La prevenzione del dissesto idrogeologico deve andare oltre le campagne elettorali

da Pino Rotta — 

Anche quest’anno ci troviamo a piangere sui disastri causati da fenomeni metereologi che in poche ore devastano intere comunità, causando danni per decine di milioni di euro e gettando sempre più grossi macigni sulle possibilità di ripresa di una Regione che è in coda alle classifiche per vivibilità e sviluppo.
Eppure i soldi per attivare la prevenzione ci sono. E sulle politiche di prevenzione del dissesto idrogeologico, così come in quello delle energie rinnovabili, strettamente connesso a quello ambientale, da anni si parla, soprattutto in campagna elettorale, rimandando a studi e ricerche per intervenire ed utilizzare fondi comunitari che esistono e che puntualmente però rimangono in attesa. Intanto ogni anno rincorriamo le emergenze che, oltre ai disagi umani, costano milioni di euro.

Anche nell’ultima campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio regionale si sono lanciati programmi affermando l’urgenza dell’utilizzo di fondi che rischiano di andare perduti, con una più che evidente ricaduta negativa non solo sull’ambiente fisico ma anche sui settori economici che avrebbero invece la possibilità immediata di attivare investimenti e di creare occupazione. Non si riesce a capire, se non guardando alle lentezze della politica, quali possono essere i motivi per cui si continua ad accumulare ritardi negli interventi su questi settori.

EMERGENZAMETEO-ROSSANO-120815 (2)L’ambiente, oggetto anche di una “rivoluzionaria” enciclica papale, è un settore che investe complessivamente lo sviluppo della Regione Calabria. Una regione dove la viabilità, la depurazione delle acque, l’erosione delle coste, la continua emergenza della gestione dei rifiuti sono elementi che fanno del nostro territorio, dotato dalla natura di rare bellezze, uno dei meno “attrattivi” per il turismo, per le attività produttive ed per il commercio e lasciare passare il tempo senza intervenire sulla programmazione e sull’attivazione di progetti di salvaguardia e ripristino del territorio non è solo un solo una colpa ma è tra i fattori di aumento delle criticità del sviluppo.

Certo non ci si deve meravigliare se quando succedono disastri come quelli accaduti di recente a Rossano gli amministratori locali invochino lo stato di emergenza e l’intervento del Governo nazionale, ma c’è da chiedersi per quale motivo, se non per il comune senso di solidarietà nazionale che però vale per tutte le Regioni e tutto il territorio nazionale, il Governo dovrebbe continuare a spendere soldi, provenienti dalla fiscalità generale, mentre fondi specificamente destinati per questo tipo di interventi rimangono inutilizzati?