolga alla magistratura piuttosto che continuare a parlare a sproposito in talk show televisivi compiacenti, magari col proposito di trovare spazio nei circuiti mediatici. La signora Lanzetta avrebbe potuto già in commissione parlamentare antimafia esplicitare le sue accuse. Da quanto risulta non l’ha fatto. Anzi, ai commissari di Palazzo San Macuto ha dichiarato di non essere in possesso di alcun elemento. Sappia la signora Lanzetta che non può salire su nessun pulpito per impartire lezioni di antimafia, tantomeno al cospetto della mia persona, della mia storia e della mia esperienza politica e amministrativa. Una storia limpida e trasparente, segnata da condotte coerenti e da impegno concreto nel contrasto alla criminalità ed al malaffare».

«Purtroppo, e me ne duole – conclude Oliverio –, è stata la signora Lanzetta a essere richiamata a una coerenza antimafia, come è noto, anche da autorevole stampa nazionale. Se si dovesse insistere, dunque, in questa campagna diffamatoria sarò costretto a valutare quali iniziative assumere a tutela della mia integrità morale e della funzione istituzionale che i cittadini calabresi con largo consenso hanno inteso affidarmi».