Chiusura Expo al Sud? Orlandino Greco: no grazie

dall’uff. stampa ConsReg Calabria —

“La manifestazione di chiusura di EXPO? No, grazie, vogliamo la manifestazione inaugurale e permanente della ricchezza dell’Italia del Meridione”. È quanto afferma Orlandino Greco, capogruppo della Lista Oliverio Presidente nel Consiglio regionale della Calabria, che spiega: “ASSUD è una meritevole associazione che sviluppa e certifica le eccellenze dell’Italia del Meridione per i prodotti enogastronomici. Importante come tutte le iniziative che insistono a riprendere l’identità culturale, economica e sociale di territori fin qui ancora lasciati a colonizzazioni storiche e a commissariamenti in corso. È facile in territori di conquista la persistenza di fenomeni di illegalità e di compra/missioni quando si perde il senso dell’appartenenza e le regole, i modelli economici si avvertono come imposti da fuori, da Nord o altrove, senza attenzione e valorizzazione delle vocazioni che si esprimono nelle voci di chi i territori li abita e vive. Importante ogni iniziativa che venga e attivi direzioni di sviluppo che sollecitano e sviluppano i prodotti delle terre, le intelligenze, le industrie, le virtù, i valori e sentimenti di chi abita e vive e ama i territori dell’Italia del Meridione, segnati da anni d’incuria e offesa della propria bellezza. Ora – aggiunge Greco – l’ASSUD propone una petizione a Renzi, non al governo, ma a Renzi, perché l’ultima ‘tappa’ dell’EXPO di Milano si tenga al SUD. Viene troppo facile pensare dalle firme di sottoscrizione di quell’appello che si tratta di una delega, la solita, la stessa, di buona fede, come è doveroso intendere, che ha segnato il Sud come questione e non come soluzione. Viene facile leggere dalle sottoscrizioni che si tratta di una politica delegata a ripetere il motivo di sottomissione e denutrimento e delle ‘questue’ rivolte al comando generale di un modello di sviluppo che non ci appartiene e dal quale non vogliamo essere investiti”.

Albero della vita ExpoRiflette Greco: “Ho pensato per un momento che con quell’appello si pensasse, ingenuamente, a trasportare l’intera struttura dell’EXPO da Milano a Cosenza o Catanzaro o Reggio. Impossibile, quella struttura, quei servizi, quei guadagni restano dove sono stati impiantati. Ed è paradossale ancora di più che tutto quanto si riferisce alla cultura gastronomica italiana nel mondo sia di fatto espressione di valori di quel Sud d’Italia che non ha meritato gli impianti e i finanziamenti EXPO.
Conviene forse anche pensare che le terre che maggiormente marcano l’urgenza di una politica globale per il cibo abbiano come confine le terre del Sud d’Italia, quali appunto i paesi che si affacciano sul Mediterraneo e non solo ovviamente.
Chiedere a Renzi, ancora i resti, gli avanzi, del Nord d’Italia, fa perdere quella primazia che si vorrebbe invece ricordare, è addirittura offensivo perché autocommiserevole e autodenigratorio. L’ASSUD ha proposto un ‘nodo’. Quello al fazzoletto, si sa, vale a ricordare, quello con la corda, si sa, ha un altro significato. Forse ASSUD ha voluto rimarcare l’uno e l’altro significato nella sua pubblicità su youtube. Certo – sottolinea Greco – importa che abbiano scelto il ‘nodo’ per ‘ricordare’ a Renzi che c’è anche il Sud d’Italia, cosa che Renzi sa bene, perché ricorda come mettere ogni volta un nodo al collo delle regioni del Sud d’Italia con i commissariamenti su quei progetti e servizi per i quali si annunciano svolte e finanziamenti. Pensiamo che sia necessario un cambio, un rovesciamento di prospettiva e di sviluppo. Un’inversione. Lo diciamo da tempo ormai. Il Sud d’Italia è una denominazione geografica. Il Meridione d’Italia è una espressione geografica. Occorre invertire quella denominazione perché si apra una nuova storia e dire Italia del Meridione perché sia evidente come le nostre terre non sia un ‘questione’, ma siano invece un progetto d’Italia insieme alle tante Italie del Paese in una unione non di scontro, ma di partecipazione e autonomia di soggetti territoriali abbattendo tutte quelle barriere, intralci, muri di cinta allo sviluppo rappresentate da vessazioni tributarie tanto più onerose e ostacolanti per le forme di iniquità che le distinguono. Cominciamo dalla ‘revisione delle forme’ delle vessazioni finanziarie per i prodotti della terra e delle imprese che operano sui territori”.