Calabria: Consiglio Scalzo Erga omnes. Il Presidente si dimette, in attesa della (nuova) Giunta sulle sponde di Flegetonte

di Ponzio Pilato — 

Tanto tuonò che piovve. E così anche le dimissioni del Presidente del Consiglio della Regione Calabria sono ufficiali, come da nota diramata in pausa pranzo dal suo ufficio stampa: “E’ stata protocollata questa mattina alla Segreteria generale di Palazzo Campanella la lettera con la quale il presidente del Consiglio regionale Antonio Scalzo ha comunicato le proprie dimissioni.
Tale atto è stato ricevuto dal segretario generale, Maurizio Priolo, per gli adempimenti successivi.
Il Consiglio regionale prenderà atto delle dimissioni del Presidente nella prima seduta utile. La calendarizzazione dei lavori dell’Aula avverrà all’inizio della prossima settimana in occasione della Conferenza dei Presidenti dei Gruppi consiliari, come già annunciato dallo stesso Scalzo”.

Antonio-ScalzoPrima reazione, a strettissimo giro (il suo comunicato è giunto nelle redazioni un minuto esatto dopo quello dell’ufficializzazione delle dimissioni), quella del capogruppo Pd in consiglio regionale, Sebi Romeo: “Tonino Scalzo ha compiuto un gesto di grande responsabilità e generosità, nonostante il suo coinvolgimento nell’indagine Erga Omnes sia del tutto marginale ha scelto di dimettersi dall’incarico di Presidente del Consiglio. Il suo gesto, non consueto, adottato nell’esclusivo interesse della Calabria e del progetto di governo del presidente Oliverio e del Partito Democratico, facilita l’apertura di una fase di rinnovamento totale ormai in atto. Voglio ringraziare Tonino, al dì la delle formalità di rito, perché ha dimostrato di essere un dirigente di partito con un alto senso del progetto e il totale disinteresse a questioni personali. Sono certo che una volta chiarita la sua posizione il suo apporto sarà decisivo per la nostra terra”.

E dunque ormai i tempi sono giunti. Giugno è finito, come deve essersi accorto anche il governatore Oliverio, nonostante l’ira di Flegetonte, mentre i suoi giri romani e calabri si intrecciano su nomi e nomignoli dei papabili che diventeranno parte dell’esecutivo. Stasera? Forse. Chissà. Il tempo è galantuomo, diceva qualcuno.

E a proposito di citazioni, chissà perché mi vengono in mente le Metamorfosi di Ovidio. Sempre di Flegetonte si parla: erano sue le acque che bagnarono Ascalafo trasformandolo in allocco (ma c’è chi dice in gufo, chi in civetta) come punizione per aver condannato Proserpina (Persefone, se vi piace di più alla greca, che va tanto di moda, in questi giorni) a rimanere per sempre nel regno dei morti. Ricordate come? Quando Ade le concesse di ritornare nel mondo dei vivi, le impose un’unica condizione: di non mangiare lungo la strada. Ma Ascalafo la vide mentre si lasciava attrarre, senza appetito, da alcuni chicchi di melograno e testimoniò la rottura del giuramento, legandola per sempre al regno dei morti.
Sei chicchi, sei mesi da vivere ogni anno nell’Oltretomba, insieme al marito. E gli altri sei sulla Terra con la madre Demetra (noi la chiamiamo Cerere, ma grexit è grexit), dea della fertilità e dell’agricoltura, la cui gioia faceva rifiorire la natura in primavera ed in estate. La rappresentazione del suo ritorno in terra, udite udite, era nei prati di Vibo Valentia, celebri per i fiori dai colori sgargianti e per la loro bellezza, come testimoniato anche dalle numerosissime statuette greche ritrovate nel territorio vibonese.

Direte voi: che c’entrano i miti con le beghe di Palazzo Alemanno? Forse niente. Ma chicchi, melograni, delatori, allocchi e Flegetonte vivo più che mai mi fanno attendere in modo diverso il conto alla rovescia.