Mimmo, sei molto più che memoria: sei Dipinto Rosso dentro di noi

di Paola Bottero — 

È  difficile fare appello alle parole
ora che l’unica replica ammessa/ è quella che posso cucire/ con i ricordi.
Sopportare di guardarmi allo specchio/ ogni mattina/ e trovarti in una mia espressione/ una smorfia/ un gesto.
Sorprendermi a cantare e d’improvviso/ sentire il cuore in gola.
È difficile essere tuo figlio/ Senza i tuoi occhi/ È difficile non esserlo/ agli occhi degli altri.
Stare qui con te/ e senza te/ Non preoccuparmi più/ per te.

Continuano ad essere le parole di Simone quelle che segnano il Dipinto Rosso affrescato insieme martedì sera, in un Teatro Cilea che scoppiava di presenze persone artisti emozioni. Insieme alle parole dette, a chiusura di una serata per la quale non esistono aggettivi capaci di disegnarne i contorni, quelle non dette. Quelle inghiottite dai nodi che si sono fermati in gola tante volte, partendo dalla pancia, generate dal cuore che scoppia, cercando invano di uscire da una gabbia troppo piccola per contenerlo.

Vuoto. Il vuoto dell’assenza. Delle parole impotenti che preferiscono non esserci, consce della loro limitatezza. Del rosso di poltrone in attesa. Dei silenzi assordanti da quel 31 gennaio. Del distacco.
E pieno. Il pieno delle emozioni, dell’amore. Il pieno del Cilea. Della presenza. Il pieno della ricchezza che Mimmo Martino ha declinato da uomo, da artista, da ricercatore, da poeta, da amico. Il pieno di un salotto vuoto. Il pieno di un baule illuminato che contiene dolore. E amore. E un filo rosso.

ph. Marco Costantino
ph. Marco Costantino

Mi è servito più tempo di quanto immaginassi per sedimentare tutto quello che è successo la sera del tuo sessantesimo compleanno. E tanto altro me ne servirebbe. Molto più di quanto non ne abbia a disposizione. Si era fermato tutto, quel 31 gennaio. Il sipario si era chiuso. Si è riaperto 9 mesi e 10 giorni dopo. Frammento di un attimo. Eterno. Come la riapertura congiunta di un palco, tuo di diritto. Per sempre.
In punta di piedi con Francesco Villari per ricostruire un albero. L’albero come il popolo. Il tuo. Quello che si è stretto intorno a Caterita, Claudio e Simone per mettere insieme i frammenti, le schegge di te. Quello che ha radici salde. Che ha ritrovato la linfa. Che ha cercato i germogli.

“Domani continuerò ad essere. Ma dovrai essere molto attento per vedermi. Sarò un fiore o una foglia. Sarò in quelle forme e ti manderò un saluto. Se sarai abbastanza consapevole, mi riconoscerai, e potrai sorridermi. Ne sarò molto felice”. Così scriveva Thich Nhat Hanh, monaco buddhista vietnamita, poeta e attivista per la pace. Sembrano parole scritte per te: oggi continui ad essere. Ti ho sentito martedì sera. Continuo a sentirti oggi. Forte, vero. Vivo.
Sei memoria, quella che serve per non morire. Ma sei molto di più. Sei emozioni. Sei tu in ciascuno di noi. Sei Mimmo.
Perché i frammenti, le schegge che hai seminato in ciascuno di noi sono così importanti, così taglienti e dolci, da averci permesso di riappropriarci di te. Ora serve che ciascuno di noi si trasformi in un bravo Giardiniere, capace di curare ogni giorno l’albero. Non sarà facile. Ma oggi so che è possibile.

ph. Fabio Toma
ph. Fabio Toma

È difficile accettare/ che in realtà è semplice.
Vederti in tre – quattro bambini/ che corrono dietro un pallone
In un gatto su un muretto/ che aspetta
In una signora anziana/ che sgrana un rosario.
Pensarti altro da quel che sei
Realizzare che comunque sarai.
Sarai scintilla, desiderio, fremito.
Sarai odiato, amato/ discusso, travisato/ calunniato, certificato/ tradito, riqualificato/ spedito in triplice copia/ per essere accettato
Sarai una sera d’estate/ dentro uno scantinato

Sarai mano che si alza/ per essere ascoltato
Sarai urlo/ FORTE/ per aver denunciato

Sarai filo rosso/ tra futuro e passato
Sarai quel giardino/ che tanto hai cantato.
Sarai per me/ Sarai oltre me/ Comunque

Sarai quel che sarai perché/ in fondo/ non te ne sei andato.

[Simone Martino]