Perdere tutto nel giorno che non c’è

«Sto perdendo casa e lavoro, ho già perso la serenità familiare. Allora oggi mi chiedo: conviene denunciare i propri aguzzini come ho fatto io?». Così si sfogava a ottobre 2014 Tiberio Bentivoglio, l’imprenditore reggino sessantatreenne sotto scorta, testimone di giustizia dal 1992, simbolo dell’antiracket. Ventiquattro anni fa è iniziato il suo calvario.

Tiberio BentivoglioSolo a Condera, la frazione di Reggio Calabria dove abita e dove, nel 1979, ha aperto la Sanitaria Sant’Elia, “negozio d’abbigliamento per bambini”.
Solo nella sua battaglia contro il pizzo.
Solo contro la farraginosità di un sistema che chiede ai cittadini di rivolgersi alle istituzioni ma poi non è attrezzato per dare le risposte giuste. Due decenni fatti di richieste di aiuto, appelli costanti e continui, da quelli al Consiglio regionale della Calabria e quelli alla Commissione parlamentare Antimafia e al ministro dell’Interno Angelino Alfano, passando per papa Francesco.
Solo contro Equitalia, che proprio a fine 2014 gli ha inviato l’avviso di vendita all’asta della sua abitazione, già ipotecata da oltre un anno per 991mila euro. Una pretesa per danno erariale: da nove anni non pagava all’Inps i contributi dei propri dipendenti: «Ho sempre pagato tutto regolarmente ai lavoratori fin quando ho potuto», sottolinea l’imprenditore.
Solo contro le banche, che non gli concedono più alcuna forma di credito, mutui e prestiti a Bentivoglio.
Solo contro i proprietari del negozio, che gli hanno mandato, sempre a ottobre 2014, il preavviso di sfratto perché non ha i soldi per pagare l’affitto.
Solo nella sua battaglia contro l’assurdo, iniziata nel 1992 con il primo furto al negozio, il secondo nel 1998, accompagnato da un attentato. Poi l’attentato dinamitardo nell’aprile 2003, l’incendio nel 2005. Nel giugno 2008 brucia il capannone-deposito. Nel febbraio 2011 gli sparano. Sono le 6 del mattino, sta andando nel suo frutteto: «Solo il caso ha voluto che il proiettile, probabilmente quello fatale, si fermasse nel marsupio di cuoio, che quel giorno portavo a tracolla sulle spalle. Gli autori del tentato omicidio a oggi restano ignoti, mentre io continuo a trascinarmi su una sola gamba in quanto l’altra ha riportato lesioni permanenti causati dai proiettili». Da allora Tiberio è stato derubricato come persona “ad alto rischio”. Da allora ha la scorta. Ma la solitudine si tocca con mano.

C’è una pezzo di Reggio che lo ha accompagnato nella sua guerra contro il silenzio. Si sono organizzate cose. Si sono fatti sit-in e incontri nella sua Sanitaria per cercare di alleviare il peso di questa sua solitudine. Ma il calvario continua.

bentivoglio incendio 2016 02Oggi nel giorno che non c’è, un 29 febbraio beffardo che esiste solo ogni quattro anni, del calvario di Tiberio Bentivoglio rimane il nero assoluto lasciato come unico ricordo delle fiamme che ieri sera hanno distrutto, ancora, i magazzini della sanitaria Sant’Elia. I Vigili del fuoco hanno fatto fatica a domare il rogo, la Polizia Scientifica di Reggio Calabria ha avviato le indagini, tra le macerie sarebbero state ritrovate tracce in grado di dimostrare la natura dolosa dell’incendio.

E stasera, in questo stesso giorno che non c’è, Reggio è chiamata a stringersi in un abbraccio non solo a Tiberio, non solo all’antimafia che va oltre le parate, ma anche a chi ancora crede nella forza della denuncia.
Stanotte ancora una volta Tiberio Bentivoglio e la sua famiglia hanno perso tutto. Reggio, da stasera e per tutti i giorni a venire può dimostrare che non sono più soli.

le reazioni

bentivoglio incendio 2016 01«L’incendio al magazzino della sanitaria Sant’Elia di proprietà dell’imprenditore testimone di giustizia Tiberio Bentivoglio è un fatto gravissimo che deve richiamare l’attenzione delle massime istituzioni nazionali», scrive in una nota il Sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà.
«Tiberio è stato in questi anni un simbolo della Reggio onesta, un portabandiera dell’economia sana della città che ha deciso di non piegarsi al giogo della ‘ndrangheta. La sua testimonianza ha attraversato l’Italia, veicolata dall’impegno dell’associazione antimafia Libera, ponendosi come esempio di ribellione al cancro mafioso. Chi ha colpito, per l’ennesima volta, Tiberio Bentivoglio, in realtà ha colpito tutti noi. A questi vigliacchi che agiscono nel buio vogliamo gridare che non ci fanno paura.
Pochi giorni fa in Comune ho ricevuto la visita di Bentivoglio. La sua attività commerciale, più volte colpita dalla ‘ndrangheta, sta per trasferirsi all’interno di un bene confiscato ottenuto in locazione in una zona più centrale della città. Vogliamo aiutare concretamente Tiberio, contribuendo alla raccolta fondi per la ristrutturazione del nuovo bene confiscato. La solidarietà non basta più ci vuole una vera e propria scorta civica. Tiberio non deve essere lasciato solo. Questa sera alle 19:00 ci ritroveremo tutti di fronte al deposito incendiato. Tiberio Bentivoglio siamo tutti noi».

Immediata anche la reazione del presidente del Consiglio regionale Nicola Irto: «Esprimo sdegno e ferma condanna per l’incendio doloso del deposito di proprietà di Tiberio Bentivoglio, testimone di giustizia, coraggioso imprenditore che non si è piegato al racket e che da anni è nel mirino. Come cittadini, prima ancora che come uomini delle istituzioni, abbiamo il dovere civile di ribellarci allo strapotere della criminalità e di schierarci in maniera risoluta al fianco di chi ha avuto la forza e la dignità di dire “no”. Alla luce del susseguirsi di episodi sempre più gravi, occorre prendere atto dell’eccezionalità della situazione dell’ordine pubblico nel Reggino e assumere provvedimenti coerenti e incisivi».

Sebi Romeo, capogruppo del Partito Democratico in consiglio regionale: «L’incendio doloso che ha distrutto questa notte i magazzini dell’imprenditore Tiberio Bentivoglio, uomo che con coraggio ha denunciato i suoi estorsori, amareggia e sconcerta. Amareggia perché colpisce un testimone di giustizia sotto tutela e sconcerta perché si inserisce in un quadro più ampio che negli ultimi mesi vede la provincia reggina sotto asfissiante assedio.
Da dove ripartire per fermare questa escalation di violenza è un dato da elaborare sinergicamente, dal già pregevole lavoro delle forze dell’ordine da rafforzare ad un ciclo di nuove politiche pubbliche di investimento da programmare e mettere in pratica, la mentalità criminale ed il malaffare vanno combattuti sul piano culturale e sociale, oltre che repressivo.
A Tiberio Bentivoglio va la mia vicinanza umana ed istituzionale. Provo ad immaginare la sensazione di amarezza che tali gesti possono provocare, ma la determinazione che lo ha sempre contraddistinto sono certo che non gli permetterà di lasciare spazio alla paura ed alla delusione. Non vi sono gesti intimidatori più o meno importanti di altri, ma colpire un testimone di giustizia che non si è piegato al racket ha un significato ancora più profondo. Tiberio e quelli come lui non vanno lasciati soli, la sua attività deve ripartire, anche grazie agli strumenti messi in campo da Libera e da altre associazioni, che dobbiamo continuare a sostenere ed affiancare.

Stefania Covello, parlamentare Pd: «Colpire duramente l’arroganza della criminalità. Sostenere i testimoni di giustizia che stanno pagando un duro prezzo in Calabria. L’incendio che stanotte ha distrutto i magazzini della sanitaria Sant’Elia a Reggio Calabria, di proprietà del testimone di giustizia Tiberio Bentivoglio, che da molti anni combatte contro le cosche della ‘ndrangheta, non può rimanere impunito! Lo Stato e le sue istituzioni devono rafforzare il sostegno e la protezione all’imprenditore che dal 1992 è vittima di intimidazioni gravi».

Walter Scerbo, sindaco di Palizzi (Rc): “Il tempo rende ragione all’Uomo che persevera nel giusto, che è testimone nel vivere quotidiano dei principi di legalità e di lealtà allo Stato. Ma il tempo non gli ha reso giustizia, e seppure la figura biblica di Giobbe potrebbe ancora rappresentare il suo esempio di vita, sarà certamente necessario che le mani degli uomini dello Stato, di cui Tiberio Bentivoglio è onorevolmente cittadino, lo sorreggano, finalmente, in modo vigoroso”.

