Chi minaccia Gratteri minaccia la nostra speranza

di Paola Bottero — 

Solidarietà. Vicinanza. Sostegno. Sdegno per il vile atto. Preoccupazione per l’emergenza sociale. Le declinazioni sono infinite, in questa terra dove una buona percentuale dei comunicati stampa insegue il rifiorire continuo di minacce. Vere, pericolose, preoccupanti, gonfiate, create ad hoc, tutte insieme in un unico calderone. Quello della corsa alla solidarietà, cui sono allergica da sempre. Però stavolta la macchina mediatica si è mossa intorno a qualcuno che rappresenta lo Stato. Che è lo Stato. Che rappresenta ciascuno di noi, la nostra speranza di potercela fare. Ancora arrivavano i comunicati di solidarietà per Arturo Bova e già si affacciavano i primi per il nostro sostituto procuratore. Il nostro Nicola Gratteri.
Una cosa seria. Gravissima. Che è esplosa in un fine settimana artico.

2015 0813 7 seaTOURING Gratteri 12Non mi sento in grado di commentare quello che è successo mercoledì scorso nell’edificio oltre lo Stretto dove vive il figlio ventenne di Nicola Gratteri. Non mi sento in grado neppure di commentare i commenti. Anche se una mia idea me la sono fatta.
Da quarantotto ore ci penso e ci ripenso. Da quarantotto ore mi impongo il silenzio per non mescolare le carte. Per non sopraffare con la solita corsa alla solidarietà un’intimidazione che va ben oltre gli schemi cui siamo abituati. Quasi assuefatti. Mi riecheggiano i commenti a caldo – che a caldo erano solo per me: da quella notte chi deve e sa lavora per ricostruire un quadro chiaro e passare alle contromosse –, in cui la lucidità del magistrato, la lungimiranza del procuratore, la preoccupazione del padre e la determinazione dell’uomo si confondono in un’unica voce. E oggi mi sento più impotente che mai, ricatapultata in questo Stretto artico in cui le parole inseguono le parole. Attendo. Con la fiducia estrema in Gratteri uomo di Stato. E con l’abbraccio più forte a Nicola uomo e basta. A suo figlio. Alla sua famiglia. Lottatori di sempre, punti di riferimento costanti di chi si schiera senza se e senza ma contro quella parte di Calabria e di Italia che continua a nascondersi dietro un passamontagna.