Ex dirigenti incaricati nelle Agenzie fiscali: la questione riguarda anche l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli

da  Rocco Carbone* — 

Stiamo assistendo nelle ultime settimane a un dibattito infuocato sulla questione degli ex incaricati di funzioni dirigenziali decaduti a seguito dell’ormai famosa sentenza della Consulta n. 37/2015.

La forte presa di posizione del direttore dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, in merito a una questione che rimane delicatissima in assenza di una soluzione strutturale del problema, ha scatenato significative reazioni nel mondo politico e nella stessa maggioranza, che hanno trovato ampio risalto persino nei media generalisti anche per l’iniziativa assunta da centinaia di ex incaricati– ricordiamolo ai più distratti: legittimi, perché nominati a seguito di procedure ad evidenza pubblica (i cd. Interpelli) e in un quadro di piena legalità fino alla pronuncia della Corte Costituzionale – di ricorrere per via giudiziaria.

Tutta l’attenzione si sta però concentrando sulle gravi ripercussioni nell’Agenzia delle Entrate e allora è opportuno evidenziare che il medesimo problema è vissuto anche in un’altra Agenzia fiscale, fondamentale anch’essa nella lotta all’evasione e presidio insostituibile nell’attività extra-tributaria (contraffazione, sofisticazione dei prodotti agroalimentari, Made in Italy, solo per citare alcuni esempi) a tutela delle risorse proprie dell’Unione europea, del commercio legittimo, del gioco legale e, soprattutto, della salute dei consumatori: l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

Qual è la mission istituzionale di tale importantissimo pezzo di Stato non lo dobbiamo certo ricordare noi ma, soprattutto, non dovrebbero dimenticarlo coloro che hanno la responsabilità politica del paese, la stampa e quanti in queste settimane stanno finalmente ponendo all’attenzione pubblica – a volte in modo corretto, altre con modalità e visioni alterate (vero Zanetti? vero Cassese? Due uomini agli antipodi per cultura, credibilità e prestigio eppure accomunati dall’ostilità verso il modello agenzia) – su una vicenda che sta assumendo contorni sempre più preoccupanti considerato che investe uno dei settori più strategici di una Nazione: quello fiscale, appunto.

In questi 15 anni di esperienza anche l’Autorità doganale si è avvalsa del contributo di una spina dorsale interna, vale a dire di professionalità che sono state chiamate a collaborare con continuità nell’interesse pubblico a causa di concorsi mai banditi o annullati (il nostro, si sa, è un paese molto.. TARato) e grazie alla possibilità offerta dalla natura di ente pubblico non economico con spiccata (sulla carta) autonomia organizzativa e gestionale.

Di illegittimo, dunque, non c’è nulla a monte dell’affidamento di tali incarichi e men che meno in coloro che ne sono stati investiti. E se c’è stato un utilizzo improprio, questo va individuato nella mancata adozione di adeguate misure legislative nonché nell’endemica precarietà che ha caratterizzato funzioni e compiti, fino a generare secondo il più collaudato schema all’italiana ipocrita sorpresa quando il danno si è realizzato.

Lo sappiamo, vale per le frane provocate non dagli eventi naturali bensì dall’assenza di piani regolatori, vale per la corruzione pervasiva che come una piovra soffoca ampissimi strati del sistema economico e sociale, vale – come nella circostanza – per tutti quei casi in cui omettere paga secondo molti connazionali più di “fare”; apostoli del non-decisionismo-ad-ogni-costo con spiccata vocazione alla conservazione anziché al coraggio dell’iniziativa e dell’innovazione.

Quale sia l’idea di riforma del comparto fiscale che il Governo intenda sottoporre alle Camere non lo sappiamo, ma una cosa è certa: non si può attendere oltre per individuare una soluzione definitiva al problema e la prossima, forse ultima occasione, è l’imminente legge di stabilità.

*segretario generale Sipdad-Dirstat (sindacato personale dirigente e direttivo dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli)