9 volte Anime nere: vola ad Africo un esercito di David di Donatello

animenereMiglior film
Anime nere di Francesco Munzi
Miglior regista
Francesco Munzi
Miglior sceneggiatura
Maurizio Braucci e Francesco Munzi per Anime nere
Miglior produttore
Luigi Musini per Cinema Undici e Paolo Del Brocco per Anime nere
Miglior canzone originale
Anime nere di Massimo De Lorenzo e Giuliano Taviani
Miglior autore della fotografia
Vladan Radovic per Anime nere
Miglior montaggio
Cristiano Travaglioli per Anime nere
Miglior musicista
Giuliano Taviani per Anime nere
Fonico di presa diretta
Stefano Campus per Anime nere

Totale 9. Nove statuette. Nove David di Donatello che volano direttamente nel cuore dell’Aspromonte, in quell’Africo che Gioacchino Criaco, autore del romanzo Anime nere dal quale il regista romano Francesco Munzi ha tratto liberamente il film omonimo che ieri sera ha fatto il pieno di premi.
Chi ha letto il libro forse non si è trovato subito nel film, che ha aggiunto e tolto, come il linguaggio cinematografico impone. Ma alla fine le ambientazioni sono le stesse, come il linguaggio malandrino, come l’animo nero di tre fratelli cresciuti nell’odio per l’uomo che ha ammazzato il padre, un pastore dell’Aspromonte che si era fatto coinvolgere in un sequestro di persona.

Ci si aspettava rinoscimenti, ieri sera, a fronte delle 16 nomination (due in più rispetto all’altro grande favorito, Il giovane favoloso di Mario Martone, che ne ha portate a casa cinque, di statuette: quattro tecniche – parrucchiere, trucco, montaggio e scenografia – e quella migliore attore protagonista a Elio Germano). Ma è stato un vero trionfo.

Grande sconfitto Nanni Moretti. Mia Madre, reduce da una Cannes che lo ha lasciato a bocca asciutta, porta a casa solo due statuette, tutte al femminile: a Margherita Buy, miglior attrice protagonista e a Giulia Lazzarini, miglior attrice non protagonista.
Gli Oscar del cinema italiano sono stati seguiti da tantissimi calabresi che hanno iniziato a fare il conto delle statuette incassate, con grande eco sui social, cadenzando la diretta RaiMovie dal Teatro Olimpico di Roma. Nove statuette che riducono a lontano ricordo la Venezia settembrina che avrebbe potuto/dovuto dare molto di più.

il commento a caldo di Gioacchino Criaco

criaco“Vince Francesco Munzi, soprattutto: ha fatto il film che voleva fare, e dentro c’è tutta la sua bravura e la sua sensibilità artistica. Ma accanto a lui vince la Rubbettino, e Florindo Rubbettino, che ha sostenuto il progetto di un libro, prima, e di un film dopo. E poi, libro e film vanno oltre, superano la loro natura artistica per diventare fatto sociale, facendo vincere quella Calabria considerata senza speranza: la Calabria delle rughe della Locride, dei balzi d’Aspromonte. Vincono gli Africoti, i locridei che hanno dato il meglio di loro stessi perché Munzi realizzasse la sua opera. Vincono gli ultimi che hanno dato l’anima, davanti e intorno la camera da presa, per dimostrare che il male non è un fatto genetico, ma un prodotto sociale e basta avere opportunità e il destino muta.

E perde la Calabria dei vinti, di quelli che tanto non si può far nulla. Quella del rancore, della mediocrità. Quella dei migliori siamo noi e gli altri sono feccia. Perde un’autoproclamata intellighenzia da sagra paesana. Una politica che non ha visione e non ha entusiasmo. Perde la Calabria che si sente migliore ed è la peggiore e non ha visto che il film aveva vinto a Venezia, nei festival internazionali, fra i calabresi normali; e vincerà ancora. Perché non è solo un film, ma un piccolo grande sogno, dei calabresi ultimi che vogliono diventare i primi.”