Sanità peggio di prima: un affare pagato dai calabresi

da Raffaele Papa* — 

Settembre 2009 la giunta regionale approva il piano di rientro dal debito sanitario, a luglio 2010 l’allora presidente Scopelliti viene nominato commissario ad acta per la sanità, ad ottobre del 2010 viene approvata la nuova rete ospedaliera, nel mese di giugno del 2012 vengono chiusi alcuni presidi ospedalieri tra cui Trebisacce e Praia a Mare.
Arriviamo a marzo 2015, dopo che il governo Renzi ha voluto l’incompatibilità del presidente della regione ad essere anche commissario ad acta, il consiglio dei ministri nomina Massimo Scura nuovo Conmmissario ad acta in sostituzione del decaduto Scopelliti.
Siamo a marzo 2016, nulla è cambiato se non in peggio e tutti a dire ricominciamo.

ospedaleNessun mea culpa, né pentimento, ma solo sette anni di sperperi, sette anni di disagi, drammi e tragedie passati interamente sulle spalle dei i calabresi. A questo punto dire basta è il minimo che si possa fare e se in molti oggi lo annunciano non sarà certo facile attuarlo in quanto tale inefficiente sistema è un grande affare tutto pagato dai cittadini.
La malasanità, il malfunzionamento di servizi e strutture, determina una mobilità passiva che in media costa annualmente circa 300 milioni di euro, provate a moltiplicarlo già solo per i sette anni trascorsi ed abbiamo una quadro molto indicativo del perché di alcune dinamiche e scelte fino ad ora attuate. Il tutto a favore di regioni del nord, sempre le stesse, le più facoltose, ricche e che spesso decidono il corso degli eventi politici in Italia.
Ecco perché la sanità è ormai la madre di tutte le battaglie che va combattuta e vinta al fine di innescare un processo di autonomia e sviluppo della Calabria e dell’intero sud. Per farlo non basta accontentarsi delle dichiarazioni di facciata, occorre una consapevolezza collettiva ed è quello che l’Italia del Meridione inizierà a fare da subito in mezzo alla gente e nelle piazze dei nostri comuni.

Una mobilitazione generale per riaffermare che la sanità è per la vita e non per gli affari e che non siamo più disponibili a subire scelte calate dall’alto di chi non conosce popoli e territori.
Vogliamo un nuovo piano sanitario che metta al primo posto i calabresi con interventi precisi e puntuali che partono dalle necessita di ogni specifico territorio che va ascoltato e tenuto in debita considerazione attraverso pubbliche manifestazioni che esaltino la compartecipazione popolare. Dura deve essere anche la lotta agli sprechi in particolare su chi lucra direttamente ed indirettamente sulle disgrazie altrui; ma questo non dovrà mai significare che in nome di una falsa spending review si sancisca la condanna a morte dello stato sociale e con esso di quei cittadini deboli che hanno più bisogno di attenzioni e cure.

È necessario rifondare il sistema sanitario affidandolo al merito dei nostri professionisti capaci e preparati,  partendo da strutture e mezzi esistenti ottimizzandole al meglio. Tale revisione va fatta in tutta la Regione ed in particolare in quelle zone interne e costiere  della provincia come il tirreno cosentino che per la loro conformazione territoriale ed abitativa necessità di uno sguardo attento e misure appropriate, la riapertura del Presidio di Praia a Mare con pronto soccorso attrezzato ed eccellente è un punto fermo inderogabile. Qui l’assenza di una rete di emergenza urgenza adeguata ha già causato negli scorsi anni vittime e disagi oltre a far lievitare i costi per mobilità passiva a carico del bilancio regionale.
Invertire la rotta è urgente iniziamo a farlo tutti concretamente e da subito.

* Coord. Provinciale Cosenza Italia del Meridione