Reggio sotto piazza Garibaldi: tempio greco o mausoleo romano?

di Josephine Condemi —

Il passato che ritorna, le radici che chiamano. Nel giorno dell’inaugurazione del Museo Archeologico della Magna Grecia, proviamo a fare il punto su quanto è emerso fin qui dal saggio archeologico sotto Piazza Garibaldi, il primo dei tre previsti dalla soprintendenza per verificare la presenza di reperti a seguito della domanda di approvazione del progetto preliminare di un parcheggio sotterraneo nell’area. Sono passati poco più di dieci giorni dall’inizio dei lavori, martedì 19 aprile. Dieci giorni in cui sono emerse anfore integre (ieri pomeriggio), cocci di terracotta in vernice nera (qualche giorno fa) e soprattutto, quasi subito, a pochi metri dall’asfalto, una struttura architettonica perfettamente conservata, che interroga archeologi e curiosi.

Rc scavi pzza GaribaldiL’area di Piazza Garibaldi è di interesse archeologico poiché rientra nel centro storico, delimitato dall’argine destro del Calopinace. Calopinace che anticamente era un fiume, il fiume Apsias, alla cui foce, racconta Tucidide, i calcidesi fondarono la città di Rhegion, secondo la profezia dell’oracolo. La foce del Calopinace, primo porto di Reggio, era Punta Calamizzi, individuata dagli storici nei pressi della stazione centrale. Punta Calamizzi che si è inabissata nel 1572 a seguito della deviazione del corso del fiume per la costruzione del forte di Castelnuovo, i cui resti sono stati trovati nell’area del Fortino a Mare, zona Tempietto. Il corso dell’Apsias è stato finora tracciato dagli esperti lungo l’attuale via XXI Agosto (zona Piazza Carmine), almeno 200 metri distante dalla zona degli scavi.
«Il fiume scorreva 200 metri più in là» conferma Emilia Andronico, funzionaria della soprintendenza «siamo anche fuori dalle mura greche, che dal Duomo salgono verso la Collina degli Angeli». E la terra argillosa che emerge dal saggio? «Non possiamo escludere un’eventuale piena del fiume, o comunque che nel corso dei secoli si siano accumulati detriti sabbiosi o argillosi nelle vicinanze dell’alveo». E non è da escludere che sia stata proprio l’argilla del fiume a far mantenere così bene la struttura. Ma siamo già nell’ambito delle supposizioni, inevitabili, dato che la storia di questa parte della città è tutta da ricostruire.

anfore rc piazza garibaldiOltre i resti del Fortino a Mare, infatti, ricordiamo il ritrovamento di una colonna, non meglio identificata, tra i binari della stazione centrale e posta al binario tre a ricordo dell’elettrificazione della ferrovia, e la scoperta, avvenuta nel 2007 a trenta metri dalla spiaggia di Calamizzi, di una struttura pubblica romana rimasta sott’acqua per secoli. Nebbia anche per quanto riguarda i resti del monastero di S. Nicola di Calamizzi, scriptorium medievale alle porte della città di cui non si è mai trovato traccia. Puntini da unire in un’analisi più ampia, a cui i saggi di Piazza Garibaldi si spera forniscano un contributo, a partire dai reperti trovati in questi giorni.

I cocci di terracotta, le anfore e la struttura architettonica non sono necessariamente collegati tra loro: «cerchiamo di fare uno scavo sensato» afferma Maddalena Sica, archeologa responsabile dei saggi «ma i reperti trovati possono appartenere anche ad epoche diverse, ogni ritrovamento va contestualizzato, per questo ci vuole tempo». Ad un occhio attento non sfugge la sfumatura nera ai piedi della struttura, segno di una combustione a cui occorrerà dare una data e un senso.

Ma cosa c’è sotto piazza Garibaldi? Mentre nel borsino delle ipotesi salgono le quotazioni del tempio greco e del mausoleo romano, scendono quelle del forte spagnolo e rimangono stabili quelle del monastero medievale, le uniche certezze sono che tra lunedì e martedì si aprirà il secondo saggio, più vicino alla stazione centrale, e che anche nel primo si continuerà a scavare. Migliaia di anni di storia, a cielo aperto.