Reggio, individuata la cupola segreta: tra gli arrestati Sarra, chiesta l’autorizzazione per Caridi

Individuata dai carabinieri quella che viene definita la “struttura segreta di vertice della ‘ndrangheta in grado di dettare le linee strategiche” di tutta l’organizzazione e di “interagire sistematicamente e riservatamente con gli ambienti politici, istituzionali ed imprenditoriali”: cinque gli arresti, eseguiti dai carabinieri del Ros e da quelli di Reggio Calabria. Secondo le indagini, la struttura dava le direttive a tutta l’organizzazione e teneva contatti di “alto livello” nei vari ambienti, “al fine di infiltrarli ed asservirli – affermano gli investigatori – ai propri interessi criminali”.

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Antonio Caridi

La struttura segreta scoperta avrebbe avuto un “ruolo determinante” nel condizionamento di alcuni “appuntamenti elettorali in ambito comunale, provinciale, regionale”, nonché “nell’individuazione di propri affiliati da proiettare nel parlamento nazionale”. L’ordinanza è stata emessa su richiesta della Dda di Reggio Calabria: i destinatari del provvedimento sono accusati di associazione mafiosa.

L’ordinanza è stata emessa su richiesta della Dda di Reggio Calabria: i destinatari del provvedimento sono accusati di associazione mafiosa. Il senatore Antonio Caridi, di Forza Italia, è una delle cinque persone coinvolte nell’operazione che ha portato alla scoperta della struttura segreta di vertice della ‘ndrangheta. L’ordinanza è stata inviata alla Giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato. Arrestati l’ex deputato del Psdi Paolo Romeo, già in carcere dal 9 maggio scorso, l’ex consigliere regionale e sottosegretario della Giunta regionale di centrodestra Alberto Sarra, l’avv. Giorgio De Stefano e Francesco Chirico.

 Pm, Scopelliti e Fuda eletti con voti cosche

Giuseppe Scopelliti e Pietro Fuda sarebbero stati eletti, rispettivamente, sindaco e presidente della Provincia di Reggio Calabria, nel 2002, grazie ai voti della ‘ndrangheta. E’ quanto rilevano gli inquirenti della Dda di Reggio Calabria che sottolineano “il ruolo determinante svolto per le due elezioni, dagli avvocati Paolo Romeo e Giorgio De Stefano”, arrestati stamani quali soggetti di primo piano della struttura direttiva occulta che sovrintendeva ai veryici della ‘ndrangheta reggina.

De Raho: sviluppo quadro cosche-massoneria

“La misura cautelare di oggi rappresenta un ulteriore sviluppo del descritto quadro ‘ndranghetistico-massonico che figura in provincia di Reggio Calabria. Si tratta di un livello superiore”. Questo il primo commento del procuratore di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho, in merito all’inchiesta, denominata “Mamma santissima”. L’indagine Mamma Santissima, come spiegato oggi in conferenza stampa dal procuratore capo, Federico Cafiero De Raho, ha permesso di ampliare le conoscenze sulla struttura della ‘ndrangheta acquisite grazie a diverse operazioni (Crimine, Meta, Infinito, Olimpia) permettendo di ridisegnare, rispetto alle acquisizioni del 2010, con l’operazione “Crimine”, l’apparato criminale di cui e’ dotata. La mafia calabrese si caratterizza, ha ribadito il procuratore, per la presenza di una struttura direttiva occulta che opera in sinergia con l’organo collegiale di vertice denominato “Provincia”, alla quale la struttura riservata fornisce indicazioni e scelte strategiche, “allevando” i referenti in seno alle istituzioni, determinando l’elezione di uomini di fiducia in diverse fasi elettorali, partendo dal 2001 fino al 2010, in occasioni di elezioni comunali, provinciali, regionali, fino alle elezioni per il parlamento nazionale e di quello europeo. “Questa componente riservata – ha detto Cafiero De Raho – seleziona gli obiettivi strategici da perseguire e gestisce le relazioni con le altre organizzazioni similari inserite in un piu’ vasto sistema criminale di tipo mafioso operante in Italia ed all’estero”. I componenti del gruppo, definiti “segreti”, in alcune intercettazioni si infiltrano, attraverso i loro referenti, negli ambiti di maggior rilievo politico, economico ed imprenditoriale in cui si articola la societa’ civile. I “riservati” sono soggetti appartenenti alla ‘ndrangheta ma di estrazione non propriamente criminale, “che hanno seguito un percorso nella ‘ndrangheta – scrive la Dda – pensato in funzione della loro esclusiva proiezione verso i contesti informativi, imprenditoriali, economici, finanziari, bancari, amministrativi, politico-istituzionali piu’ delicati, condizionandoli e piegandoli dall’interno ai fini illeciti del sodalizio unitario”. La ‘ndrangheta ha quindi evoluto il proprio modello – scrivono gli inquirenti – che e’ fondato, non piu’ solo sull’utilizzo di soggetti che si “mettono a disposizione”, “ma anche su soggetti di propria estrazione che meglio di tutti possono garantire gli interessi dell’organizzazione”.

