Silenzio d’ordinanza ai lidi di Reggio. Manca però un’ordinanza per ritrovare un po’ di decenza

di Ponzio Pilato —

“… e nenti… mi sembra cosí strano non leggere nessun commento sul fatto che stanotte alle 2:00 in punto la polizia ha fatto spegnere la musica a tutti i locali del lungomare… :P”. Ho scoperto così, da un innocente post domenicale di un amico (di Facebook), Giovanni Nostro, che l’ultimo sabato primaverile a Reggio è stata fatta rispettare l’ordinanza “commissariale” che prevede lo stop ai suoni notturni dopo ‘na certa (ora).

Non ho un’opinione in proposito. Ma ho letto con interesse le opinioni di chi ha dato il via al dibattito social(e), che ancora prosegue, ma che potrebbe essere riassunta (a meno di non leggerla in dettaglio) in tal modo: chi la vuole cotta, chi la vuole cruda, chi la vuole al sangue, chi non la vuole proprio. Ma un sano e ampio chissenefrega dove vogliamo metterlo?
In sintesi. Tante cose non mi piacciono, tra le molte che stanno accadendo e le troppe che non accadono proprio, in questa Calabria ingessata che proprio ieri ha saputo, per sentenza di Cassazione, che la ‘ndrangheta esiste. E magari aspetta pure una nuova sentenza di Cassazione per capire che esiste pure la Calabria. Chissà. Tante cose non mi piacciono, dicevo. Come l’estrema facilità nell’avere sempre la ricetta giusta, sempre la ricetta pronta, che tradotto in soldoni significa avere sempre qualcosa da ridire. E dmenticare, d’ordinanza, i limiti base della decenza. Pubblica e privata.

Si dà il via ad una commissione cittadina per dare il nome alle oltre duemila tra strade, piazze, vie, etc, in attesa di toponomastica da dieci anni? Subito c’è qualcuno pronto a sottolineare quante sono le vie senza nome.
Si apre ai privati la possibilità di mantenere il verde pubblico in cambio di uno spazio in cui farsi pubblicità? Subito qualcuno urla perché non c’è una strategia di rilancio delle aiuole.
Si agevola un regista nostrano, di cui tanto ci gloriamo quando prende premi, quel Fabio Mollo di cui siamo tutti orgogliosi, e gli si permette di allestire un set sul lungomare? Subito c’è chi si arma di telefonino, scatta fotografie e produce grida e improperi social(i) contro la “zingarata” in corso invocando (lui!) la decenza.
Si fa rispettare un’ordinanza per dare voce a chi si lamentava dell’impossibilità di dormire? Subito c’è chi passa direttamente agli insulti per dimostrare che stoppare i rumori dopo le due del mattino (le due del mattino, mica le 21) significa ammazzare il rilancio culturale e commerciale della città dello Stretto.
E potrei declinare in mille altri modi la voce dell’intemperanza. O meglio, dell’intolleranza a chilometro zero: quella che nasce e cresce senza alcun approfondimento, senza alcuna voglia di comprendere la realtà dei fatti, ma con l’assoluta certezza di essere i detentori unici della verità. Altro che Barabba.
Sapete che c’è? Fate voi. Io me ne lavo le mani. Rispetto a voi c’è un’unica differenza: lo dico, lo faccio, non urlo contro chi se le lava come me.
Buoni schiamazzi. Diurni e notturni. Ma fino alle 2, mi raccomando: dopo c’è il silenzio d’ordinanza.

reggio lungomare notturno