Valerio Aulicino, l’attore reggino che da bambino giocava a nascondino dietro le quinte

di Teresa Libri —

Due anni fa lo intervistai per entrare con lui nel mondo del teatro. Era attore, ma allievo. Oggi Valerio Aulicino è un attore diplomato. Nipote e figlio d’arte, seppur per discipline diverse, ha assorbito quel non so che di familiarità con il palcoscenico. Il nonno Antonio attore da sempre di teatro popolare, lo zio Luca musicista affermato e la madre Daniela truccatrice di scena – se fossimo negli States sarebbero gli Scorziello. Diciamocelo chiaro: non è da tutti giocare a nascondino tra “le quinte”.

Valerio AulicinoIl ruggito del giovane leone calabrese si fa sentire sempre più forte ed intenso. Nato proprio a Reggio Calabria nell’agosto del 1988, negli ultimi due anni di formazione all’Accademia Nazionale del Dramma Antico di Siracusa Valerio è riuscito a perfezionarsi, crescere e maturare il suo talento raggiungendo traguardi soddisfacenti. Tra questi l’esperienza delle tragedie al Teatro Greco di Siracusa, dove ha potuto misurarsi con attori d’esperienza e con registi di una certa importanza del teatro italiano. Durante l’ultimo anno accademico Valerio si è esibito in due bellissimi lavori di spessore teatrale prodotti dalla fondazione INDA di Siracusa.
Il primo, per la regia di Paolo Magelli, “Elettra” di Euripide nel ruolo del vecchio, ruolo affidatogli dallo stesso Magelli, riscontrando assieme ai suoi colleghi di corso apprezzamenti e successo di pubblico, tant’è che lo stesso spettacolo è stato riproposto al teatro di pietra di Segesta in occasione del “Calatafimi Segesta Festival Dionisiache 2016”, spettacolo portato dalla “Compagnia Caso 19 Teatro”, compagnia formata dallo stesso Valerio e dai colleghi del corso di studio, che ancora oggi proseguono con determinazione il loro lavoro con la messa in scena di spettacoli costruiti durante l’anno accademico.
Il secondo spettacolo, anch’esso di successo come pubblico, “Cosi è se vi pare” di Luigi Pirandello per la regia di Flavia Giovannelli, spettacolo costruito ad arte basato sopratutto come lavoro corale, allestito anche al Teatro Comunale di Siracusa.

Anche quest’anno ha collaborato alla messa in scena degli spettacoli classici al teatro greco di Siracusa, “Alcesti” per la regia di Cesare Lievi, e “Fedra” per la regia di Carlo Cerciello. Deciso, determinato con la passione che lo caratterizza è pronto a mettersi in gioco, desideroso di proporsi in altre esperienze teatrali, ma anche nel cinema e nella televisione.

“Recito per scoprire i misteri dello Stretto”

VALERIO Premiato dal Presidente GrassoMolte cose si sono professionalmente avvicendate in questi due anni che ci separano dalla prima intervista. Tracciami un breve excursus emotivo.

Gli ultimi due anni hanno segnato il mio percorso di formazione come attore. Crescendo ho maturato doti e tecniche interpretative utili per arrivare ad uno stato emotivo tale da trasmettere emozioni e stati d’animo. Ho avuto modo di lavorare, di capire di più le idee soggettive dei vari registi quali Mauro Avogadro, Federico Tiezzi, Cesare Lievi, Carlo Cerciello, impegnati nel ciclo delle rappresentazioni classiche quest’anno al teatro greco di Siracusa. Anche attori affermati hanno contribuito a trasmetterci la loro arte, confrontandoci l’un l’altro, lavorando come colleghi in modo compatto in un gruppo unito.

Pensieri alimentati dal vento e dal meraviglioso profumo del mare dello Stretto che tu attraversi frequentemente. Sono tanti gli autori sia classici che contemporanei che vi si sono ispirati per le loro opere. Cosa, a tuo avviso, ancora non è stato scritto, filmato o rappresentato per “celebrare” lo Stretto?

Ho sempre pensato che nelle acque dello Stretto si nascondino dei misteri ancora inesplorati. Lo Stretto ha qualcosa di magico, lo ammiro sempre quando lo attraverso tra Messina e Reggio, i colori e le forme cambiano con il rumore del vento, sembra uno spettacolo dal vivo, dove gli attori sono la gente comune. Ognuno di loro esprime un’emozione e il regista è il mare, così profondo e articolato nel descrivere il suo splendore. In questo modo celebrerei lo Stretto!

L’umanità intera è colpita da gravi tragedie dovute anche dalla cattiveria umana. C’è, secondo te, un’opera che può raffigurare il mondo contemporaneo nella sua molteplicità e complessità?

Un’opera che ricordo in modo particolare, che raffigura la cattiveria e la tragedia nella sua molteplicità è Sciuscià, considerato uno dei capolavori del neorealismo, film girato dal grande Vittorio De Sica, con un tema legato allo sfruttamento dei bambini e alla difficile vita che si sono costretti a portare avanti e sopravvivere al complicato dopoguerra.

Un ruolo che ti piacerebbe interpretare a teatro ed anche al cinema.

Il cattivo! Mi diverte parecchio, interpretare una cosa che non mi appartiene mi fa provare più emozioni

Quando hai deciso che nella vita volevi fare l’attore la tua famiglia come l’ha presa questa decisione?

Sicuramente le persone che mi hanno appoggiato nelle mie scelte artistiche e formative sono in primis mia madre, la quale ha creduto in me appoggiandomi sempre in tutte le decisioni della mia vita. Poi, il marito di mia madre il quale, da quando è entrato nella mia vita, scoprendo il mio talento mi ha sempre sostenuto dandomi carica e voglia di mettermi in gioco e di crescere in questo mestiere.