Ciao Luigi. Mancherai come persona prima che come uomo di Stato

di Paola Bottero — 

Un lavoro sporco e bastardo, il nostro. Ti capita di incontrare belle persone, fare un pezzo di strada accanto a loro, con il tempo veder diventare usuale la frequentazione anche extra lavorativa. Poi cambiano gli incarichi e le geografie. Di colpo, senza darti il tempo di assestarsi, di salutarsi. Il ritmo continua, show must go on. I ricordi si accavallano, i nuovi incontri ti fanno ricordare i vecchi, perché le belle persone, è inutile negarlo, prima o poi intrecciano l’un l’altra il cammino. E ti viene voglia di sentirli, i vecchi amici. Li chiami e il tempo trascorso si annulla. Poi ricominciano i soliti ritmi lavorativi.

de-sena-reCorrendo in mezzo a quest’estate ormai finita, ma in realtà mai cominciata davvero, almeno per quanto riguarda le mie vacanze, ho incontrato un amico che non vedevo e sentivo da tempo. Conosciuto proprio tramite il superprefetto di Reggio Calabria, Luigi De Sena: di lui siamo finiti a parlare, com’era ovvio. “Chiamalo, gli fai piacere”, mi ha detto il comune amico. Appena rientro a Roma, così ci rivediamo come ai vecchi tempi. Appena rientro. Appena i ritmi me lo consentono. Appena.
Verso le 13 di oggi mi è arrivata la telefonata di un altro caro amico che devo vedere da tempo. Rimandiamo costantemente. I rirmi di lavoro. Gli impegni. I giorni che scorrono e diventano settimane, mesi, anni prima di riuscire a rendersene conto. A lui è toccato dirmi che Luigi non ce l’ha fatta. Ha lottato fino alla fine, ma non ce l’ha fatta.

Quella cantilena napoletana, il suo modo per esorcizzare le cose per sdrammatizzarle. La sua grande capacità di rimanere comunque umano, sempre. Da senatore, da prefetto, da investigatore, da vice capo della Polizia. Il giusto peso alle cose, sapeva dare Luigi De Sena. E chi lavorava con lui, chi affiancava anche solo per poco tempo il suo modo di essere uomo prima, uomo di Stato dopo, non poteva che apprezzarlo. Quante volte abbiamo scherzato sui coccodrilli: era un modo per esorcizzare tutto quello che ci stava intorno e non ci piaceva. Quante volte ci siamo confessati i sensi di colpa e l’impotenza di fronte alla morte. Quella delle vittime innocenti di mafia. Quella dei familiari, che rimangono in vita, ma sono morti dentro. E quella degli amici che ti lasciano così, senza darti neppure il tempo di salutarli un’ultima volta.

Un lavoro sporco e bastardo, il nostro. E adesso ancora di più.
Mancherai a tutti, Luigi.
Mancherà la tua professionalità e la tua grande capacità di semplificare ogni cosa. Mancherà, soprattutto, la tua propensione a cogliere il lato goliardico, umoristico delle cose. Ma io in questa tua partenza repentina non ci trovo proprio niente da ridere.