RiScattaReggio: non ci si può improvvisare, in nessuna arte

da Alessandro Mallamaci —

LETTERA APERTA AL SINDACO DI REGGIO CALABRIA

Caro Sindaco,
premetto che sono felice ogni volta in cui vengono organizzate attività di tipo culturale nella nostra città. Tuttavia il termine “cultura” si presta a diverse interpretazioni e negli anni è stato usato in numerose occasioni dalla classe politica, spesso in maniera impropria. La vittoria di un Sindaco giovane e con idee democratiche come Lei, mi aveva fatto sperare in un cambiamento di rotta e, proprio per questo motivo, sento la necessità di scriverle.
I problemi che ho riscontrato, in relazione all’organizzazione del concorso fotografico “RiScattaReggio” sono diversi. Partiamo proprio dalla questione culturale: da diversi anni ormai i più importanti concorsi fotografici nazionali non premiano singole immagini, bensì progetti, storie, sequenze, portfolio. Si tratta di una tendenza consolidata: i fotografi si esprimono raccontando delle storie, non sono più concentrati sulla produzione di singoli fotogrammi che rappresentino istanti decisivi di bressoniana memoria. Quel tipo di approccio è decisamente superato.

macchina fotograficaMi perdoni se le dico che le tre categorie di concorso (“cambiamenti”, “emozioni”, “ricordi”) non sembrano il frutto di una ricerca attenta e curata: non possiamo non ammettere che questi temi ricordino quelli che ci venivano assegnati durante la scuola dell’obbligo. La tendenza della fotografia a livello mondiale va in tutt’altra direzione e se si organizza un concorso fotografico, bisogna averne coscienza.
Credo dunque che un concorso del genere sia poco utile sul piano del confronto culturale, ma veniamo alle questioni tecniche: “RiScattaReggio” non ha le caratteristiche di un concorso fotografico rispettoso degli autori. Faccio riferimento ad un argomento discusso per decenni, che si riflette in un insieme di linee guida definite dall’associazione nazionale fotografi professionisti Tau Visual, consultabili sul sito web. Su questa pagina è possibile leggere, tra l’altro: “è a parer nostro decisamente inaccettabile il bando di concorso che preveda che chi partecipa al concorso ceda all’Ente organizzatore il diritto di sfruttamento di tutte le immagini inviate”. Per altro un bando con queste caratteristiche ricorda quelli organizzati fino a qualche decennio fa, che miravano alla creazione di un archivio completamente gratuito a disposizione dell’Ente organizzatore. Sono sicuro che le intenzioni dell’amministrazione comunale non fossero queste, però credo che occorra prendere le distanze da un certo modo di operare, proprio al fine di fugare qualsiasi dubbio. Mi permetta anche un breve passaggio in merito all’indicazione del nome dell’autore: il bando specifica che l’utilizzo delle foto avverrà esclusivamente previa “indicazione dell’autore”, ma mi preme ricordare che – come Lei certamente saprà – nel caso di foto creative, la menzione del nome dell’autore è obbligatoria, ai sensi degli articoli 20 e seguenti della legge 633/41 e successive modifiche.

Un altro aspetto che mi ha deluso, riguarda la composizione della giuria: mi sarei aspettato che la giuria di un concorso fotografico fosse composta da fotografi. In nessun caso avrei potuto immaginare che il Sindaco avrebbe scelto le immagini da premiare. Non si tratta di mancanza di stima nei suoi confronti, so bene che Lei è un uomo di cultura, tuttavia è auspicabile che il primo cittadino dia il buon esempio alla città in casi come questo: continuare a comportarsi in questo modo, vuol dire sdoganare l’idea che chiunque possa fare il fotografo senza studiare e, più in generale, che chiunque possa dedicarsi a qualunque arte senza una preparazione alle spalle. Credo fermamente che la realtà sia opposta, che sia necessario non smettere mai di studiare, che serva essere dei professionisti preparati o comunque delle persone con una formazione specifica in ciascun ambito al quale ci si dedica. Caro Sindaco, non ci si può improvvisare, non posso accettarlo più.
Forse l’obiettivo del concorso è il coinvolgimento di una fetta ampia della popolazione, però anche in questo caso c’è qualcosa che mi lascia perplesso, dato che il concorso è stato organizzato dall’amministrazione di una delle quattordici città metropolitane della nazione, non dalla Pro Loco di un piccolo paese italiano. L’ultimo aspetto che sento la necessità di sottolineare è forse l’origine di tutti i punti discussi in precedenza: se desidera veramente che un rinnovamento ci sia, in qualunque ambito, serve preparazione, occorre affidarsi a chi dedica la propria vita a quel settore specifico, a dei tecnici quindi, e aggiungerei ben selezionati.

Io sogno che le cose possano cambiare, che gli operatori culturali e i politici comincino a confrontarsi con ciò che accade fuori dalla nostra città, che si cerchi davvero la qualità, che i politici non si preoccupino della soddisfazione del loro elettorato ma piuttosto della crescita del livello culturale dei cittadini, anche a costo di fare scelte impopolari. Sogno una città in cui si inizino davvero a riconoscere e valorizzare le differenze, in cui da un lato tutti i cittadini trovino i propri interlocutori tra i rappresentanti istituzionali, ma dall’altro gli spazi culturali più importanti della città siano riservati solo a chi ha un curriculum di rilievo. Sogno una città… e sono sicuro che la sogna anche Lei e che si sta impegnando per trasformare il nostro sogno in realtà.