Dda, Caridi aveva sostegno elettorale “famiglie”

Il senatore Antonio Stefano Caridi (Gal), per il quale la Dda di Reggio Calabria ha chiesto l’arresto nell’ambito dell’operazione “Mamma Santissima” dei Carabinieri, nel corso del tempo, si sarebbe avvalso, “per se’ ed altri candidati”, del sostegno elettorale delle cosche De Stefano/Tegano, Libri/Caridi, Crucitti, Audino, Borghetto/Zindato, Nucera, Morabito di Africo (Rc), Iamonte, Maviglia e Pelle. E’ quanto scrivono gli inquirenti nell’ordinanza che ha portato agli arresti di stamane. Caridi, sempre secondo la Dda, si sarebbe incontrato con esponenti delle “famiglie” in occasione delle elezioni regionali del 2010 operando direttamente in sinergia con l’ex deputato Paolo Romeo, andando a ricoprire nel 2002 e 2007 l’incarico di assessore all’ambiente del Comune di Reggio Calabria. L’esponente politico si sarebbe operato per consentire alla cosca De Stefano di controllare la societa’ Fata Morgana spa. “In particolare, Caridi – secondo la procura – una volta acquisite le funzioni pubbliche a seguito di consultazioni elettorali viziate dalle pressanti ingerenze mafiose – ha agevolato e rafforzato il sistema criminale di tipo mafioso” gestendo un enorme bacino di voti della ‘ndrangheta; imponendo l’assunzione di persone legate alla ‘ndrangheta nelle societa’ a capitale misto pubblico-privato.

Dda: Romeo e De Stefano determinanti per elezione Scopelliti e Fuda

La “struttura segreta” che affiancava la “Provincia”, organo di vertice della’ndrangheta, sarebbe stata determinante in diverse tornate elettorali, riuscendo nell’intendo di far eleggere in seno alle istuituzioni locali e nazionali, propri uomini di fiducia. Lo sostengono gli inquirenti nel provvedimento relativo all’operazione “Mamma Santissima”.

