Reggio sotto piazza Garibaldi: una cunetta sotto le mattonelle, stessa altezza del podio romano

di Josephine Condemi — 

L’archeologa responsabile degli scavi Maria Maddalena Sica scatta la fotografia poco dopo le tredici: nel secondo saggio previsto dalla Soprintendenza sotto piazza Garibaldi è stato trovato qualcosa. Non il muretto, ben visibile da due giorni, e di cui la stessa Sica ha confermato la non rilevanza archeologica, ma una striscia di mattonelle, perfettamente allineate, con sotto una specie di conglomerato in pietra. La profondità rispetto alla piazza è di quattro metri: la stessa del podio romano rinvenuto nel primo saggio, poche settimane fa.

Sta per iniziare il pomeriggio, e intanto si attende l’arrivo della funzionaria della Soprintendenza, Emilia Andronico.
Attorno al cantiere cresce il viavai di persone e curiosi, tutti con gli occhi incollati ai buchi sempre più numerosi delle paratie, le reti che racchiudono gli scavi. Dentro il quadrato di quindici metri per quindici Sica e gli operai dell’Alca Immobiliare srl, componente dell’associazione temporanea di imprese che si è aggiudicata l’appalto integrato del parcheggio comunale, perfezionano il ritrovamento: le pietre vengono spolverate, i residui di terriccio spazzati con la cazzuola. È il momento dei rilievi: i quadratini rossi vengono posizionati nei diversi punti del reperto e fatti aderire al suolo. Quadratini rossi che in queste settimane erano già stati usati per i rinvenimenti del primo saggio: i cocci di terracotta in vernice nera prima, le anfore poi. Tecnicamente, ogni quadratino è una mira, segna cioè il punto in cui il prisma riflettente dovrà puntare per ricostruire, al computer, una fotografia che rispecchi le misure naturali del reperto.

All’arrivo di Emilia Andronico i rilievi sono terminati.
Tra la funzionaria della Soprintendenza e la responsabile degli scavi comincia una mini-riunione per concordare il proseguimento dei lavori, relazione dei carotaggi alla mano. Nel 2008 l’ente ha effettuato il primo degli accertamenti preliminari previsti dalla legge in caso di progetti che ricadono in un’area archeologicamente interessante: nel settembre di otto anni fa sono stati eseguiti quattordici carotaggi. Per tre volte la sonda inserita sotto la piazza ha dato esito positivo e in corrispondenza sono stati decisi dalla Soprintendenza tre saggi di approfondimento, iniziati il 19 aprile scorso. Ma i conti non tornano: pare di capire ci sia uno sfalsamento di circa due metri tra i risultati di stratigrafia della “carota”, cioè la sonda inserita nel 2008, e i ritrovamenti. Non riusciremo a venire a capo di questo dubbio.

Andronico e Sica si spostano al centro dello scavo assieme agli operai della ditta. Difficile capire i contenuti della conversazione, ma si vede Andronico alterarsi, e affermare con voce decisa: «Qua arrivano i mass media» e poi di nuovo un’altra frase in cui si sente solo «mass media». Subito dopo il mini escavatore comincia a lavorare vicino al reperto, e circa 40 centimetri più in basso trova l’acqua.

Al di qua delle paratie che delimitano i saggi, intanto, fioriscono leggende metropolitane: «È tutta una messinscena, e voi che ci credete! Il Comune si fotte i soldi, i miliardi con queste cose. Non troveranno niente!» afferma deciso un signore con la divisa delle Ferrovie. Un altro spiega convinto ad un passante che dentro stanno scavando per trovare delle ossa. Sono proprio queste certezze buttate là dal primo curioso di passaggio, ci aveva spiegato Sica nella mattinata, a stancare chi da giorni sta lavorando allo scavo, a costituire una mancanza di rispetto.
Questi scavi stanno facendo la Storia della città e della storia ognuno vuole farne parte, vuole sapere. Ma la curiosità, l’interesse senza informazioni attendibili può diventare facilmente complottismo. Sica non rilascia interviste ufficiali, non vuole scavalcare la Soprintendenza nelle comunicazioni, ma sottolinea che non si è mai sottratta a dare informazioni utili. Queste sono le regole, ripete, fosse per lei farebbe lezioni all’aperto sui ritrovamenti e lascerebbe il cantiere senza reti ma, ricorda, le recinzioni sono necessarie alla sicurezza. L’archeologa ci tiene a ribadire che non c’è niente da nascondere, che se un reperto è considerato irrilevante lo è davvero, a partire dal muretto del secondo scavo, che ha definito una condotta idrica “fatta l’altro giorno”.

In piazza continuano ad arrivare persone convinte di trovare da qualche parte un mosaico come quello diffuso da una bufala sul web.
Le visioni fanno presto a diventare allucinazioni: piazza Garibaldi sta diventando un attrattore di sogni di futuro, oltre che un condensatore di ricordi. «Qua un parco archeologico deve diventare» afferma un ragazzo che giura di aver capito per primo che la struttura del primo saggio fosse un podio romano. «Questa piazza annumerouno, non è che solo a Roma cu du petri fannu u pizzìu».

Ma dai palazzi, prima di ogni decisione, si attende la relazione ufficiale della Soprintendenza. Relazione che arriverà al termine dei saggi, prevista almeno a fine maggio. E Soprintendenza il cui organigramma è in transizione: sul sito è ancora responsabile Simonetta Bonomi, da marzo 2015 nominata Soprintendente in Veneto; dalla stessa data, il direttore generale Francesco Prosperetti è Soprintendente speciale per il Colosseo, il Museo Nazionale Romano e l’area archeologica di Roma.

Il controverso iter seguito dal progetto del parcheggio, al di là delle paranoie, avevamo obiettato a Sica, non aiuta la fiducia. Ma lei, sorridendo, ci aveva spiegato che non ci sta a far strumentalizzare l’archeologia con la politica.

Dentro il saggio è il momento di tirar via una mattonella dal reperto per capire cosa c’è sotto. Via radici e terra argillosa, fino a vedere il fondo. Poi la funzionaria Andronico può uscire dallo scavo, e confermare che quella rinvenuta è una cunetta, un canale di scolo per le acque reflue.

Una canaletta alla stessa profondità del podio romano e in asse con l’altro ritrovamento. Segue una linea. E, fa notare qualcuno, accanto ad una cunetta c’è sempre una strada. Speriamo in discesa, per piazza Garibaldi.