TropeaFestival 2015: Leggere&Scrivere per far volare la cultura

di Paola Bottero —

Cercare di fare il punto. O unire i puntini, direbbe qualcuno. Ci sto provando da ieri. Da quando Vibo è diventata un altro pezzo importante dei miei ricordi. Ma è impossibile, non solo difficile, chiudere nelle parole il turbinìo di incontri, emozioni, vita che gira ogni anno a Palazzo Gagliardi. Una settimana che scorre via veloce, troppo veloce, proprio all’insegna delle parole, di quelle scritte, di quelle ascoltate, di quelle dette, di quelle lette, di quelle che rimangono sospese perché non sembrano adeguate.
Palazzo-Gagliardi TF2015Il TropeaFestival Leggere&Scrivere è molto più di un festival: è il racconto corale di quello che potremmo essere se permettessimo alla condivisione delle arti di contagiarci ogni giorno. Gilberto Floriani e Maria Teresa Marzano hanno inanellato una sei giorni densa di grandi incontri, grande musica, grandi appropriazioni. Appropriazioni, soprattutto: è una storia di appropriazioni il racconto corale che si è dipanato tra l’arte e la direzione artistica di Antonio La Gamba, la libreria di Stefania Mobilio, lo spazio bar (novità super azzeccata di quest’anno), lo spazio bimbi e le tre sale dedicate agli incontri con autori, personaggi, cantanti, attori. E persone, soprattutto.

Due mi hanno folgorata: Paola Turci e Massimo Zamboni. Intensissimi come cantanti – appartengono alla mia vita musicale, lei con le carezze di voce che l’hanno consacrata come una grandissima cantante, lui con le sue schitarrate che hanno fatto nascere e crescere la mia passione rock nei lontani anni 80, con la fede incondizionata per i Cccp, oggi Csi – profondi come autori, meravigliosi come persone. E che dire dell’amico ritrovato, oggi splendida anchorwoman Vladimir Luxuria? O del sempre eccellente Nicola Gratteri? O del geniale Carlo Freccero? O del grandissimo storico e sociologo (ma ancor più grandissimo uomo) Marco Revelli, piemontesissimo figlio del magnifico Nuto? I superlativi assoluti si sprecano, e non riescono a rendere giustizia a ciascuno di loro, né ai tanti grandi che si sono susseguiti sui palchi del TF.

Poi ci sono gli amici di sempre. Oltre alla grande squadra che ogni anno perde i sonni – e la voce – dietro alla macchina organizzativa, a partire da Lionella Morano, gli amici con cui condividere. Mimmo Gangemi, Gioacchino Criaco, Vito Teti, Carmine Abate, Giap Parini, Nancy Valente, Nicola Fiorita, Cosimo Sframeli, Wanda Ferro, Sergio La GrotteriaAlessandro De Virgilio, Francesca Viscone (cui va la gratitudine per avermi fatto riabbracciare in una botta sola Carolina Girasole ed Elisabetta Tripodi), Silvana Sicari, Giovanni ChoukhadarianArcangelo Badolati, per esempio. E tanti, tantissimi altri.
Perché il TropeaFestival Leggere&Scrivere non può essere raccontato: va vissuto. Intensamente, attimo dopo attimo, negli incroci continui, nei confronti, nella gioia di essere tutti insieme, oltre le intemperanze e le differenze di percorsi, a raccontare una Calabria che vale la pena di amare incondizionatamente.

Il punto? Un punto a capo. Per ricominciare. Un punto che ha i sorrisi degli studenti – bellissimi, interessati, vivi nel senso più puro del termine. Sono loro il vero senso della maratona culturale appena terminata. Loro, la loro capacità di ascoltare e fare propri alcuni incontri. E anche la loro intemperanza quando non hanno condiviso alcune conversazioni sulla e della cultura.
Sono stata lettrice, innanzitutto. Ascoltatrice vorace. E anche scrittrice ed editrice.
Mi sento in dovere, nonostante la solita ritrosia a parlare di me, di spendere qualche parola anche su queste altre vesti. Non è stato un caso se sabbiarossa ha scelto di presentare in anteprima a Vibo, oltre alla mia quinta opera di narrativa, Faceboom, l’esordio di uno scrittore che è innanzitutto una gran bella persona. Domenico Salamone, in arte Milingo Sutera, che con le sue/nostre Storie Tossiche ha iniziato un nuovo percorso insieme a noi, tenuto a battesimo anche da Caterina Simoncini. Abbiamo aperto con Mara Francese ed Erasmo Maiullari e le straordinarie ricette sognate, abbiamo proseguito con Alessandro Russo e Pino Toscano a raccontare una calabrofia che non ha mai fine, costringendo ad una seconda edizione, ampliata, di Marchiati.

Ma quella che è stata restituita da Palazzo Gagliardi è una fotografia ben diversa da quelle che siamo soliti farci scattare dai media nazionali in selfie di cui siamo noi i primi colpevoli. Quella che è venuta fuori dal cuore di Vibo è la fotografia di tanti cuori, tante anime che hanno saputo creare qualcosa di bello.
Da vivere, da vedere, da assaporare con tutti i sensi (anche il gusto: ottimi gli interventi culinari dei ragazzi della scuola alberghiera), per conservare il meglio. In attesa del 2016 potrete rivivere alcuni tra i momenti più belli negli speciali di YouTouring che abbiamo dedicato al Festival, che andranno in onda da domani sul 655 del digitale terrestre. E forse riuscirete a capire di cosa non sto neppure cercando di parlare, perché ho un’unica chiosa: se non ci siete stati, fate in modo di programmare la vostra presenza alla prossima edizione. Credetemi: mi ringrazierete.