Cosa c’è Dietro la porta? Lo rivelano Battaglia e Miseferi nella nuova commedia teatrale

Un atto unico. Regia di Gianni Quinto. Due barboni: Armando Meniconi detto “Il Principe”, interpretato da Giacomo Battaglia e Giovanni Passalacqua detto “Il Terrone”, interpretato da Gigi Miseferi. Musiche di Sandro Scialpi. Debutto nazionale al Teatro Comunale “Francesco Cilea” di Reggio Calabria.

Dietro la porta. Proprio come stanno vivendo loro, i nostri artisti reggini, da qualche giorno. Dietro la porta del b’art, passaggio naturale e continuo in questi ultimi giorni di prove per l’anteprima del Cilea. Avanti e indietro, come ci hanno abituati. Una battuta. Una risata. Una telefonata. Un’intervista. Una consumazione veloce. Qualche foto postata sui social, “indispensabili”, oggi. Una barba – due – che segna i dodici anni trascorsi con tutt’altro look. Quello pettinato da cabaret. Quello nato in radio, proseguito con il Bagaglino, lasciato in stand by per interpretazioni attoriali di spessore, ma sempre pronto ad essere reindossato, come la migliore fabbrica di buonumore.
La coppia di amici, prima che di artisti, ora ritorna alla prosa. Dopo 30 anni, con la stessa passione dei primi tempi. Un regista giovane – “ha gli anni di Cristo in croce, speriamo bene” – , un tema antico come la vita e la morte.

Il luogo di Dietro la porta è un “non luogo”, in un tempo sospeso dopo la vita. Chiamarlo “aldilà” sarebbe già un’apertura verso la concezione umana del dopo. Lì, dove sono loro, non ci sono ne angioletti, come dice Giovanni, né altre immagini che possano ricondurre agli stadi post mortem delle diverse religioni. Sicura è solo la morte, ma Armando/Giacomo e Giovanni/Gigi non sanno se l’attesa davanti ad una porta sia il preludio a qualcosa che verrà. Il vero terrore è che quella condizione di attesa sia per loro una punizione da scontare per l’eternità. Intorno il nulla. Di fronte una porta e, accanto alla loro attesa, tante altalene.

Foto Battaglia & Miseferi

Armando è un uomo vissuto, che apparentemente non crede più a nulla. Disilluso, da tutti e tutto, ha trovato nella solitudine una giusta condizione alla sua esistenza. Questo, però, è quello che vuol fare vedere. Perché in fondo, anche se non lo ammette, come tutti ama la compagnia (magari di pochi) e vede nell’arrivo di Giovanni un valido sostegno per ingannare la sua lunga attesa. Ma diffida di tutti: ecco perché cerca di non affezionarsi. Ha paura di restarne fregato, oppure di perderlo. Ci vorrà tempo per fargli dire qualcosa di sé, ma quando lo farà si capirà il motivo del suo silenzio e della sua diffidenza.

Giovanni è tutt’altro che un uomo silenzioso. Gli piace la compagnia, adora parlare, anche del nulla: è il suo modo di esorcizzare la vita. Al contrario di Armando ha scelto la vita da barbone e ne è felice: è il suo modo di vivere l’esistenza in maniera romantica. La sua troppa disponibilità sta alla base delle fregature prese nella vita. Fra tutte, quella del suo eterno amore Brigitte che lo ha abbandonato per un pappone. Il suo animo vivace lo porterà a diffidare del silenzio di Armando, ma alla fine riuscirà a tirare fuori tutto quello che giace sul fondo del cuore di Armando, con romantica semplicità.

Un imperativo categorico, vederli e scoprire con loro le anse e le ansie di un dopo vita che nessuno conosce. Magari incrociandoli dietro la porta delle loro prove generali, rubando qualche sorriso prima della prima. Appuntamento al Cilea di Reggio Calabria sabato 27 febbraio 2016. E il 12 marzo al Teatro “Don Bosco” di Bova Marina (Rc), il 13 e 14 aprile al Teatro “Marconi” di Roma, il 16 aprile al Teatro Comunale di Cotronei (Cr). Poi basta. Poi si dovrà attendere ottobre, quando riprenderà il tour teatrale.