Reggio: sui “lavori in Corso” gli enti locali devono avere ruolo decisivo

da Stefano Iorfida* — 

La vicenda del Corso Garibaldi sarebbe grottesca e tutta da ridere se non fosse tragica, di una tragedia, si badi bene, all’italiana, mista cioè, come nelle farse, di riso e lacrime. La responsabilità non è di nessuno in particolare quanto piuttosto di una normativa e di un coacervo di regolamenti che non distinguono tra Bene artistico e/o culturale e manufatto semplicemente vecchio, obsoleto, liso di nullo o scarso pregio. Con il rischio che a voler tutto tutelare in maniera indiscriminata non si tutela poi alcunché.
Tale vicenda conferma e conforta la tesi di quanti ritengono eccessivo il potere delle sovrintendenze all’interno di un dato territorio in rapporto alle autonomie locali, regioni e comuni, che sono espressione democratica della volontà popolare.

corsoCi troviamo spesso di fronte a funzionari, senza dubbio esperti e preparati, provenienti da realtà diverse che poco conoscono il territorio nel quale pure operano bisogni delle popolazioni.
Ritengo in questo senso che gli Enti locali debbano avere un ruolo più incisivo nell’organizzazione del proprio territorio anche per quel che riguarda la tutela, la conservazione e soprattutto la valorizzazione del bene culturale che deve offrire una opportunità di sviluppo e di crescita economica al territorio in cui si trova e non soltanto essere oggetto di venerazione da parte dei diversi “integralisti” dell’archeologia e dell’arte di cui abbonda il nostro Bel Paese.

Una città – che non sia “morta” come Pompei” – è un organismo vivente in continua trasformazione.
Le grandi capitali europee, Parigi come Londra, sono riuscite a trovare una sintesi tra passato, presente e futuro, sia pure a prezzo di grandi polemiche che non hanno però mai bloccato, per legge, l’edificazione, per fare solo qualche esempio, del Centro nazionale d’arte e di cultura Georges Pompidou, conosciuto anche come Beaubourg a Parigi o del London Eye, l’Occhio di Londra, la ruota panoramica più grande in Europa eretta nell’anno 2000 o, per tornare a un secolo fa, della Torre Eiffel, questo mostro d’acciaio eretto nel cuore di Parigi (1887-1889) tra infinite polemiche e oggi simbolo della capitale francese. Si dice che all’indomani del 1908 quale “talebano della archeologia” proponesse di riedificare altrove la città distrutta per creare un grande parco archeologico.
I reggini del tempo risero di tale follia e Reggio fu riedificata, per fortuna, dov’era e da allora – con la parentesi delle distruzioni della II Guerra Mondiale – essa è cresciuta e si è sviluppata sia pure tra molti gravi errori urbanistici e qualche autentico scempio archeologico. Deve continuare a farlo al presente e per il futuro.
La vicenda del Corso Garibaldi è un danno per tutti i reggini non integralisti che vogliono conservare il passato senza pregiudicare il futuro.

*Presidente associazione culturale Anassilaos, Rc