Dalle indagini sarebbe emerso che molti appuntamenti elettorali “sono stati oggetto di condizionamento da parte della ‘ndrangheta, attraverso la formazione delle liste, orientando i consensi elettorali a propria disposizione e influenzando le nomine all’interno degli organi politico-amministrativi). Negli atti dell’inchiesta si fa riferimento alle elezioni comunali del 2001, alle amministrative del 2002 (comunali e provinciali), alle elezioni europee del 2004, alle regionali del 2005, alle provinciali del 2006, alle comunali del 2007, alle europee del 2009 e alle regionali del 2010. A partire dal 2002, Paolo Romeo e Giorgio De Stefano, scrivono gli inquirenti, “hanno avuto un ruolo determinante per la elezione di Giuseppe Scopelliti e Pietro Fuda rispettivamente a Sindaco del Comune e a Presidente della Provincia di Reggio Calabria, nonche’ nella formazione degli organi di governo locale secondo un programma che, oltre a garantire loro – secondo un modello replicato nel tempo – il potere di interferire sul regolare funzionamento dei due enti attraverso piu’ soggetti politici, in proiezione prevedeva l’infiltrazione degli organi di governo regionale sino al Parlamento nazionale ed europeo”. Il disegno del gruppo segreto avrebbe trovato compimento nel 2002, con l’elezione di Giuseppe Scopelliti (successivamente eletto governatore e poi dimessosi in seguito a una condanna) a sindaco di Reggio Calabria. Scopelliti, dimettendosi dall’incarico di assessore regionale per assumere quello di primo cittadini, consenti’ a Sarra, primo dei non eletti nella lista di An nella tornata del 2000, di approdare in Consiglio regionale. Nel 2004, l’elezione di Umberto Pirilli al parlamento europeo, consenti’ allo stesso Sarra di subentrargli in un incarico assessorile. Il gruppo avrebbe anche pianificato la candidatura di Pietro Fuda alla Presidenza della Regione Calabria, ma l’intento fu vanificato dalle vicende giudiziarie che coinvolsero l’interessato oltre che lo stesso Romeo. In occasione delle elezioni del 2002, in particolare, l’appoggio elettorale a Giuseppe Scopelliti come sindaco per il centro-destra contro il candidato del centrosinistra Demetrio Naccari Carlizzi sarebbe da ricondurre, secondo la Dda, “oltre che alla maggiore controllabilita’ del primo, agli specifici interessi della criminalita’ mafiosa anche nei settori dei lavori pubblici in generale, nella gestione dei fondi del Decreto Reggio e nella creazione delle societa’ di servizi a capitale misto pubblico privato, progetto questo avviato a partire dal 2001”. Ma l’organizzazione criminale avrebbe anche inquinato i risultati delle elezione delle rappresentanze “Provinciali e Grande Citta’” del “Popolo della Liberta’” tenutesi in Reggio Calabria nel febbraio 2012 “sia attraverso la premeditata compilazione di schede elettorali a favore dei candidati prescelti sia alterando i verbali di elezione”.

Paolo Romeo figura chiave inchieste Dda

C’e’ una costante nelle ultime operazioni della Dda reggina. E’ il nome di Paolo Romeo, avvocato, ex consigliere regionale ed ex deputato, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa nell’ambito del maxiprocesso “Olimpia” per i suoi rapporti con il potentissimo clan De Stefano. Nelle tre inchieste portate a termine negli ultimi tre mesi Romeo emerge come figura chiave. L’inchiesta “Fata Morgana”, l’operazione “Reghion” di lunedi’ scorso ed oggi con quella denominata in codice “Mamma Santissima” ne delineano il ruolo di uomo legato ai clan presente in molti affari affari.

Con “Fata Morgana” la Dda di Reggio Calabria e la Guardia di finanza hanno eseguito sette provvedimenti di fermo nei confronti di imprenditori e professionisti, oltre a trenta perquisizioni locali nei confronti di personaggi operanti nel settore economico e nella politica e dirigenti pubblici, collegati, nonche’ il sequestro di patrimoni aziendali per un valore complessivo di circa 34 milioni di euro. I destinatari dei provvedimenti avrebbero operato nella “zona grigia”, con la possibilita’ di condizionare la pubblica amministrazione per conto della ‘ndrangheta. U a strutturata rete relazionale, governata proprio da Paolo Romeo, in grado di esercitare un enorme potere di indirizzo sulle sorti delle principali attivita’ economiche di Reggio Calabria.

Scenario simile, pochi giorni fa, quello disegnato dall’operazione “Reghion”, con la quale sono stati contestati i reati di concorso esterno in associazione mafiosa, turbata liberta’ degli incanti, truffa aggravata, corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, induzione indebita a dare o promettere utilita’, intestazione fittizia di beni, estorsione aggravata dal metodo mafioso. Dieci le persone fermate dai Carabinieri di Reggio Calabria che avrebbero individuato anche alcune imprese collegate al sistema, un “comitato d’affari”, composto da dirigenti e funzionari pubblici e imprenditori, capace di gestire la “macchina amministrativa comunale” di Reggio Calabria sempre nell’interesse della ‘ndrangheta. Tra le persone coinvolte anche l’ex senatore di An Domenico Kappler, due funzionari del Comune di Reggio Calabria e imprenditori reggini, romani e milanesi. La condanna non avrebbe dunque impedito a Romeo di partecipare alla vita politica ed economica della citta’. Piu’ volte indicato dai pentiti come figura cardine nei rapporti tra ‘ndrangheta, politica e massoneria, partecipo’ anche ai moti di Reggio Calabria del ’70 come esponente della destra estrema.

