A Natale siamo tutti più buoni? Per me puzza di farsa

di Angelo Montanari — 

“Un uomo cui s’era confitta una spina nel piede, imprecò ad essa; ma la spina rispose: «puoi indicarmi qualcuno cui piace che gli camminino sulla testa?»” così recita un proverbio africano.
Io sono la spina cui non piace che si cammini sulla testa. Sono il cercatore di spine che trova le rose.
Sono lo spinoso. E questo è il mio angolo di fiori e spine. Benvenuti.

Lucy natalePer inaugurare questa piccola rubrica visto il clima festivo mi tocca scrivere dell’affannosa spina che ci affligge ogni anno in questo periodo: trasformarci tutti in novelli folletti di Babbo Natale.
A Natale siamo tutti più buoni. Sarà vero? Lo siamo perché bisogna esserlo o lo siamo perché davvero dal cuore trasborda un’onda d’amore verso il nostro prossimo?
È quello che mi sono chiesto in questi giorni quando bloccato nel traffico impazzito avrei voluto avere, invece della mia carretta d’annata, un magnifico Hummer (magari giallo) per poter passare sulle altre macchine e farmi spazio.
E l’ho pensato nelle interminabili file alle casse dei negozi strapieni (però c’è crisi) quando avrei voluto inveire senza freni contro il furbastro (c’è sempre un furbastro e vi sarà capitato di certo) che con aria innocente tentava di scavalcare l’intera fila.
E me lo sono domandato quando la signora in visone sgomitandomi in un occhio ha afferrato l’ultima scatola del gioco che cercavo per mio nipote. Siamo davvero più buoni mentre in ogni modo cerchiamo di fregare il nostro prossimo per accaparrarci l’ultima confezione di cotechino?

Dovremmo vedere sorrisi sui volti dei nostri vicini, parenti e affini. Io vedo solo espressioni da El Grinta. Facce inviperite, scazzate, annoiate, arrabbiate, stanche. Centinaia di Scrooge in attesa dello spirito del Natale. Che però ritarda. Eccome se ritarda.
E probabilmente anche la mia faccia ha un ghigno dipinto. Perché tutte quelle luci festose, e i canti dei bambini, e i fiocchi mi puzzano di farsa. Non li percepisco come reali. Ravviso solo una patina luccicante come una carta da regalo su un pacco vuoto.

Dicono gli psicologi che il Natale provoca ansia in quanto è il periodo in cui l’aspettativa sociale impone che si sia felici. Felici per forza. E se non riusciamo ad esserlo ci sentiamo in colpa.
Forse agli psicologi dovremmo spiegare che la felicità come diceva Totò è fatta di attimi di dimenticanza.
E molti di noi vorrebbero dimenticare il dovere di essere felici. Il dovere di ringraziare, salutare, stare insieme con chi per il resto dell’anno ci ignora. O semplicemente il dovere di essere come ci si aspetta che dovremmo essere.

Perché la verità, spinosissima, è una sola: che invece di correre di qua e di là come palline impazzite di un flipper sogniamo di stare in panciolle su una spiaggia tropicale con un cocktail in mano e un micro alberello di Natale sul tavolino di bambù. Tanto per ricordarci il periodo ed essere davvero felici.

Negate se potete… e buon Natale a tutti!