Le ipotesi che si nascondono sotto piazza Garibaldi a Reggio. Quella del forte spagnolo la meno quotata

di Josephine Condemi — 

Un tempio greco, un mausoleo romano, un forte spagnolo: si moltiplicano le ipotesi sulla struttura architettonica rinvenuta dieci giorni fa sotto piazza Garibaldi. Il ritrovamento, ieri pomeriggio, di anfore perfettamente integre, successivo a quello avvenuto qualche giorno fa, di cocci di terracotta in vernice nera, riaccende la curiosità cittadina. La comunicazione ufficiale su datazione, funzione e storia dei reperti spetta alla soprintendenza, attenta a non far trapelare nulla delle ricerche in corso.

«Ho sentito molti voli pindarici ma in questo momento non possiamo fornire dichiarazioni» taglia corto Maddalena Sica, l’archeologa responsabile dei saggi. Ma il passaparola è già cominciato e con l’ampliarsi del cantiere, che prevede altri due saggi per almeno tutto il mese di maggio, è destinato a crescere. Occhi puntati quindi sul quadrato di quindici metri per quindici entro cui insiste lo scavo: dal vivo, con una sbirciatina da uno dei fori della rete di protezione e magari una foto; online, attraverso la condivisione sui social network di congetture e scoperte.

appello-fb-polimenoMartedì 26 aprile Francesco Polimeno, avvocato appassionato di archeologia, ha lanciato un appello su Facebook: «ho voluto sensibilizzare la cittadinanza a condividere online i primi ritrovamenti» racconta «sono convinto che questo scavo possa dare di nuovo importanza ad un’area oggi depressa come la zona sud della città». Un appello che ha contribuito a innescare lo scavo “social”: sempre più concittadini seguono gli aggiornamenti dalla piazza, tra ipotesi e reperti. Polimeno non nasconde l’entusiasmo: «Abito qui vicino, gli dei o il caso mi hanno favorito, sotto casa mia si nascondeva tutto questo. Siamo fuori le mura greche, è vero, ma vicini all’antico porto della città. E i romani erano soliti tutelare i confini con dei monumenti che ne segnassero i limiti».

A favore dell’ipotesi romana anche Daniele Castrizio, archeologo docente dell’università di Messina: «non mi sento di azzardare affermazioni sulla funzione specifica dell’edificio ritrovato, ma di certo si tratta di una costruzione romana». Per Castrizio gli indizi sono «i mattoni, tipicamente romani; l’opera cementizia, un impasto di malta e pietre visibile nella parte più superficiale della struttura; il basamento squadrato. Un basamento posto vicino ad una delle vie d’accesso marino alla città: la struttura doveva quindi essere un segno visibile per chi arrivava dal mare, di sicuro aveva una funzione pubblico-monumentale». Piazza Garibaldi si trova infatti nelle vicinanze dell’antico porto di Reggio, Punta Calamizzi, individuata dagli storici nei pressi dell’odierna stazione centrale. Punta Calamizzi inabissatasi nel 1520 a seguito della deviazione del corso della fiumara Calopinace, allora fiume Apsias, per permettere la costruzione del forte di Castelnuovo, i cui resti sono stati trovati nella zona del Fortino a Mare (Tempietto). Il corso del fiume Apsias è tracciato, secondo gli studiosi, lungo la via XXI Agosto (zona Piazza Carmine), quindi distante dagli scavi di piazza Garibaldi. Castrizio è dubbioso: «non sappiamo ancora con certezza dove scorresse il Calopinace in epoca greco-romana e questi saggi possono contribuire a fare luce su tutto il ruolo che la parte sud della città ha esercitato nei secoli. Ricordo che la colonna trovata anni fa tra i binari della stazione centrale può essere compatibile con quelle usate per i monasteri medievali come quello intitolato a S. Nicola di Calamizzi, di cui non si è ancora trovato riscontro».

Angela Pellicanò, artista appassionata di archeologia, punta sull’inclinazione del reperto: «è sull’asse est-ovest, segue quindi la linea del sole, una linea seguita in fase di costruzione da tutti gli edifici con valenza sacrale. Dal perimetro vediamo che è un edificio importante, di architettura classica. La posizione della piazza fa pensare, ad esempio, ad un tempio dedicato agli dei del mare, come Castore e Polluce, venerati nell’antica Locri».

Perde quota l’ipotesi “forte spagnolo”: se è vero che i resti della parte nord di Castelnuovo non sono mai stati trovati, pare improbabile che un edificio con un basamento così curato sia stato costruito appositamente per scopi militari. Il borsino delle congetture prosegue, dal vivo e sul web, in attesa del prossimo ritrovamento.