REAZIONI

Bindi: portato alla luce sistema di potere occulto

“Dall’operazione di oggi della Dda di Reggio Calabria e del Ros dei Carabinieri emerge un quadro inquietante della continuita’ ma anche dell’evoluzione del potere criminale esercitato dalla ‘ndrangheta in Calabria e non solo”. A sottolinearlo e’ Rosy Bindi, presidente della Commissione antimafia. “In poche settimane – spiega – e’ stato portato alla luce un complesso sistema di potere occulto, finalizzato a infiltrare le istituzioni, settori dell’imprenditoria, ambienti economico finanziari per favorire gli interessi delle cosche e, secondo la ricostruzione delle indagini, anche di logge massoniche”. “Ringrazio la Procura di Reggio Calabria e l’Arma dei Carabinieri – continua Bindi – per l’incessante lavoro d’indagine sulle connessioni tra la ‘ndrangheta, il mondo delle professioni e la politica. All’impegno repressivo della magistratura e delle forze di polizia si deve affiancare anche quello preventivo della societa’ civile e della buona politica perche’ tutti facciano la loro parte nell’affermare i valori della legalita’. In Calabria – conclude la presidente della Commissione antimafia – la gestione corretta e trasparente degli enti locali e’ una delle sfide da vincere per sottrarre potere alle cosche. Il monitoraggio che la Commissione parlamentare antimafia sta svolgendo sulle nuove amministrazioni dei comuni sciolti per mafia, vuole essere anche un contributo a rafforzare e sviluppare gli anticorpi necessari a combattere le collusioni e le logiche clientelari”.

Pd: da inchiesta Reggio emerge quadro inquietante

“Quanto emerge dalle indagini dell’operazione della Dda denominata “Mamma Santissima” illustrata questa mattina dal Procuratore di Reggio Calabria dott. Ferdinando Cafiero De Raho e’ assolutamente inquietante”. Lo scrivono i deputati del Pd, componenti della commissione antimafia eletti in Calabria, Ernesto Magorno e Enza Bruno Bossio. “Al netto della presunzione di innocenza che – sottolineano – deve essere riconosciuta a tutti gli indagati, il quadro che ne viene fuori e’ quello di un pesantissimo condizionamento da parte dei poteri criminali e delle cosche di ‘ndrangheta sulle istituzioni democratiche. Il Pd – concludono – esprime il suo pieno sostegno all’azione degli inquirenti e a rendere piu’ intensa la lotta contro ogni forma di condizionamento mafioso”.

Falcomatà: Dda Reggio sta bonificando democrazia 

“Il lavoro della Procura reggina sta bonificando la democrazia. E’ come se qualcuno dopo tanto tempo abbia deciso di aprire una finestra in una stanza chiusa, buia, asfittica, portando una nuova luce ed una ventata di speranza sul nostro territorio”. Lo dichiara in una nota il Sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomata’, commentando gli esiti dell’ indagine “Mamma Santissima” condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia.  “Ringrazio di cuore il Procuratore Federico Cafiero De Raho per quanto sta facendo per la nostra citta’ – ha aggiunto il primo cittadino di Reggio Calabria – i risultati prodotti dai magistrati della Dda, che vanno sostenuti attraverso un apporto adeguato di uomini e mezzi, stanno dando una nuova prospettiva di speranza a tutti quei cittadini onesti che lavorano ogni giorno per una Reggio nuova e diversa. Un tassello dopo l’altro si ricompone il puzzle criminale di quell’odiosa cappa di interessi perversi che hanno asfissiato questa citta’ negli ultimi quindici anni. Aria nuova, luce nuova, finalmente. Reggio Calabria deve voltare definitivamente pagina, mettendosi alle spalle un passato che non puo’ e non deve piu’ appartenerle. Chi l’ha ridotta in uno stato comatoso, succhiandone le risorse per bieche finalita’ personali e rubando pezzi importanti del futuro di questa terra, ha una responsabilita’ storica pesantissima che finalmente, oggi, – conclude – grazie all’ottimo lavoro della Procura, e’ stata messa finalmente in luce”.