Mafia al Senato: Oliverio avrebbe dovuto dare risposte sulle inefficienze del welfare state

da Francesca Bartoletti — 

senatore Francesco MolinariIl senatore Francesco Molinari, Componente Commissione Parlamentare Antimafia, ha dichiarato:

“Partecipando  al convegno che si è svolto in Senato su “indottrinamento mafioso e responsabilità genitoriale”, tante sono state le riflessioni suggerite su una questione delicata come quella evocata dal tema dell’ incontro”. La mafia calabrese, la ‘ndrangheta, ha caratteristiche diverse rispetto alle connotazioni delle altre organizzazioni criminali sul territorio. E sono quelle caratteristiche a renderla più pericolosa perché più impermeabile agli strumenti di contrasto messi in campo dallo Stato. La caratteristica principale è quella che si fonda saldamente sui legami di sangue, la cosiddetta “famiglia” intorno alla quale costruisce tutta la sua fenomenologia e sulla quale conta per controllare capillarmente il territorio, similmente ad un cancro. I figli – soprattutto minori – che hanno la sventura di nascere in contesti familiari, contrassegnati da morti violente e dove il 41 bis a carico di congiunti stretti è quasi la normalità, sono – gioco forza – costretti a vivere in un ambiente impregnato di una cultura mafiosa che sono condannati a tramandare, anche tramite il loro precoce diretto coinvolgimento in fatti criminosi. E’ in questa sintesi che si può comprendere la extrema ratio all’origine dei provvedimenti assunti dalla Procura dei minori di Reggio per rispondere, con provvedimenti – e lo voglio sottolineare – eccezionali ma con saldi riferimenti ai principi costituzionali e utilizzando le norme civili per “allontanare” i minori a rischio dalle famiglie. Ma ciò rappresenta anche la constatazione che lo Stato non riesce nell’affermazione dei diritti – art. 3 in primis – sanciti nella Costituzione, delegando alla straordinarietà dell’intervento del potere giurisdizionale il compito di supplire quello degli altri poteri i cui compiti fisiologici dovrebbero essere più adeguati, nel lungo periodo, a recidere i legami culturali e sociali su cui si fonda e trova humus la ‘ndrangheta. Ritengo pertanto necessario che non si approfitti dell’eccezionalità di questi atti – che tali devono rimanere – che non possono esimere la società civile e le sue articolazioni democratiche dallo strutturare una risposta più complessa e conforme ai principi ed ai valori dell’Ordinamento. Occorre una sinergia tra le istituzioni: non bastano più le buone intenzioni. Occorre riaffermare un’opera di recupero del ruolo educativo sancito dagli articoli 3 e 30 della Costituzione, nei quali il ruolo dei genitori nella promozione dei valori costituzionali non esime che lo Stato debba mettere in campo tutte le sue risorse per rendere effettiva l’uguaglianza di tutti i cittadini, anche se nascono in terra di Calabria. Per questo sono rimasto abbastanza amareggiato e deluso da certe affermazioni a margine del convegno provenienti dal vertice del potere locale calabrese, il presidente Oliverio, che, invece di prendere impegni precisi – come lascerebbe desumere la sua posizione – nulla ha aggiunto oltre le solite stanche e consunte  promesse di fare. Anzi, peggio, ha osannato – non richiesto – l’iniziativa della magistratura, non cogliendo la sofferenza dell’esposizione del Presidente del Tribunale dei minori, Di Bella. Quali risorse può mettere a disposizione del settore sociale la Regione ed in quale rinnovato ruolo progettuale complessivo? Questo sarebbe stato necessario stabilire. Invece l’intervento del Presidente che ha dribblato la questione, ha trovato anche tacito consenso dell’on. Enza Bruno Bossio che, per quanto possiamo condividere la sua proposta di legge in merito, nessun intervento ha ritenuto di fare sulle mancate risposte di Oliverio. Gravissimo il silenzio sui mancati impegni, come numero uno di una  Regione in cui manca un piano generale sul welfare state, di aiuto alla famiglie tutte. Una  regione in cui, paradossalmente, in un capoluogo di provincia dalla notevole estensione territoriale come Cosenza, si conta all’attivo solo un assistente sociale.
Mi chiedo quale attendibilità possano vantare gli amministratori locali calabresi nella soluzione degli annosi problemi di questa terra se non riescono ad affrontare con la  giusta sensibilità temi così cruciali da riflettersi nella nostra identità di popolo”.