Cgil, Cisl e Uil di Reggio Calabria “nell’esprimere la più totale solidarietà all’imprenditore Tiberio Bentivoglio, ritengono non più procrastinabile un intervento immediato su alcune questioni, quali legalità e lavoro, divenute ormai tematiche prioritarie su cui è necessario intervenire in maniera continua e decisa per rafforzare “gli anticorpi “ che combattono la criminalità. Pensiamo che occorra, immediatamente, individuare norme e forme di sostegno, affinché il Signor Bentivoglio, possa, da subito, utilizzare il bene confiscato assegnatogli e, allo stesso tempo, avere gli indispensabili sostegni finanziari per potere  riprendere la sua attività. Proprio alla luce di una nostra impostazione, mirata verso l’implementazione dei necessari supporti, quali adeguati  organici dei magistrati e personale giudiziario, maggiori risorse per le forze dell’ordine, per altro problematiche sollevate appena pochi giorni fa con l’iniziativa su legalità e lavoro, promossa dalle suddette organizzazioni sindacali, riteniamo che questa debba essere la prima risposta da offrire al territorio e a tutti i cittadini  onesti.
Come OO.SS. abbiamo il dovere di incentivare in più e meglio le nostre iniziative verso quel cambiamento culturale che sia in grado di creare un vero cordone di sicurezza a tutte le persone che non intendono sottostare al potere della ‘ndrangheta. Aderiamo convinti alla manifestazione , invitando i nostri iscritti, i cittadini tutti di questa Città, a partecipare alla iniziativa di solidarietà che si terrà stasera, alle ore 19.00 presso il deposito di Tiberio Bentivoglio.
Siamo certi che nonostante le reazioni violente della malavita, Cgil, Cisl e Uil e la parte sana della società, sapranno reagire con  forza, coraggio e determinazione, per creare quel fronte che porti ad una concreta e fattiva prevenzione sociale”.

Coordinamento di Libera a Reggio Calabria: «La notizia dell’ennesimo atto intimidatorio ai danni di Tiberio Bentivoglio e della sua famiglia ci lascia sgomenti. Il magazzino della Sanitaria Sant’Elia è andato completamente distrutto a causa di un incendio divampato questo notte. Distrutta è tutta la merce che attendeva di essere ricollocata nei nuovi locali che finalmente, dopo tante fatiche, stavano per vedere la luce in una zona più centrale della città da cui l’attività della sanitaria doveva riprende. Locali di un bene confiscato che grazie alla generosità dei tanti sostenitori del Comitato “Un seme per Enza e Tiberio Bentivoglio” sono stati ristrutturati.
Nessuna parola è in grado di esprimere il vortice di emozioni che prova chi, in questi anni, ha visto le tante volte in cui la ‘ndrangheta ha voluto mettere in ginocchio Tiberio e le altrettante volte in cui lui, ostinatamente, si è rimesso in piedi e ha alzato la testa. Lui che, insieme ad altri coraggiosi imprenditori, ha denunciato per primo questi ominicchi mafiosi e ha fondato la rete antiracket “ReggioLiberaReggio” per non essere solo, per smuovere le coscienze di questa città spesso sonnolente. Nessuna parola quindi può valere quanto lo stargli, ora, accanto!
La rete di “Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie” non indietreggerà di un passo sino a quando Tiberio e la sua famiglia non saranno liberi di condurre serenamente la propria vita e la propria impresa in questa nostra città. La libertà di tutti noi passa per la loro libertà! Libertà di essere imprenditori onesti a Reggio, qui e adesso!
Per questo ogni reggino ha il dovere di esserci questa sera per dimostrare ancora una volta che siamo tutti Tiberio ed Enza! L’appuntamento è alle ore 19 davanti al magazzino distrutto in via Salita Zerbi, a pochi metri dall’ingresso della Facoltà di Architettura».

il presidente della Commissione regionale contro la ‘ndrangheta Arturo Bova: “A Tiberio Bentivoglio, uomo coraggioso e testimone di legalità, va la mia sincera solidarietà per l’ennesima intimidazione subita. La devastazione del deposito di articoli per la prima infanzia di cui è titolare il commerciante reggino, attesta il livello di aggressività di una mafia che non perde occasione per dimostrare la sua forza distruttrice. Contro una criminalità che cerca di intimidire e condizionare le coscienze, sferrando continui attacchi nei confronti di sindaci, amministratori, imprenditori e operatori dell’informazione – prosegue Bova –  serve una mobilitazione collettiva della società civile a sostegno del lavoro di Magistratura e Forze dell’Ordine che stanno assicurando uno sforzo straordinario in un contesto di emergenza.
Dinanzi ad una situazione divenuta insopportabile, occorre mettere in campo nuove misure efficaci ed incisive contro quei poteri criminali che stanno cercando di uccidere la speranza ed il futuro. Penso alle vittime dell’usura e delle estorsioni, penso a quanti si sono ribellati al racket e per questo hanno pagato caro.
La visita personale che gli farò oggi pomeriggio prima di partecipare alla manifestazione per le ore 18.00 indetta dall’assemblea dei sindaci della Locride non vuole essere una semplice attestazione di solidarietà, ma anche l’auspicio che l’imprenditore non indietreggi ma rinnovi ancora una volta il suo impegno e il suo coraggio nel solco di un percorso concreto che lo ha visto protagonista attivo nella lotta alla mafia e al malaffare”.