Internauti che scrivete social? Prrrrr. L’eco di Eco

di Angela Potente — 

Il vantaggio di aver visto decine e decine di film è che per ogni occasione hai un’immagine, una battuta, un dialogo che ti aiutano a decodificare il mondo. O te ne alleviano il peso.

Alberto_Sordi vitelloniPrendiamo per esempio il “caso Eco” e gli imbecilli. La scena che mi è venuta in mente, provocando la mia irriverente ilarità, è stata quella famosa, ma che dico famosissima, de I Vitelloni. Ve la ricordate? Quando Sordi passa in macchina e apostrofa gli operai con un “Lavoratoriii?!? Prrrr” e giù di gesto dell’ombrello. Ma poi la macchina si ferma e gli operai inviperiti (giustamente) lo inseguono per pestarlo.

Ecco. Eco ha fatto più o meno la stessa cosa: “internauti che scrivete sui social?!? Siete degli imbecilli”.

Ma poi la “macchina”, cioè la sua frase, si è fermata, ovvero è finita proprio in mano agli internauti definiti imbecilli e da lì all’inseguimento virtuale del povero il passo è stato brevissimo.

Ora, io non credo abbia propriamente detto una sciocchezza. Io per prima sto sempre a sottolineare le imbecillità che mi capita di leggere. Ma penso anche ci sia di fondo un fraintendimento, da parte di Eco del mezzo cosiddetto social, e da parte degli internauti inferociti su quello che realmente voleva intendere il professore.

I social — benché vogliano convincerci del contrario — non sono il mondo. Non rappresentano nemmeno una milionesima parte di quello che è il mondo vero. Se io scrivo una imbecillità sul mio “wall” non la leggono milioni di persone, ma il mio gruppo di contatti che può essere imbecille come me o meno. Posso anche avere 5.000 contatti, ma in relazione a 7 miliardi e passa di persone che popolano questo pianeta, cosa vuoi che rappresentino?

Un po’ come quelli che vanno nel parco salgono su una scatola di legno e cominciano a parlare. Chi li ascolta? Il numero di persone che passa da lì in quel momento. In quel posto e a quell’ora. Non tutto il mondo, ma una infinitesima percentuale.

Poi necessita considerare anche le impostazioni della privacy. Anche tra 5.000 contatti, ci sarà qualcuno che non ti va giù, un ex fidanzato, un amico pettegolo, al quale non vuoi far sapere tutto quello che fai e pensi e scrivi. Ecco allora che il numero di persone che leggono le tue imbecillità si riduce ancora. Perciò caro professore, si tranquillizzi, che i social tutto sommato saranno anche pieni di imbecilli che scrivono, (e convengo con lei a volte anche male), ma i loro pensieri non vanno al di là del loro stesso piccolo orto.

E a questo proposito penso necessiti, per far luce sul fraintendimento di cui sopra, fare un distinguo tra l’imbecille privato e l’imbecille pubblico. Il primo, come ho appena dimostrato, alla fin fine non fa grossi danni, se non ai suoi contatti, seppure anche questo dato sia in verità relativo: un imbecille troppo imbecille lo rimuovi e amen.

È sul secondo invece che mi casca l’asino e si spezza tutte e quattro le gambine. Nel momento in cui chi scrive non è un comune mortale, ma possiede, per grazia ricevuta o per voti presi, una sorta di veste “pubblica” allora sì che vale la teoria di Eco: troppi imbecilli “famosi”, grazie ai social, riescono a diffondere le loro imbecillità. E arriviamo così al fraintendimento in cui gli internauti incavolati — che ancora lo inseguono — sono incorsi senza avvedersene.

Il professore, miei cari, non si riferiva di certo a noi, imbecilli sconosciuti dai profili social altrettanto sconosciuti, quanto piuttosto a tutti quegli imbecilli, (e se vi concentrate i nomi vi verranno a mente meglio del rosario) che grazie al web arrivano dappertutto con le loro imbecillità. Anche a noi. Che le subiamo. Purtroppo.

Le imbecillità corrono sul web alla velocità della luce. Anche questa esternazione del professore, espressa in un’aula di un’università in fondo, non certo in mondovisione ai microfoni dei giornalisti di tutto il mondo. Senza internet noi deboli (sì deboli, andate a leggere l’etimologia del termine “imbecille”) navigatori della rete lo avremmo mai saputo? Un gatto che si morde la coda.

Internet diffonde, imbecillità e frasi infelici. “È la rete bellezza! E non puoi farci proprio niente!”

Ora lo sa anche l’Umberto. A sue spese.

Con questo la mia arringa è terminata signori. Non rivolgetemi troppe critiche per favore, perché sono donna e potrei piangere. E questo lo ha detto un Premio Nobel. Mica un imbecille qualunque.