Il re della truffa toscano è calabrese. E qual è la notizia?

di Gabriel J. Greco —

il_genio_della_truffaLa notizia di per sé farebbe solo sorridere. Ammesso che sia vera. Ma mi ha incuriosito quell’alert che suona appena in rete compare una notizia con la chiave di ricerca “Calabria”. Ho approfondito meglio. Ed ho trovato numerosi pezzi comparsi su giornali on line della Toscana. Quella della nostra madre lingua, per intenderci.
Notizia di ieri, titolo con poche variazioni, che suona più o meno così: In manette il “re della truffa”: arrestato in Calabria dopo aver raggirato decine di persone. Di poco conto, appunto: un 38nne, secondo le cronache pregiudicato, che imbrogliava i cittadini “medicei” ed ora deve scontare tre anni di reclusione per truffa. E allora? E allora voglio rendervi partecipi del mio disagio nel leggere il pezzo. Cerco di fare un melange tra i vari siti consultati.

In Toscana lo avevano ribattezzato il “re della truffa”. In tanti anni l’uomo ha collezionato vittime di ogni età ed estrazione sociale: si fingeva un impiegato del ministero addetto alle aste giudiziarie, pronto a vendere auto, televisori e telefonini a prezzi di favore. Il copione cambiava in funzione della vittima da incastrare “dimostrando notevoli doti da trasformista”, commentano i giornali toscani, che non ne rivelano il nome. Ma l’origine sì: il re era calabrese, ed in Calabria è stato rintracciato ed arrestato.

Ecco, appunto, Era calabrese, è stato arrestato in Calabria, dove era tornato a cercare rifugio.
Terra di galeotti, questa nostra Calabria? O di forze dell’ordine che riescono a scovare chi altrove riesce a farla franca? O, semplicemente, buotade ferragostiana che punta su un cliché ormai fin troppo noto, in cui il pregiudizio è motore anche di chi urla contro i pregiudizi stessi?
Spiegano i giornalisti toscani: il trentottenne aveva scelto la Toscana, dove ha vissuto per molti anni con i parenti. Un territorio conosciuto, che gli permetteva di riusciva a carpire con più efficacia la fiducia delle persone. Nonostante le innumerevoli denunce e le relative condanne, l’uomo, “approfittando dei tempi lumaca della giustizia italiana, ha continuato indisturbato a truffare giovani e anziani, colti e ignoranti, persone navigate e creduloni, commercianti e medici. Negli ultimi tempi viveva con la compagna in strutture ricettive di pregio del Montalbano che ovviamente, riusciva a non pagare. Ci ha messo un po’ di tempo, ma alla fine la sua fama si è diffusa a macchia d’olio rendendogli difficile mettere in atto altre truffe. Il trentottenne ha fatto quindi fagotto e si è spostato nel livornese prendendo la residenza a Piombino”.

Nessuna menzione del fatto che in Toscana è sempre riuscito a far perdere le sue tracce e rimanere a piede libero. Ma grandi sottolineature di queste origini che, quelle sì, avrebbero dovuto far capire tutto molto prima: in questi giorni era tornato in Calabria, in un agriturismo a Maida, dove la locale polizia lo ha arrestato. Ora è rinchiuso nella Casa Circondariale di Catanzaro. Non sono riuscito ad avere dati ulteriori, ma non è questa la notizia, a mio parere. La notizia è che alle forze dell’ordine “è stato subito notificato un foglio di via obbligatorio emesso dal Questore di Prato il 3 giugno 2016 con divieto di far ritorno nel comune di Carmignano, per tre anni. Analogo provvedimento per lui che gli sarà notificato all’atto della sua scarcerazione. In teoria, quindi, anche quando sarà nuovamente libero, non potrà tornare a Carmignano”.

Rimanga in Calabria, dunque, il re della truffa. In carcere o libero, poco importa. L’importante è che non può tornare a Carmignano. E vissero tutti felici e contenti. Buon Ferragosto.