Occhiuto trionfa e il Pd cosentino si accorge di non essere più onnipotente

di Alessandro Russo —

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Il voto di Cosenza mette definitivamente in chiaro che un’era è finita o sta per finire. L’era dello strapotere del Pd cosentino e delle dinastie familiari. L’era di una golden share a priori sulla politica calabrese, basata sulla convinzione che la capacità di controllo quasi militare sui meccanismi di partito corrispondesse in automatico a un consenso elettorale acritico. L’era delle pianificazioni politiche quasi a tavolino, con i fratelli Gentile (sostenitori di Paolini) sicuri di poter essere determinanti in un ballottaggio che non ci sarà e con Giacomo Mancini jr, oggi alleato di Guccione dopo esser stato ieri assessore di Scopelliti. Lo schiaffo che i cosentini hanno riservato al Pd, rieleggendo Mario Occhiuto al primo turno con una valanga di voti, non è solo la riconferma di un sindaco che a loro giudizio ha fatto bene. È anche una evidente botta a quella che Gramsci definiva la “boria di partito” e che nelle famiglie del Pd cosentino si è manifestata plasticamente nell’idea che tutto fosse politicamente possibile: mandare a casa un sindaco (Occhiuto) a pochi mesi dalla elezioni, con le firme raccolte dal notaio in una sorta di congiura dal sapore ottocentesco; fare terra bruciata attorno a un candidato (Presta) che essendosi fatto furbo si è ritirato prima della catastrofe; catapultare all’improvviso un altro candidato (Guccione) con la certezza che siccome lo proponevano loro avrebbe certamente vinto. E invece, come sapevano tutti quelli che non erano malati di “boria di partito”, era destinato a una sicura sconfitta.

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Mario Occhiuto in campagna elettorale

Non è qui il caso di entrare nel merito delle inchieste che stanno interessando il Comune di Cosenza e gli incarichi sotto soglia dell’amministrazione Occhiuto (ora riconfermata in modo plebiscitario). Saranno gli inquirenti a valutare se e come sono stati commessi reati, ma sembra davvero poco rispettoso per il lavoro della magistratura che gli avversari del rieletto sindaco tentino di aggirare un problema che è innanzitutto politico invocando una soluzione giudiziaria. Il problema del Pd cosentino – a differenza di quanto pensavano i suoi leader – è che a Cosenza il tempo non si è fermato. L’elettorato è mobile come nel resto d’Italia, la disciplina di quelli che furono i partiti e i gruppi di potere non esiste più, i meccanismi della macchina del consenso sono profondamente cambiati. Se in meglio o in peggio non lo so. Il problema è che loro non se ne erano accorti, come quel giapponese asserragliato nell’isola convinto che la guerra non fosse finita. Se ne è accorto invece Mario Occhiuto, che avendo passato più tempo tra la gente che negli studi notarili, ha ovviamente stravinto. «Sarò il sindaco di tutti», ha commentato a caldo. «Ha vinto la città che ha creduto in noi». Magari ora gli altri si  chiederanno perché la città non crede – da tempo – più in loro.

Il voto a Cosenza (sezioni 79 su 82)

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