Ho visto un uomo di nome Dignità: Tiberio Bentivoglio

di Nino Mallamaci — 

Stasera, davanti al negozio nuovo di zecca, ho visto un uomo di nome Dignità.
Inappuntabile come sempre, col vestito buono, i capelli, più bianchi che brizzolati, ben ravviati, con accanto la moglie, Tiberio Bentivoglio aveva la sua solita aria da signore. Un signore per bene diventato, suo malgrado, un monumento, al quale i cittadini di reggio e di tutti i luoghi deturpati dalla malapianta chiamata ‘ndrangheta, mafia, camorra, guardano con rispetto e ammirazione. quale tumulto si possa celare dietro quello sguardo tranquillo, quasi distaccato, lo sa solo lui.

bentivoglio riaperturaPer quanto mi impegni, non riesco ad immaginare quale forza possa sostenere uomini come lui e come Mario Congiusta, anche lui presente stasera, messi a dura prova dagli eventi terribili che ne hanno segnato l’esistenza. Perché a tutti può capitare un lutto in famiglia, una disgrazia, un tracollo economico. Ma se a provocare questi terremoti non è il fato, ma esseri cosiddetti umani che agiscono in piena coscienza, e che decidono consapevolmente di rovinare la tua vita solo perché sei di ostacolo ai loro biechi disegni criminosi, allora è ben diverso. Vivi, ogni giorno, ogni istante, sapendo che qualcuno, da qualche parte, in quel medesimo momento, ha la possibilità di fare lo stesso, cioè vivere, malgrado sia stato scientemente, freddamente, l’artefice del tuo sprofondare nell’angoscia. a mio avviso, forse è questo l’aspetto peggiore di queste tragedie.
Sentire di stare dentro una comunità, grande o piccola che sia, paese città nazione mondo intero, insieme ai tuoi carnefici, a coloro che hanno preso ciò che di più caro avevi e l’hanno infilzato con la loro crudeltà e la loro brama di potere e di danaro.

Ho abbracciato Tiberio, stasera. Poi ho ascoltato l’oratore e il grande applauso che ha suscitato il nome di Cafiero De Raho. Poi ho abbracciato Mario Congiusta e gli ho voluto dire una cosa, stringendogli le mani: io ti penso sempre, e come me certamente migliaia e migliaia di persone, che non vedi se non di rado e fugacemente; lo so che non è una grande consolazione per quanto ti è successo, ma è una delle poche cose che possiamo fare. Lui ha risposto di sentire questo sostegno, e che gli serve molto per andare avanti nella sua battaglia per la giustizia, per compensare l’amarezza per il tempo che passa senza vedere la sua conclusione, la stanchezza per l’indifferenza che talvolta è costretto a sopportare persino dai parlamentari, ai quali spetta, o spetterebbe, il compito di occuparsi dei problemi del popolo e di nient’altro. Tiberio, Mario, tanti altri come loro, non volevano, non vogliono essere eroi, io ne sono certo. Questo si può evitare, però, solo se tutti, dal primo all’ultimo, partendo ognuno dalla propria postazione, si decideranno a marciare, col massimo della determinazione, nella stessa direzione.