Rimborsopoli, quel nuovo marchio per i panni sporchi della Calabria

di Gabriel J. Greco — 

tv rimborsopoliRimarrà come un marchio indelebile che si aggiunge ai tanti altri ottimamente descritti da Alessandro Russo nel suo sempreverde Marchiati – che immagino debba prevedere una nuova edizione per dare spazio ai nuovi marchi. Un marchio con i colori e le fattezze di una maglia rosa, che nulla ha a che fare con lo storico giro d’Italia su due ruote. O forse sì, in quanto a pedalate e forza d’inerzia. Quella maglia rosa che è l’unico identificativo del segretario tuttofare del senatore Bilardi ha fatto il giro dei media e del web. Chi non l’ha visto sui tg nazionali, mentre reggeva il peso del televisore da riportare di gran carriera al suo posto, l’ha visto su YouTube o sui social. E qualcuno qui, in questa linda e pinta e superburocratica NordEuropa, pensando che me lo fossi perso, ha voluto sottolineare la mia italianità – ops, calabresità – mandandomi link e commenti che vi evito. Ma li potete ben immaginare.

Ho passato gli ultimi giorni a leggere e cercare di analizzare l’impatto sociale, oltre che etico e politico, della nostra Rimborsopoli. Non solo le abbondanti cronache, cacio sui maccheroni in un’estate in cui l’unico altro dominus del dibattito politico è il futuro di Tsipras, che spazza via non solo i continui sbarchi dei migranti, ma anche le cosette casalinghe di faide più o meno reali nella – perdonatemi la ripetizione – realpolitik tra Arno e Tevere. Non solo le pruderie di chi non aspettava altro per tirare fuori i panni sporchi e farli vedere a tutti, proprio come succedeva come con le lenzuola primae noctis. No, ho letto e ascoltato i commenti. Social, ovviamente. Le risate grasse nel vedere e rivedere i video imputati. Come davanti alla migliore delle fiction, scambi di sberleffi e gioia ancestrale nel vedere che “finalmente i taccaru”.
E questo, credetemi, è un marchio ancora peggiore. Il marchio che noi portiamo addosso con soddisfazione da tempo. Il marchio che il buon Nicola Giunta ha messo in rima molti decenni fa. Il marchio che ci autoinfliggiamo mettendoci alla finestra per guardare, giudicare, apostrofare. E intanto capire da che parte tira il vento per inserirci meglio nel codazzo del più forte. Tanto si ricreerà tra poco, tranquilli.

A proposito. Pare che sia iniziato luglio, nel fresco della mitteleuropa. Immagino anche in Calabria. E ancora siamo in attesa della nuova giunta regionale. Mi rimetto alla finestra. In attesa di nuovi commenti e nuove analisi su nomi, fatti, persone.