Una Calabria a misura di donna? Bisognerebbe uscire dai proclami

da Patrizia Liconti* —

Questa mia riflessione, che trae origine dalla tragica vicenda di Melito Porto Salvo, comune facente parte della Città Metropolitana di Reggio Calabria, ha come oggetto l’attuale azione politica messa in atto dalle istituzioni democraticamente elette nella Regione Calabria e nella città di Reggio Calabria.

pari-opportunityIl Presidente della Giunta Regionale di centrosinistra Oliverio sia in campagna elettorale che nei primi tempi del suo insediamento proclamava così come pubblicato dal “Corriere della Calabria in occasione dell’8 marzo 2015 «La Giornata internazionale delle donne è l’occasione per ribadire le esigenze di un mondo, quello femminile, a cui per troppo tempo sono stati negati i giusti diritti di rappresentanza in tutti gli ambiti della società»… «Dal lavoro alla politica …. la necessità di un intervento a favore della parità di genere si è ormai reso improcrastinabile. In tal senso, fin da subito, il consiglio regionale ha operato affinché questo gap in Calabria andasse colmandosi. Già nel primo consiglio regionale abbiamo approvato, infatti, la modifica dello Statuto che impone una quota minima del 30% di presenza di genere nella composizione della giunta. Inoltre, entro il 2015, approveremo la nuova legge elettorale regionale in cui sarà prevista proprio la preferenza di genere. Promuoveremo poi la creazione di una rete che metta in comune le buone pratiche e le esperienze delle donne calabresi che in ambito lavorativo e sociale hanno costruito un percorso virtuoso che possa essere da stimolo ad altri esperimenti occupazionali».”

Proclami… soltanto proclami tanto che la nuova legge elettorale con la doppia preferenza di genere GIACE. Così come GIACE (?) la Commissione Regionale Pari Opportunità: malgrado la sua istituzione sia prevista dalla L.R.n. 4/87, il cui testo è stato integrato e modificato con le LL.RR. n.14/2000 – n.13/2003 e n.9/2007, l’attuale Presidente del Consiglio Regionale, Nicola Irto, continua a giocare con le nomine, ha consentito che la Regione Calabria ad oggi soffra  già un anno di assenza di questo importante organo che, come recita l’art.1 del Regolamento, ha “l’obiettivo di promuovere l’effettiva uguaglianza rimuovendo le discriminazioni ed ogni ostacolo di fatto limitativo della parità, in conformità all’articolo 3 della Costituzione Italiana”.

Nello stesso cimitero GIACE (?) anche la Commissione Pari Opportunità della città di Reggio Calabria, che durante le amministrazioni Scopelliti ha trovato ragione di esistere e di essere considerata alla stessa stregua delle altre commissioni.

Mi risulta, ancora, strano il silenzio su questi argomenti della Consigliera di Parità Regionale, la cui azione così puntuale in passato ha sollecitato varie amministrazione comunali ad adeguarsi a quanto dettato dalla c.d. Legge Del Rio n.56/2014.

Un ultimo appunto ai vari organi di stampa e social: ho partecipato con una fiaccola in mano alla marcia silenziosa e posso assicurare che non eravamo 100 come affermato dal Corriere della Sera e nemmeno 400 – 500 o giù di lì. Tantissime persone, tra le quali molti sindaci, rappresentanti di associazioni più importanti come Libera e meno importanti come la mia, quella sera hanno sentito il dovere di far sentire nel silenzio la loro vicinanza a quella bambina ed alla sua famiglia: nel silenzio sì perché non credo che tutto il clamore mediatico messo in campo in questi giorni dai  mass media possa giovare a chicchessia. Contro la violenza di genere occorre rieducare: pertanto, servono i fatti, soltanto i fatti, basta con le chiacchere, si chiacchere perché in questi giorni sono state fatte soltanto chiacchere.

La regione Calabria e il comune di Reggio si convincano al più presto che le COMMISSIONE DI PARI OPPORTUNITA’ creano luoghi di confronto e di stimolo, affinché i fatti vengano concretizzatI!!!

*Centro Artemide Calabria