Reggio | Photòpia, evoluzione della misura del paesaggio. A Ecolandia, 8-17 aprile

di Josephine Condemi — 

Le montagne col marrone, le colline col giallo e le pianure col verde. Per le mappe a scuola usavamo colori standard. E nella mappa, rappresentata dall’alto, gli umani non c’erano mai. Nella fotografia di paesaggio, prima del 1975, era più o meno la stessa cosa, ho scoperto ieri pomeriggio alla conferenza stampa di presentazione del festival Photòpia, che animerà il Parco Ecolandia dall’8 al 17 aprile: immagini in bianco e nero che ritraevano una natura incontaminata, da cartolina, dove l’uomo non era riuscito ad arrivare. «Il maestro del genere è stato Ansel Adams» ha spiegato Alessandro Mallamaci, presidente dell’associazione “Il Cerchio dell’Immagine”. «Con le dovute eccezioni e precauzioni, equivale a chi oggi pensa che la fotografia del paesaggio sia scattare un’immagine dello Stretto dal nostro lungomare. È bello, certo, ma non rappresenta tutte le storie che un paesaggio può raccontare».

Per uscire dai colori standard, dalle immagini in bianco e nero, da un territorio in cartolina, “Il Cerchio dell’Immagine”, l’associazione che da settembre è diventata la prima scuola di fotografia in Calabria, ha organizzato questo festival, Photòpia, evoluzione del precedente “La misura del paesaggio”, per continuare a raccontare «lo straordinario nella quotidianità», ha continuato Mallamaci. «Non ci interessa andare a scattare 100 foto delle strutture di New York e portarle qui, è un tipo di atto predatorio: cerchiamo la fotografia che racconta il territorio ai suoi stessi abitanti». Proprio seguendo la svolta dei New Topographics, la mostra che nel 1975 a New York avrebbe tracciato nuove mappe nella storia della fotografia, oltre la natura incontaminata, inserendo dentro l’obiettivo, l’uomo e la sua interazione, positiva o negativa, col paesaggio.

I venti ragazzi del team non sono tutti in conferenza stampa. Stanno allestendo il Parco Ecolandia. Per dieci giorni, dall’8 al 17 aprile, vogliono farlo diventare un luogo a metà tra il reale e l’immaginato, Photopia: sei seminari, sette mostre e tre sessioni di letture portfolio, per incontrarsi e raccontare la storia di territori e spazi attraverso le immagini. La direzione artistica è stata affidata alla factory romana Door, “Do Original or Renounce”, una scelta, ha sottolineato Mallamaci «che punta sul fare rete e la contaminazione». Se Paolo Cenciarelli, uno dei tre fotografi fondatori di Door, ha evidenziato nel suo intervento l’impegno a investire sulla fotografia per raccontare i territori, «oltre il classicismo estetico visivo», Pamela Piscicelli si è soffermata sul tema del festival, LandSpaces, «un gioco di parole per riflettere sulla terra e lo spazio come delimitazione sia fisica che mentale:  le mostre comprenderanno sia  fotografia di reportage, come il lavoro di Alessandro Penso sugli spazi sognati dai rifugiati, sia fotografia concettuale, come lo sguardo di Federico Clavarino su “Italia o Italia” che racconta spazi a prima vista disabitati. Delle sette mostre, quattro saranno al chiuso ma tre invaderanno il parco con allestimenti en plein air». Anche i seminari, previsti sabato 9 e domenica 10, saranno focalizzati sulla narrazione per immagini dei territori: il fotografo Filippo Romano, calabrese d’origine, ha ricordato il percorso che dal 2007 al 2011 l’ha portato a raccontare la Statale 106 e, dal 2011, il paesaggio dello Stretto con dei colleghi del territorio in specifici workshop. «Questo festival dimostra che la speranza individuale può essere collettiva» ha sottolineato Romano «che è possibile affrontare da qui un discorso sulla fotografia di paesaggio contemporanea. Qui c’è molto da raccontare e diffondere per sensibilizzare. Per me il paesaggio è espressione di un governo, di una politica del territorio».

Scatti di paesaggio nel paesaggio del parco Ecolandia. Un parco che, ha sottolineato Piero Milasi, presidente della società cooperativa a responsabilità limitata, «è un parco ludico, ambientale, tecnologico che vuole scommettere nel tempo su eventi storicizzati. È da un anno che parliamo di questo festival» ha sorriso «sono stati fatti molti sopralluoghi, è una manifestazione molto seria, puntiamo sulle periferie e sulla cultura come volano di economia sostenibile».

A proposito di sostenibilità, il festival si sostiene grazie a sponsorizzazioni aziendali e al biglietto di entrata al Parco ed è patrocinato dal comune e dalla provincia di Reggio Calabria. Se Franco Arcidiaco, portando i saluti del sindaco Giuseppe Falcomatà, ha sottolineato che l’evento «apre la stagione estiva in città, stagione che, come affermava Italo, dovrebbe andare dal Santo alla Santa, quindi dalla festa di S. Giorgio a quella della Madonna della Consolazione», il presidente del consiglio comunale Demetrio Delfino ha evidenziato che «manifestazioni come questa, ad Ecolandia, significano ridurre la distanza tra la periferia e il centro, con volontà, intenzione e sacrificio di valorizzazione. Su Ecolandia noi ci giochiamo la faccia, vorremmo fare di più ma stiamo mantenendo quanto promesso». L’assessore provinciale alla Cultura e alla legalità, Eduardo Lamberti Castronuovo si è invece soffermato sul grand tour dei viaggiatori inglesi e francesi, «che arrivavano per ritrarre proprio le peculiarità del nostro paesaggio, perché la fotografia può ricostruire la storia». Di persone, azioni in un contesto. Dal paesaggio che abbiamo al paesaggio che siamo.