Calabria Pride per trasformare l’obiezione di coscienza in risveglio di coscienze

di Paola Bottero —

Faceva caldo oggi a Pizzo. Ancora più del solito, nel castello di Murat. Quello dove due secoli fa il generale francese che voleva fare l’Italia fu ucciso dagli italiani. Eppure oggi, in quel luogo con ben altra memoria, si è segnato un punto importante per iniziare a ricostruire. A ricostruire coscienze, innanzitutto.

museo rc rainbowMa andiamo con ordine. Domani Tropea ospiterà il terzo Calabria Pride, l’orgoglio che, come ben delineato dal portavoce Lucio Dattola, va oltre quello di essere gay. Orgoglioso di essere calabrese, in una terra, in una città che ben 12 anni fa, come ha ricordato il sindaco di Pizzo, Gianluca Callipo, già aveva il suo registro delle unioni civili. Orgoglioso di essere. Anche omosessuale, certo. Ma è come dire orgogliosi di essere alti, bassi, magri, grassi. Perché omosessuali si nasce. Ieri a Nicotera la prima tappa dei convegni che porteranno alla marcia arcobaleno su Tropea. Oggi è stata la volta del centro napitino, con una tavola rotonda che ha riunito tante voci diverse, ma con un unico orizzonte.

Pizzo Pride 2016Perfettamente moderata da Vanni Piccolo, attivista lgbt e fondatore del circolo Mario Mieli di Roma, la mattinata è partita con un intenso appello proprio del portavoce Lucio Dattola: “non chiediamo altro che di vivere dignitosamente la nostra sfera e le nostre scelte affettive. E oggi finalmente una legge ce lo consente. Possiamo definirla brutta, incompleta, ma la verità è una e una sola: a noi la legge 76 piace. Piace tantissimo”. La relazione di Walter Nocito, costituzionalista dell’Unical, ha illustrato i punti salienti della normativa, ponendo l’accento sulle responsabilità individuali di chi la dovrà applicare. Con tanto di recentissimo parere del Consiglio di Stato, sintetizzabile in “fate bene, fate presto, siamo in ritardo”. Perché la vita reale, la vita pratica delle persone, ha spiegato Nocito, non si migliora cambiando le leggi o la Costituzione, ma applicando bene la normativa vigente. Alberto Nicola Filardo, presidente del Tribunale di Vibo, ha preso la staffetta di Nocito e l’ha declinata leggendo come, un secolo fa, il 4 agosto 1904, fu interpretata “bizzarra” la richiesta delle donne di un’interpretazione estensiva dell’art. 24 dello Statuto Albertino sul diritto di voto. Obbligatoria la similitudine con ciò che sta avvenendo oggi: la difficoltà nel riconoscere i diritti civili di coppie, omosessuali o eterosessuali che siano. Altrettanto obbligatoria la levata di scudi nei confronti dell’obiezione di coscienza invocata da molti sindaci per non dare seguito alla legge 76/2016, quella che finalmente ha istituito anche in Italia le unioni civili. “L’obiezione di coscienza è meritevole di tutela quando è prevista dalla nuova normativa e penalizza valori fondamentali, come la vita: è il caso dell’aborto, delle armi, della vivisezione”. E la legge 76 non prevede alcuna obiezione di coscienza. Gianluca Callipo ha parlato sia da sindaco che da responsabile Ance: “inopportuni gli interventi da parte di alcuni sindaci”. E subito nella platea si sono sentiti luoghi: Acquaro, la stessa Vibo, tanto per rimanere in provincia. Non ci sono differenze di sesso, per il sindaco: “daremo presto 25 alloggi a giovani coppie, e ovviamente l’accesso sarà aperto nello stesso modo a coppie unite in matrimonio e a coppie unite civilmente ex L. 76″. Il mancato rispetto della legge anche per lui “non solo non è ammesso, ma innesta meccanismi di divisioni e di discriminazioni che bisogna invece combattere”.

Toccanti le testimonianze delle prospettive emotive, portate da Federico Carioti e Valentina Tripepi. Toccanti perché vere, solari, fresche. Toccanti perché hanno parlato di amore senza bisogno di nominarlo. Amore che si moltiplica all’infinito: con i partner, con i genitori che li hanno sostenuti, con la comunità che li ha accolti.

La chiusura è stata al femminile. Io e Giovanna Vingelli, docente di sociologia, avevamo pensato ad un taglio particolare della nostra relazione. Ma al castello di Pizzo si respirava un’aria troppo nuova per non andare oltre. E allora d’accordo analizzare dal punto di vista giornalistico/sociale e sociologico nuove omofobie e unioni (in)civili, con tanto di esempi paradossali – ma tristemente veri -, passando per i terrificanti dati dell’Ilga, che a maggio di ogni anno ci fotografa con i numeri l’inciviltà in cui siamo immersi. Ma, appunto, andando oltre. Cercando insieme un orizzonte, e camminando insieme in una strada che abbiamo iniziato a costruire proprio stamattina, di fronte al muro dove fu ucciso Murat. Perché omosessuali si nasce, omofobi si diventa. E senza iniziare a costruire insieme un percorso, senza lo sforzo di trasformare l’obiezione di coscienza in un risveglio di coscienze, e dunque di valori, continueremo a soffocare l’arcobaleno tra i bianchi delle troppe parole per negare comportamenti omofobi e i neri delle troppe azioni (o, peggio, immobilismi, vedi ddl Scalfarotto, da 3 anni in attesa) che invece confermano il contrario.

Credo, come ci ha insegnato Karl Popper, che dovremmo rivendicare, nel nome della tolleranza, il diritto a non tollerare gli intolleranti. Credo che lo si debba fare tutti insieme, ma anche uno per uno. E credo nell’arcobaleno. Buon Pride a colori.