Pensieri liberi dopo il mancato arrivo di Varoufakis al Campus universitario di Torino

di Josephine Condemi —

Il gioco è l’insieme delle regole che lo descrivono.

Von Neumann e Morgenstern
[Theory of Games and Economic Behaviour, 1944 ]

L’incontro con Yanis Varoufakis previsto per ieri mattina al Campus Einaudi dell’Università di Torino è stato annullato a data da destinarsi. Il ministro delle finanze greco avrebbe dovuto dialogare con due studenti, uno argentino e l’altro brasiliano, sui beni comuni come “volano di una nuova partecipazione democratica che vada oltre l’Europa e i suoi poteri forti”. E invece Varoufakis non è partito. È rimasto in Grecia, a continuare i negoziati con il Fondo Monetario Internazionale. Fondo Monetario che insieme alla Banca Centrale e ad alcuni rappresentanti della Commissione Europea forma la “Troika”, l’organismo di controllo che si occupa dei piani di salvataggio degli stati insolventi. Entro giugno la Grecia deve pagare quattro rate di prestito per 1,6 miliardi di euro. Il ministro degli Interni ha dichiarato che non ci sono soldi in cassa: la Grecia non pagherà. I mercati, ieri, complice la vittoria di Podemos, il movimento anti-austerity a Madrid, non l’hanno presa bene. Varoufakis ha affidato una nota stampa in cui ribadisce la disponibilità del suo governo alle riforme e si scaglia contro «l’insistenza dei creditori perché la Grecia applichi ancora altre misure di austerità».

Varoufakis-qpIl rapporto tra il debito pubblico e il Pil in Grecia è del 175%, in Italia del 135% e in molti cominciano a quantificare gli eventuali danni sui paesi Pigs di un’eventuale uscita ellenica dall’eurozona. Il #Grexit fa tendenza. Nel pomeriggio, la rassicurazione: la Grecia pagherà. E i mercati si placano. L’eventualità è una componente importante della finanza internazionale. E il gioco di Varoufakis è sempre stato chiaro: cambiare le regole del gioco. “ll gioco è l’insieme delle regole che lo descrivono”, scrivevano nel 1944 Von Neumann e Morgenstern, i padri fondatori della teoria dei giochi, la disciplina che utilizza modelli matematici per descrivere le decisioni individuali di un soggetto in situazioni di interdipendenza strategica. Varoufakis ne è uno studioso e un critico. Ma mentre la maggioranza delle critiche all’impianto teorico si rivolgono alla difficoltà di matematizzare i comportamenti, per Varoufakis “la teoria dei giochi sottovaluta le sottigliezze e le capacità sovversive della ragione umana. Per questo il suo potere predittivo sui fenomeni sociali soffre”. Prendendo ad esempio il bluff: “Gli esempi di bluff hanno chiarito che le persone razionali hanno la capacità di avvolgersi in un manto di inganno che inietta incertezza nella mente del loro avversario per raggiungere meglio i loro obiettivi. Un tipo di incertezza che la teoria non è in grado di gestire”: in questo paper del 2008, l’accademia diventa politica? I suoi interlocutori l’hanno spesso definito inaffidabile, evasivo nelle risposte. Lui controbatte stizzito, da teologo ateo impiantato in un monastero medievale quale si definisce. Nel tempio, neanche a dirlo, dell’economia. Era un bluff anche l’annuncio di due giorni fa? “Il default della Grecia non equivale all’uscita dall’Eurozona” scriveva nel 2012, tre anni prima dell’elezione del governo Tsipras. “The show can’t go on. I prestiti richiedono l’austerità che uccide il Pil per pacificare i parlamenti settentrionali che li approvano”. Auspicava “una terza via, la possibilità per l’Europa di un nuovo percorso per uscire dalla crisi, non solo per la Grecia ma per tutti i paesi in deficit: Greece must default within the eurozone”. La Grecia deve fallire dentro l’eurozona. Dimostrando la fallacia della razionalità strumentale e dando il colpo di grazia a quello che definisce il minotauro globale, gli Stati Uniti, che per Varoufakis sostengono il proprio debito commerciale con l’estero riciclando le proprie eccedenze a Europa e Giappone.

Ad oggi il testa a testa tra la troika e la Grecia sembra più simile al gioco del pollo del film “Gioventù bruciata”: due auto lanciate a tutta velocità verso un dirupo, chi sterza per primo viene considerato un coniglio, se non sterza nessuno muoiono entrambi. In teoria, dovrebbe vincere chi riesce a far pensare all’altro che non sterzerà mai, ad ogni costo. Giochi di nervi, giochi di muscoli, giochi di potere.

Considera, ad esempio, i processi che chiamiamo «giochi». Intendo giochi da scacchiera, giochi di carte, giochi di palla, gare sportive, e via discorrendo. Cosa è comune a tutti questi giochi?

Ludwig Wittgenstein
[Ricerche filosofiche, 1953]