Gratteri: Muto di Cetraro “controllava anche il respiro del territorio”

“Oggi abbiamo colpito i vertici di una delle famiglie più importanti della ‘ndrangheta. La famiglia Muto di Cetraro, che tra l’altro controllava il pescato di tutte le imbarcazioni che operavano sulla costa cosentina. Ordinavano a tutti i pescatori che tipologia di pesce volevano, se non era quello imponevano di buttarlo in mare. Un particolare che testimonia la spietatezza della ‘ndrangheta, che arriva a vessare dei poveri pescatori. Controllavano questo pescato che rivendevano alla grande distribuzione e a tutti i ristoratori della fascia tirrenica cosentina. Andavano dagli amministratori dei grandi supermercati e imponevano la gestione della pescheria, pena severe ritorsioni”. Così il procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri racconta in conferenza stampa l’operazione “Frontiera”: circa 400 uomini delle forze dell’ordine per circondare la zona di Cetraro e chiudere ogni via di fuga.

Francesco Muto

Secondo gli inquirenti da 30 anni il boss della ‘ndrangheta Francesco Muto di Cetraro, noto come il “re del pesce”, controllava l’alto Tirreno cosentino fino al Cilento. Classe 1940, già condannato in via definitiva per associazione mafiosa e vertice di una delle cosche più pericolose e violente dell’area vasta controllata, a forte impatto turistico, Muto è stato arrestato questa mattina nell’ambito di un’operazione dei carabinieri del Ros e del comando provinciale di Cosenza, estesa alla provincia di Salerno e in altre località del territorio nazionale. 30 anni di monopolio di potere, a partire dal commercio ittico, inquinamento del settore turistico, traffico di stupefacenti (cocaina, hashish e marijuana rifornite in abbondanza nelle principali località balneari della zona come Diamante, Scalea e Praia a Mare).

58 ordini di custodia cautelare, per  associazione di tipo mafioso, traffico di stupefacenti, estorsione e rapina. Tra gli arrestati i figli del boss Luigi e Mary (detta Mara). Tra gli indagati anche diversi amministratori giudiziari: “infedeli, asserviti alle organizzazioni mafiose, perché beni confiscati continuavano a essere gestiti dalla cosca. Per questi amministratori giudiziari abbiamo chiesto misure interdittive, che non sono state accolte ma faremo appello perché queste persone devono andare in carcere. Ai fini della credibilità dello Stato non è possibile che beni sequestrati alla mafia continuino a essere nella disponibilità dei mafiosi. Una cosa è certa: queste persone non lavoreranno più con noi. E forse neanche con altri”.
Il generale Giuseppe Governale fa anche il nome di Angelo Vassallo, il “sindaco pescatore” di Pollica, nel Cilento, anche se non risultano arresti e indagati riconducibili all’assassinio di Vassallo.

In conferenza stampa è intervenuto anche il pm Vincenzo Luberto: “Nei pressi di Sala Consilina (Salerno) hanno fatto saltare in aria un supermercato il giorno dell’inaugurazione. La Conad è stata molto vessata dal clan. A Cetraro il Comune ha costruito, ma mai attivato, l’asta del pesce, che libererebbe il mercato. Il Comune deve fare di più”.
Aggiunge il procuratore aggiunto di Catanzaro Giovanni Bombardieri: “Questa indagine consegna qualcosa di inquietante. Il gip Gioia, nel ripercorrere le pagine di vecchi atti giudiziari, in particolare le prime sentenze contro la cosca Muto, evidenzia come nulla fosse cambiato dal 1992, quelle pagine descrivono una situazione identica a quella attuale. Nonostante le condanne, le confische dei beni, tutto continuava a essere gestito da loro”.

Nicola Gratteri (1)Gratteri illustra altri particolari: “La cosca Muto si muoveva come una multinazionale, diversificava le proprie attività e gli interessi economici per avere il controllo assoluto del territorio, controllava quasi il respiro in questo territorio. Pensiamo di aver colpito i vertici della ‘ndrangheta su quel territorio. Se la gente vuole, adesso può alzare un muro per non far arrivare quelli della terza fila a chiedere mazzette. Noi siamo disponibili ad ascoltare chi vuole denunciare. Pensiamo di meritare la fiducia della gente. E tanti già si fidano”.