Izeia è una degli ultimi 950 sbarcati a Reggio. Izeia è una di noi

di Fatima El Amrani* —

sbarchi Fatima 1Sabato sono arrivati altri 950 immigrati a Reggio Calabria. Altri ladri, altri germi, altri criminali! Non sono queste le cose che si dicono ad ogni sbarco?

E invece sono arrivate tante belle persone. Ed è arrivata Izeia. Una mia coetanea 18enne, eritrea con tre sorelline, il padre morto sparato, la madre non è riuscita ad arrivare con le figlie.
A voi madri, che proprio ieri eravate in festa, chiedo com’è la vostra sensazione nello stare lontane dai vostri figli. Mi ricordo quando salutai mia madre dai vetri dell’aeroporto di Casablanca, solo un anno di distanza e con tutto sono caduta a terra, sono scoppiata in un pianto, sapevo che l’avrei rivista, ma sapevo che mi sarebbe mancata. Izeia mi ha dimostrato che sono la persona più debole: lei non sa come sta sua madre, cosa sarà di lei, ma combatte tutto sorridendo a me, alle sue sorelline, aiutando le sue connazionali stanche, rinunciando al suo pasto per darlo alle sue sorelline.

Izeia mi ha chiesto se studio. La mia risposta d’istinto: “sì, e tu?”. Da quando ho sentito la sua risposta non dormo, trascorro le notti piangendo.
“Ho studiato, ma non ho potuto continuare. Mio padre non c’è più, mia mamma è stata oggetto di violenze e non sono riuscita a salvarla, sono dovuta fuggire per salvare le mie sorelline. Ce l’ho fatta e spero che l’Italia mi aiuterà a garantire un futuro degno alle mie sorelle”.

sbarchi Fatima 3Come potrei dimenticarmi di lei, della sua gioia mentre cambiavo i vestiti alle sue sorelline?

Come potrei dimenticarmi dell’abbraccio del ragazzino somalo Mousim che mi ha abbracciato sussurandomi “ti chiami come la mia amata madre, grazie per essere qui”?

sbarchi Fatima 2Vi prego non chiudete le frontiere, non guardateli male quando sono per strada.
Vi prego, stampate il vostro sorriso nel vostro volto. Ognuno hai suoi problemi, ma sorridere, abbracciare e fermarci 10 minuti ad ascoltare i cuori dei meno fortunati non costa nulla. Quando il mondo sarà come lo immagino, quando saremo uguali, quando ci sarà meno ipocrisia, quando i ricchi aiuteranno i poveri?
Quando il mondo sarà senza muri ma solo con ponti?

Se il mondo fosse senza passaporto forse tanti fratelli non sarebbero ingoiati dal nostro mare in cui ci tuffiamo ogni estate. Se il mondo fosse una famiglia, la Somalia e l’Etiopia non morirebbe di fame, non ci sarebbero guerre, non ci sarebbe sangue, non ci sarebbe povertà e nemmeno sofferenza, la Palestina e l’Iraq sarebbero indipendenti. Ho un sogno: che tutti quei discorsi sull’umanità diventino realtà e che la costituzione smetta di essere una legge scritta ma non rispettata. Ho un sogno: è il mio futuro.

*studentessa dell’IC Vallauri Panella [sue anche le foto]